Separazione in Comune anche con assegno di mantenimento
Editoriali
27 Ott 2016
 
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Separazione in Comune anche con assegno di mantenimento

Cambia l’interpretazione dei giudici: ora ci si può separare davanti al sindaco o all’ufficiale di Stato civile del Comune anche se i coniugi hanno previsto il pagamento di un assegno di mantenimento.

 

Ora ci si può separare in Comune, davanti al sindaco o all’ufficiale di Stato civile, anche se, nell’accordo della separazione, è previsto il pagamento di un assegno di mantenimento mensile. È questa la novità contenuta in una sentenza appena pubblicata dal Consiglio di Stato [1].

 

La vicenda ha antiche origini. La legge impedisce la separazione in Comune se marito e moglie hanno previsto, tra i loro accordi, «patti di trasferimento patrimoniale» concetto, quest’ultimo che, sin dall’inizio, ha procurato non pochi problemi interpretativi. Di certo, in esso rientrano, ad esempio, i trasferimenti di immobili (ad esempio il passaggio di proprietà di una casa) o di auto. Ma stesso discorso vale per i mobili e l’arredo.

 

Secondo un parere del ministero dell’Interno [2], nel concetto di «patti di trasferimento» non deve rientrare il versamento del mantenimento: i coniugi, quindi, che prevedono il pagamento dell’assegno in favore dell’ex più debole economicamente possono ugualmente recarsi in Comune per dirsi addio.

 

Successivamente, il Tar Lazio, con una sentenza di quest’anno, ha sconfessato il parere ministeriale, sostenendo che qualsiasi tipo di spostamento monetario tra gli ex coniugi – quindi anche l’assegno di mantenimento – impedisce la procedura semplificata davanti al sindaco.

 

Oggi l’ultimo capitolo della vicenda: il Consiglio di Stato, in seconda istanza, ha annullato la sentenza di primo grado del Tar Lazio, riportando la questione per come l’aveva inizialmente interpretata il ministero. Risultato: se marito e moglie si accordano per il pagamento di un assegno mensile di mantenimento possono ugualmente separarsi in Comune.

 

Infatti, per il Consiglio di Stato l’espressione «patti di trasferimento patrimoniale» – per quanto perfezionabile sul piano tecnico – si riferisce, letteralmente, agli accordi di trasferimento della proprietà (o di altri diritti). Vi rientra il cosiddetto assegno una tantum, ossia il caso in cui, al posto del mantenimento periodico, i coniugi si accordino per un solo assegno, versato in un’unica soluzione, di importo ovviamente superiore, senza dar vita ai singoli pagamenti mensili. Se l’accordo, dunque, prevede l’assegno una tantum è impossibile separarsi in Comune.

 

 

Come ci si separa in Comune

Per tale aspetto rinviamo agli approfondimenti:


La sentenza

Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 13 – 26 ottobre 2016, n. 4478
Presidente Maruotti – Estensore Noccelli

1. Il d.l. n. 132 del 12 settembre 2014 (recante «Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile»), convertito, con modificazioni, nella l. n. 162 del 10 novembre 2014, ha introdotto, nell’art. 12, una nuova procedura di separazione personale tra i coniugi e di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio avanti al sindaco, quale ufficiale dello stato civile ai sensi dell’art. 1 del d.P.R. n. 396 del 2000.
1.1. Secondo la disciplina della «separazione consensuale, richiesta congiunta di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e modifica delle condizioni di separazione o di divorzio innanzi all’ufficiale dello stato civile» contenuta nell’art. 12, comma 3, del d.l. n. 132/2014, per quanto rileva ai fini del presente giudizio, l’ufficiale dello stato civile riceve da ciascuna delle parti personalmente, con l’assistenza facoltativa di un avvocato, la dichiarazione che esse vogliono separarsi ovvero vogliono far cessare gli effetti civili del matrimonio od ottenerne lo scioglimento secondo condizioni tra di esse concordate.
1.2. La innovativa disciplina del d.l. n.

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[1] Cons. St. sent. n. 4478/16 del 26.10.2016.

[2] Min. Interno parere n. 6/15.

[3] Tar Lazio sent. n. 7813/2016.

 


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