Mediazione tributaria: come si chiude
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28 Ott 2016
 
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Mediazione tributaria: come si chiude

Il perfezionamento della mediazione si verifica con il pagamento: gli effetti del versamento dell’imposta o della prima rata.

 

La procedura di mediazione si perfeziona con il versamento dell’intero importo dovuto, ovvero della prima rata in caso di pagamento rateale, effettuato entro venti giorni dalla conclusione dell’accordo di mediazione.

Il novellato art.17bis, infatti, rispetto alla previgente formulazione, che conteneva esclusivamente un rinvio all’art. 48, d.lgs. 546/92 disciplinante la conciliazione giudiziale, prevede espressamente, al comma 6, che «Nelle controversie aventi ad oggetto un atto impositivo o di riscossione, la mediazione si perfeziona con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo tra le parti, delle somme dovute ovvero della prima rata. Per il versamento delle somme dovute si applicano le disposizioni, anche sanzionatorie, previste per l’accertamento con adesione dall’articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218. Nelle controversie aventi per oggetto la restituzione di somme la mediazione si perfeziona con la sottoscrizione di un accordo nel quale sono indicate le somme dovute con i termini e le modalità di pagamento. L’accordo costituisce titolo per il pagamento delle somme dovute al contribuente».

In particolare, l’accordo di mediazione costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute mediante versamento diretto ovvero — in caso di omesso versamento alle scadenze — per l’iscrizione a ruolo, in applicazione del comma  3  dell’art.  48  del  d.lgs. 546/1992.

 

Il pagamento va effettuato, anche tramite compensazione, ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, mediante modello F24, utilizzando appositi codici  tributo, istituiti con distinta risoluzione. Il pagamento delle somme dovute può essere effettuato anche mediante scomputo di quanto eventualmente già versato dal contribuente in esecuzione dell’atto impugnato.

 

Nell’atto di mediazione, dalle somme dovute vanno scomputate quelle eventualmente già pagate in esecuzione dell’atto  impugnato.

 

Per controversie aventi ad oggetto la restituzione di somme, l’accordo di mediazione costituisce titolo per il pagamento delle somme dovute al contribuente, nel senso che, quest’ultimo, se non dovesse ricevere il pagamento concordato, potrà esperire l’azione monitoria dinanzi al giudice ordinario [1].

 

 

Le modalità di versamento delle somme dovute

Con la novella legislativa del 2015, in riferimento alle modalità di versamento delle somme dovute a seguito di accordo di mediazione, è stato modificato il comma 6 dell’art. 17bis, che prevede come «si applicano le disposizioni, anche sanzionatorie, previste per l’accertamento con adesione dall’art. 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218».

 

Di fatto, trattandosi di potenziali controversie di valore non superiore a ventimila euro, non sono  ammesse  più  di  otto  rate.  Si  precisa  che  l’importo rilevante ai fini della rateizzazione è quello riferito a ciascun atto oggetto di mediazione e non quello (anche superiore a 50.000 euro) complessivamente dovuto in base a un accordo che abbia ad oggetto una pluralità di atti, ciascuno di valore non superiore a 20.000 euro, eventualmente impugnati con un unico  reclamo.

 

In caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva come confermato anche dalla citata Circolare n. 38/E, si applica la disciplina prevista dall’art. 15ter, comma 2, del d.P.R. n. 602/1973, ai sensi del quale si decade dal beneficio della rateazione.

Conseguentemente a tale decadenza, sono iscritti a ruolo i residui importi dovuti a titolo di imposta, interessi e sanzioni, ed è irrogata la sanzione prevista dall’art. 13 del d.lgs. 471/1997 «aumentata della metà e applicata sul residuo importo dovuto a titolo di imposta».

Anche in caso di avviso di accertamento c.d. «esecutivo», adottato ai sensi dell’art. 29 del d.l. 78/2010, le rate successive alla prima, dovute e non versate, sono riscosse mediante iscrizione a ruolo.

 

Come ritenuto dall’Agenzia delle Entrate nella citata circolare del 2012 «Qualora le somme versate siano lievemente inferiori a quelle dovute per un errore del contribuente che, anche oltre il termine di legge, abbia successivamente sanato l’errore, l’Ufficio valuta l’opportunità di ritenere valido il pagamento, tenendo conto dell’intento deflativo dell’istituto e dei principi di economicità, nonché di conservazione dell’atto amministrativo.

 

Le stesse valutazioni possono essere effettuate nel caso di lieve ritardo nel versamento da parte del contribuente o di altre minime irregolarità».

 

 

Gli effetti del perfezionamento della mediazione

A seguito del perfezionamento della mediazione, la pretesa tributaria viene definitivamente rideterminata nella misura fissata dall’accordo di mediazione e il rapporto giuridico tributario, sottostante all’atto impugnato, si intende definito e non ulteriormente contestabile.

In altri termini, con il versamento di tutte le somme dovute, la pretesa tributaria risulta integralmente soddisfatta.

 

Nelle ipotesi di versamento rateale, l’atto originariamente impugnato per- de efficacia a seguito del pagamento della prima rata. A fronte del mancato pagamento di una delle rate successive, l’Ufficio procede alla riscossione delle somme dovute, sulla base del titolo esecutivo rappresentato dall’accordo di mediazione.

In considerazione della definitività del rapporto tributario, intervenuta per effetto del perfezionamento della mediazione, la cartella di pagamento, emessa in caso di mancato versamento di una delle rate successive alla prima, può essere impugnata solo per vizi propri.

 

 

Non impugnabilità della mediazione

A seguito del perfezionamento, la mediazione non è impugnabile in quanto viene meno l’interesse ad agire in giudizio: l’eventuale ricorso sarebbe inammissibile.

 

In assenza del versamento integrale delle somme dovute, ovvero della prima rata in caso di pagamento rateale, la mediazione non si perfeziona e l’atto originario, avverso il quale il contribuente ha proposto l’istanza, continua a produrre effetti. Conseguentemente, il contribuente può decidere  di:

 

– agire in giudizio, costituendosi in giudizio ai sensi dell’art. 22 del d.lgs. 546/1992;

 

– desistere dal contenzioso. In tal caso, decorso il termine di cui all’art. 22 del d.lgs. 546/1992, l’atto oggetto di istanza diviene definitivo e l’Ufficio procede alla conseguente  riscossione.

 

 

La notifica degli atti del procedimento di mediazione

È importante sottolineare che nella circolare n. 9/E/2012 l’Agenzia delle Entrate ha affermato che «Gli atti emessi in esito al procedimento amministrativo di mediazione, che — come si è detto — non sono impugnabili, possono essere portati a conoscenza del contribuente nella forma della notificazione prevista per gli atti tributari di cui all’art. 60 del d.P.R. n. 600 del 1973 oppure — come è preferibile — utilizzando la posta elettronica certificata (PEC), che ne assicura la conoscenza certa e in tempo reale.

Invero, la notifica tramite PEC degli atti amministrativi è prevista in via generale dal d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (c.d. Codice dell’Amministrazione digitale, di seguito CAD). Più precisamente, le notifiche relative anche al procedimento di mediazione possono es- sere effettuate tramite PEC in virtù del combinato disposto degli articoli 6 e 48 del CAD. La «trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata ai sensi del comma 1, equivale, salvo che la legge disponga diversamente, alla notificazione per mezzo della posta» (art. 48, comma 2, del CAD).

In base all’art. 6, comma 1, del CAD, «Per le comunicazioni di cui all’art. 48, comma 1, con i soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo ai sensi della vigente normativa tecnica, le pubbliche amministrazioni utilizzano la posta elettronica certificata. La dichiarazione dell’indirizzo vincola solo il dichiarante e rappresenta espressa accettazione dell’invio, tramite posta elettronica certificata, da parte delle pubbliche amministrazioni, degli atti e dei provvedimenti che lo riguardano».

Si ricorda che dal 6 luglio 2011 nel ricorso alla Commissione tributaria provinciale deve essere obbligatoriamente dichiarato l’indirizzo di PEC, ai sensi degli articoli 16, comma 1-bis, e 18, comma 2, lettera b) (53), del d.lgs. 546/1992. Qualora tale obbligo non sia osservato da parte del difensore è prevista la sanzione della maggiorazione del con- tributo unificato della metà.

In attesa dell’emanazione del regolamento previsto dall’art. 39, comma 8, lettera d), del d.l. 98/2011, gli atti del processo tributario, ivi compreso il ricorso e l’istanza di mediazione (che del ricorso assolve le funzioni), non possono essere ancora notificati tramite PEC. Tale divieto non riguarda, ad evidenza, la notifica da parte dell’Ufficio mediante PEC degli atti inerenti al procedimento di mediazione, che attengono ad una fase amministrativa antecedente al processo tributario.

Per esigenza di speditezza e celerità del procedimento amministrativo di mediazione, il provvedimento di accoglimento o il diniego dell’istanza potrà essere più sollecitamente portato a conoscenza del contribuente avvalendosi dei recapiti di posta elettronica ordinaria o fax indicati dall’istante».

 

processo-tributario

 

 


[1] Cfr. sentenza Cass. n. 21893 del 15 ottobre 2009.

 


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