Contratto di lavoro non comunicato al Centro Impiego: rischi
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4 Nov 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Contratto di lavoro non comunicato al Centro Impiego: rischi

Le aziende che omettono avvio o cessazione del rapporto di lavoro al Centro per l’impiego rischiano sanzioni pesanti. E anche il lavoratore è penalizzato.

 

Esiste anche nel mondo del lavoro quel filo sottile che separa l’ingenuità dalla cattiva volontà. Succede quando un’azienda “si dimentica” (se ingenua) o non comunica volutamente (se con cattiva volontà) l’inizio di un rapporto di lavoro con un dipendente. La mancata comunicazione di un contratto di lavoro, anche a tempo indeterminato, al Centro per l’impiego è sanzionabile perché potrebbe nascondere delle irregolarità. Potrebbe, cioè, mascherare una forma di lavoro nero. E’ plausibile, ma di solito improbabile, che un’azienda “si dimentichi” di rispettare gli obblighi di legge quando assume un lavoratore in regola. E’ altrettanto indiscutibile che gli effetti di questa presunta dimenticanza possono essere degli effetti devastanti sul lavoratore quando, chiedendo al Centro per l’impiego la propria scheda anagrafica, scopre di essere stato licenziato senza mai essere stato assunto. Che cosa può dire a chi gli ha prospettato una nuova assunzione? Che finora ha lavorato per un imprenditore, a dir poco, approssimativo? E che cosa sarebbe successo se ci fosse stata un’ispezione e si fosse scoperto che il suo contratto non era stato comunicato come legge comanda? Sarebbe risultato un lavoratore in nero, nonostante le buste paga e i contributi pagati?

 

 

Comunicazione obbligatoria del contratto al Centro per l’impiego

Vediamo, a questo punto, cos’è tenuto a fare il datore di lavoro quando assume un nuovo dipendente.

L’azienda è obbligata a comunicare per via telematica l’avvio di un rapporto di lavoro a:

  • i Centri per l’impiego di competenza rispetto alla sede di lavoro;
  • i Servizi regionali;
  • le singole Direzioni Provinciali del Lavoro, le Direzioni Regionali del Lavoro e il Ministero del Lavoro nel suo complesso;
  • gli Enti previdenziali e gli Uffici Territoriali di Governo.

Con il nuovo sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie – al quale aziende e lavoratori devono registrarsi– che sostituisce quello con cui si inoltravano separatamente a tutti gli interessati, oggi è possibile compilare e inviare un solo modello in formato elettronico che arriva, con un clic, a tutti i destinatari.

Il sistema, grazie alle informazioni che arrivano, può monitorare la formazione e la vita lavorativa dei cittadini.

Sono tenuti a presentare le comunicazioni obbligatorie:

  • i datori di lavoro privati, esclusi i datori di lavoro domestici e gli armatori;
  • le pubbliche amministrazioni;
  • gli enti pubblici economici;
  • le agenzie di somministrazione.

Oltre ai soggetti obbligati a presentare le comunicazioni sull’avvio o la cessazione dei rapporti di lavoro, ci sono i soggetti abilitati a farlo:

  • consulenti del lavoro;
  • avvocati e procuratori legali;
  • dottori commercialisti;
  • ragionieri;
  • periti commerciali;
  • associazioni di categoria;
  • associazioni di categoria dei datori di lavoro agricoli;
  • soggetti autorizzati all’attività di intermediazione;
  • promotori di tirocini consorzi e gruppi di imprese;
  • servizi competenti che inseriscono d’ufficio la comunicazione;
  • periti agrari e agrotecnici.

Gli obblighi riguardano tutti questi tipi di contratti:

  • rapporti di lavoro subordinato (compresi i rapporti di lavoro domestico, nautico ed aeronautico, il rapporto di lavoro sportivo, il rapporto di lavoro dei dirigenti e il rapporto alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni);
  • socio lavoratore di cooperativa, sia in caso di rapporto subordinato sia di collaborazione coordinata e continuativa;
  • collaborazioni coordinate e continuative nelle pubbliche amministrazioni;
  • contratto a progetto;
  • collaborazioni occasionali (mini co.co.co) [1];
  • prestazione sportiva svolta in forma di collaborazione coordinata continuativa;
  • associazione in partecipazione con apporto, anche non esclusivo, di lavoro (con esclusione dei lavoratori già iscritti ad albi professionali);
  • prestazioni rientranti nel settore dello spettacolo;
  • contratto di agenzia e di rappresentanza commerciale (esclusi gli agenti e i rappresentanti di commercio costituiti in società o che si avvalgono di una autonoma struttura imprenditoriale);
  • tirocini di formazione ed orientamento (in particolare i tirocini promossi a favore di soggetti inoccupati o disoccupati, svantaggiati o disabili per favorirne l’inserimento nel mercato del lavoro);
  • lavori socialmente utili;
  • borse lavoro;
  • borse post dottorato di ricerca.

 

Questi, invece, i dati che devono essere obbligatoriamente comunicati dai datori di lavoro al Centro per l’impiego e agli altri soggetti interessati.

Per il lavoro subordinato:

  • dati anagrafici del lavoratore;
  • dati relativi al datore di lavoro;
  • data di assunzione (data di effettivo inizio della prestazione lavorativa);
  • data di cessazione (se il rapporto di lavoro non è a tempo indeterminato);
  • tipologia contrattuale;
  • qualifica professionale;
  • trattamento economico e normativo (indicazione del Ccnl applicato oppure l’importo della retribuzione lorda giornaliera pattuita).

Per i contratti coordinati continuativi:

  • dati anagrafici del lavoratore;
  • dati relativi al datore di lavoro;
  • data di assunzione (data di effettivo inizio della prestazione lavorativa);
  • data di cessazione;
  • tipologia del rapporto di lavoro (agenzia, co.co.co, mini co.co.co, lavoro a progetto);
  • corrispettivo lordo pattuito;
  • qualifica/mansione.

Per i tirocini o simili (borse di lavoro, post dottorato, ecc.):

  • dati anagrafici del lavoratore;
  • dati relativi al datore di lavoro;
  • data di assunzione (data di effettivo inizio della prestazione lavorativa);
  • data di cessazione;
  • tipologia del rapporto di lavoro;
  • qualifica/mansione.

La comunicazione al Centro per l’impiego e agli altri soggetti interessati – che deve avere data certa di trasmissione – scade alle ore 24 del giorno precedente l’inizio del rapporto di lavoro, anche se festivo.

La comunicazione per cessazione del rapporto di lavoro al Centro per l’impiego va effettuata entro 5 giorni dalla data in cui è stato risolto il contratto.

 

 

Mancata comunicazione del contratto: cosa rischia l’azienda

Se l’azienda ha omesso volutamente di comunicare al Centro per l’impiego l’assunzione di un lavoratore, o l’ha fatto dopo cinque giorni dall’assunzione o dalla cessazione del rapporto di lavoro, deve augurarsi di non avere un’ispezione degli organi di vigilanza. Perché se così succedesse e si venisse a scoprire che ha dei lavoratori in nero, le verrebbe applicata una maxi-sanzione tra 1.500 euro e 12.000 euro, più 150 euro per ogni giornata di lavoro effettivo del lavoratore assunto “per modo di dire”, più le sanzioni per i contributi non pagati e premi non corrisposti. A conti fatti, conveniva fare tutto in regola.

La maxi-sanzione viene applicata solo alle aziende che non hanno inviato al Centro per l’impiego la preventiva comunicazione di assunzione di lavoratori subordinati nel settore privato, compresi gli enti pubblici economici. E’, invece, evitabile se prima degli opportuni controlli ha regolarizzato di sua spontanea volontà e in forma integrale il rapporto di lavoro non comunicato all’origine.

Se “sbadatamente” un’azienda non comunica al Centro per l’impiego solo la lettera d’assunzione, sarà tenuta a pagare una sanzione amministrativa da 250 a 1.500 euro [2]. A cui si aggiungono da 100 a 500 euro di sanzione se non comunica nemmeno, entro il giorno antecedente, l’inizio del rapporto di lavoro [3].


[1] Art. 61 co. 2 Dlgs 276/2003.

[2] Art. 4bis co. 2 Dlgs 181/2000 e art. 19 co. 2 Dlgs 276/2003.

[3] Art. 9bis co.2 Dl 510/1996 sostituito dall’art. 1 co. 1180 legge 296/2006 e art. 19 co. 3 Dlgs 276/2003.

 


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