Odori e puzza fuori dalla finestra: come difendersi?
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27 Ott 2016
 
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Odori e puzza fuori dalla finestra: come difendersi?

Scatta il reato di disturbo alle persone se gli odori si sentono anche a finestre chiuse e superano la normale tollerabilità.

 

Ristoranti, pizzerie e altri esercizi di ristorazione: una cosa è trovarsi davanti al piatto bell’e preparato da mangiare, un’altra doversi sorbire tutto ciò che c’è dietro: la cucina, le cotture, gli avanzi di cibo, le stoviglie sporche lasciate sui ripiani del lavandino, le buste della spazzatura. Così, può scattare il reato di disturbo delle persone tutte le volte in cui gli odori provenienti dal locale sotto casa si sentono anche a finestre chiuse e sono tali da diventare intollerabili. A dirlo è la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Per il caso di odori e puzze, già il codice civile predispone la prima tutela. Essa consiste in una richiesta di risarcimento del danno che scatta tutte le volte in cui le immissioni superano – così recita la norma – la «normale tollerabilità». Si tratta di un criterio generico, è vero, ma che consente al giudice di valutare caso per caso, anche tenendo conto delle esigenze della produzione: non si può certo impedire a una pizzeria di aspirare completamente gli odori, né a una pompa di benzina di neutralizzare le esalazioni dei carburanti. Ma quantomeno di contenerli. Così, quando si supera questa soglia, è consentito ottenere già un risarcimento del danno, con la condanna del colpevole a fare in modo che, in futuro, non si verifichino le medesime molestie.

Quantificare il danno non è cosa facile, specie perché, se è vero che l’olezzo c’è e dà fastidio, è anche impossibile quantificare, da un punto di vista economico, l’elemento del disturbo. Così – secondo la giurisprudenza – in tali casi si può ottenere un risarcimento automatico, in via presuntiva, fermo restando che il giudice deve quantificare l’entità dell’indennizzo sulla base del singolo caso e di quanto a questi appaia giusto (cosiddetto risarcimento in via equitativa).

 

Ma non c’è solo l’illecito civile. Per puzze e odori che superano la normale tollerabilità può scattare anche il reato di disturbo delle persone. E, in tal caso, la vittima ha tre mesi per presentare la querela. Fermo restando, anche in questa ipotesi, l’obbligo di risarcire le famiglie che vivono negli appartamenti vicini.

Il reato scatta quando a venire molestate sono più persone e sempre che gli odori vengano avvertiti «anche a finestre chiuse» e ad essi sia difficile sottrarsi.

Insomma, ci deve essere una situazione insostenibile, e di ciò devono essere pronti a fornire eventualmente testimonianza i vicini. Fermo restando che il giudice potrebbe nominare un perito che accerti l’intollerabilità degli odori.

 

Sempre opportuno interessare qualche funzionario dell’Azienda sanitaria locale e, magari, un tecnico dell’Agenzia regionale per l’ambiente.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 31 maggio – 26 ottobre 2016, n. 45255
Presidente Rosi – Relatore Andronio

Ritenuto in fatto

1. – Con sentenza del 22 ottobre 2015 il Tribunale di Vicenza ha condannato l’imputata alla pena dell’ammenda, oltre che al risarcimento del danno alla parte civile, da liquidarsi in separato giudizio, con liquidazione di provvisionale provvisoriamente esecutiva, in relazione al reato di cui all’art. 674 cod. pen., a lei contestato per avere cagionato, quale titolare di una pizzeria, molestia e disturbo agli inquilini residenti negli appartamenti posti al di sopra del locale, a causa degli odori derivanti dalla cottura.
2. – Avverso la sentenza l’imputata ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, deducendo, in primo luogo, l’erronea applicazione della disposizione incriminatrice, nonché la contraddittorietà e la manifesta illogicità della motivazione. Si rammenta, in particolare, che si tratterebbe di una delle tante cause proposte dei vicini nei confronti della pizzeria, la quale si era trasferita altrove anche per atti di sabotaggio che aveva subito in ore notturne. Non si sarebbe considerato che, in presenza di molestie di tipo di tipo olfattivo, la valutazione della normale tollerabilità è rimessa al giudice,

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[1] Cass. sent. 45255/16 del 26.10.2016.

 


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