Posso avere un pollaio senza il permesso dell’Asl?
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29 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Posso avere un pollaio senza il permesso dell’Asl?

Un privato cittadino può tenere galline o galli entro un certo numero senza dare comunicazione. Ma attenzione alle distanze dal vicino, all’igiene e ai rumori.

 

Avere uova fresche e carne di pollo o di anatra di fiducia è tutta un’altra cosa (per chi non è vegano o vegetariano, si capisce). E ci sono ancora decine di migliaia di italiani che, per non spendere dei soldi in macelleria o dal contadino, ricorrono al fai-da-te, cioè allevano qualche gallina o qualche altro animale da cortile per uso proprio (o per compensare il favore di un amico o di un vicino).

Ma posso avere un pollaio senza il permesso dell’Asl? Che cosa devo fare per avere le mie galline e i miei due tacchini senza prendere una sanzione?

Bisogna distinguere tra quale tipo di pollaio si vuole avere, se solo per galline ovaiole (autoproduzione di uova e, tutt’al più, qualche gallina per il brodo di Natale) oppure se si vuole avere qualche altro animale per riuscire a portare sempre a tavola della carne di fiducia. E poi è molto importante stabilire se ciò che si alleva all’interno del pollaio è davvero solo per autoconsumo o se si vuole mettere in vendita qualche animale per arrotondare lo stipendio.

Mentre un’azienda agricola o un agriturismo di piccole dimensioni può avere un allevamento di una ventina di galline ovaiole più uno o due galli, l’Asl concede ad un cittadino privato che vuole il suo pollaio di allevare fino ad un massimo di 10 galline senza l’obbligo di ottenere alcun permesso. Purché gli animali servano per l’autoconsumo di carne o di uova. E’ cosa buona e giusta, comunque, consultare sempre il regolamento comunale e sentire anche l’Asl per sapere che cosa si prevede in merito nella propria zona di residenza e non rischiare qualche brutta sorpresa.

Ci sono, però, dei vincoli da rispettare. Naturalmente quando si parla di pollaio in città si presume che non si pensi a tenere le galline in condominio, ma che si disponga di uno spazio congruo all’allevamento di pollame (una villetta in periferia, una casa con terreno adiacente in un paesino di provincia). Ecco, lo spazio a disposizione è fondamentale, perché bisogna rispettare una distanza dal confine del vicino di almeno 10 metri. Insomma, il fatto che le galline piacciano a noi non vuol dire che devono stare simpatiche anche agli altri.

E non si tratta soltanto di una questione di invasione di proprietà, ma anche di igiene e di eventuali cattivi odori. E’ obbligatorio, a questo proposito, mantenere la massima igiene nel pollaio. Se così non fosse, il vicino avrebbe tutti i diritti di farlo rimuovere rivolgendosi all’Asl o al Comune.

In più, se non ci si accontenta di avere qualche gallina per avere le uova fresche o il brodo di Natale e si vuole allevare anche anatidi (cioè oche o anatre) bisogna sapere che questi animali sono soggetti a dei controlli sanitari mirati alla prevenzione dell’influenza aviaria.

Chi allestisce un pollaio per il proprio consumo di carne può macellare a casa sua, ma chi volesse arrotondare vendendo la carne dei suoi animali sappia che la macellazione può avvenire soltanto in impianti autorizzati.

 

 

Il pollaio in città: se il problema è il rumore

Se per molte persone i rumori della natura, compreso quelle di galline, galli e tacchini, sono affascinanti, per altre possono risultare piuttosto fastidiosi, per non dire a volte insopportabili. Si può insegnare ad un cane a non abbaiare, ma vai a dire ad un gallo di non cantare la mattina all’alba, magari mentre il vicino va a letto dopo aver fatto il turno di notte. Per non parlare del coro delle galline che, piuttosto stonate, cantano ogni giorno a squarciacollo quando fanno le uova. Come evitare di dare fastidio al vicino con gli animali di un pollaio?

Chiunque contesti un inquinamento acustico [1] deve dimostrare che non si tratta di un fenomeno soggettivo ma oggettivo. Cioè, che il troppo rumore non sia una percezione di un vicino troppo suscettibile ma che esista davvero e possa creare qualche danno [2]. Insomma, non si tratta di tolleranza ma di tollerabilità. E, secondo il codice civile, viene considerato tollerabile un rumore che faccia registrare una differenza massima di 3 decibel tra il rumore di fondo normalmente registrabile e quello con l’aggiunta della presunta fonte di inquinamento acustico. In altre parole: se la differenza tra il rumore che sento dalla mia finestra tra le 6 e le 22 con e senza il pollaio non supera i 3 decibel, non si può parlare di inquinamento acustico. Altro discorso è il rumore notturno. Ma si sa: le galline vanno a dormire presto e si svegliano con il sole. O quando canta il gallo, mai prima dell’alba.

Se, tuttavia, il vicino continua a lamentarsi, è possibile rivolgersi all’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, (sempre che non l’abbia già fatto il vicino) che è l’organo deputato a fare questo tipo di perizie. Se i rilevamenti dimostrano che gli animali non solo il problema, la questione finisce lì. Se, invece, si dimostra che il gallo ha i polmoni e la voce di Placido Domingo o che tacchini e faraone danno troppo fastidio, specialmente di notte, bisogna agire di conseguenza cercando di stirpare il problema alla radice: o si elimina ogni fonte di luce esterna al ricovero degli animali per evitare che cantino, o si mettono pannelli fonoassorbenti o…buon appetito.


[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Legge 477/95 sull’inquinamento acustico.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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Commenti
30 Ott 2016 gianni aresu

distanza dal confine del vicino in periferia di paese, del pascolo di due cavalli