Lavoratore part time, tassa sul licenziamento piena
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27 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Lavoratore part time, tassa sul licenziamento piena

Il ticket sul licenziamento è dovuto in misura intera anche se il lavoratore ha un contratto part time.

 

La tassa sul licenziamento va pagata in misura piena, sino a un ammontare di quasi 1.500 euro, anche se il lavoratore ha un orario ridottissimo. Per il pagamento del ticket, difatti, come ha recentemente chiarito l’Inps, non ci si deve basare sulla riduzione dell’orario lavorativo, ma soltanto sulla durata del rapporto di lavoro. In particolare, l’importo dovuto è pari a 489,95 euro per ogni anno lavorato, sino a un massimo di 3 anni.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza sul funzionamento di questa tassa.

 

 

Tassa sul licenziamento: che cos’è

Il ticket sul licenziamento è una tassa che il datore di lavoro deve pagare all’Inps se licenzia un lavoratore dipendente a tempo indeterminato:  la tassa è però dovuta, oltreché nei casi di licenziamento, anche in alcune ipotesi di dimissioni del lavoratore, come quelle per giusta causa. Il ticket, difatti, serve per finanziare la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti, pertanto va versato, assieme ai contributi Inps, ogni qualvolta il lavoratore abbia diritto all’indennità.

 

 

Tassa sul licenziamento: quando si paga

Il contributo sul licenziamento, in particolare, deve essere versato nelle seguenti ipotesi:

  • licenziamento per giusta causa;
  • licenziamento per giustificato motivo soggettivo (licenziamento disciplinare);
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo (licenziamento economico);
  • licenziamento del lavoratore a chiamata, solo per i periodi lavorati che concorrono all’anzianità aziendale;
  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni durante il periodo di maternità;
  • mancata conferma dell’apprendista alla fine del periodo formativo;
  • risoluzione consensuale conseguente a una procedura di conciliazione obbligatoria;
  • fine lavori per i dipendenti del settore edile;
  • cambio di appalto, con assunzione del dipendente da parte del nuovo soggetto appaltatore.

 

 

Tassa sul licenziamento: quando non è dovuta

La tassa non deve essere versata nei seguenti casi:

  • dimissioni (non per giusta causa o durante il periodo di maternità): nelle ipotesi di dimissioni ordinarie, infatti, il lavoratore non percepisce la Naspi, poiché non si tratta di perdita involontaria dell’occupazione;
  • scadenza del contratto a termine: per finanziare la Naspi, se il contratto è a tempo determinato, il datore paga, al posto del ticket, un contributo addizionale pari all’1,40% della retribuzione imponibile;
  • risoluzione consensuale al di fuori della procedura di conciliazione obbligatoria introdotta dal Jobs Act;
  • licenziamento del lavoratore domestico(colf e badanti);
  • licenziamento di lavoratori assicurati presso la gestione Inpgi (giornalisti);
  • licenziamento di operai agricoli;
  • licenziamento di lavoratori extracomunitari stagionali;
  • decesso del lavoratore;
  • licenziamento collettivo (esente da ticket solo fino al 31 dicembre 2016).

 

 

Tassa sul licenziamento: come si calcola

La tassa sul licenziamento  ammonta a 489,95 euro annui, per gli anni 2015 e 2016, dovuti per ogni anno lavorato, sino ad un tetto massimo di 3 anni: in pratica, se il dipendente ha lavorato 3 anni, 4 anni, 10 o 20 anni, nulla cambia ai fini del ticket, che dovrà essere pagato nella misura massima corrispondente a 3 anni di lavoro.

L’importo del ticket era pari a 483,80 euro, per il 2013 e  489,12 euro, per il 2014.

Se in un anno sono lavorati meno di 12 mesi, l’importo annuale deve essere suddiviso per 12 e moltiplicato per il numero di mesi lavorati: il ticket (per il 2015 e il 2016), dunque, ammonta a 40,83 euro per ogni mese di lavoro.

Un mese si considera interamente lavorato se la durata del contratto, in quella mensilità, è pari ad almeno 15 giorni, diversamente si considera non lavorato. Dunque, a contare non sono le ore effettive di svolgimento dell’attività lavorativa: l’Inps, a questo proposito, ha specificato che il ticket è dovuto in misura piena anche se il dipendente lavora per una sola ora settimanale.

 

 

Tassa sul licenziamento: come si paga e si dichiara

La tassa deve essere pagata, tramite modello F24, assieme ai contributi obbligatori del mese: in pratica, il ticket va sommato, nell’F24, ai contributi mensili e indicato, assieme alla contribuzione, con la causale DM10.

Il pagamento va effettuato entro il 16 del 2° mese successivo al licenziamento: ad esempio, se un dipendente viene licenziato il 20 ottobre, il datore deve pagare il ticket entro il 16 dicembre.

Il ticket deve poi essere esposto nella denuncia contributiva (Uniemens) corrispondente a quella relativa al mese successivo alla cessazione del rapporto di lavoro.

Nel modello Uniemens, il contributo dovrà essere esposto in questo modo:

  • <DatiRetributivi>
  • <CausaleADebito>
  • <CausaleADebito>
  • <M400>
  • <ImportoADebitoXXX> (qui dovrà essere indicato l’importo calcolato).

Le sanzioni per il mancato versamento sono pari al 5,75% in ragione d’anno; sono dovuti gli interessi nella misura dello 0,25%, maggiorato di 5,5 punti.


 


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