Notifica Unep di atti giudiziari nel processo telematico
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28 Ott 2016
 
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Notifica Unep di atti giudiziari nel processo telematico

Pct, processo civile telematico, le notifiche dell’ufficiale giudiziario: l’art. 149bis c.p.c.; il sistema gsu /GSA.

 

La notifica é il procedimento con cui formalmente e legalmente si porta a conoscenza di uno o più destinatari predeterminati l’esistenza di un determinato fatto od atto che lo/i riguarda.

La notifica deve essere effettuata da soggetto abilitato: ufficiale giudiziario agente postale o avvocato ai sensi della legge n. 53 del 1994 (questi ultimi in caso di notifica a mezzo del servizio postale) i quali, nel consegnare l’atto, rispettivamente stendono la relata di notifica o compilano l’avviso di ricevimento.

 

La relata di notifica dà luogo a presunzione legale di conoscenza e, pertanto, dalla data di avvenuta notifica decorrono i termini per assolvere a determinati obblighi o far valere i propri diritti (per esempio, nel caso del recesso ad nutum, decorre il temine di preavviso allo scadere del quale il recesso si intende perfezionato e diviene efficace). Essa ha natura di atto pubblico e costituisce la prova dell’eseguita notificazione, dell’identità della persona cui è stato consegnato il plico raccomandato e che ha sottoscritto l’avviso.

 

Lo stesso vale per l’avviso di ricevimento quando la notificazione sia stata eseguita per mezzo del servizio postale. Anche l’avviso di ricevimento ha natura di atto pubblico e fa piena prova dell’eseguita notificazione, dell’identità della persona cui è stato consegnato il plico raccomandato e che ha sottoscritto l’avviso stesso. Di regola, la notifica è eseguita tramite l’ufficiale giudiziario il quale consegna copia dell’atto nelle mani dell’interessato.

 

Qualora ciò non sia possibile, l’atto può essere consegnato ad altro soggetto (persona di famiglia, addetta alla casa, all’ufficio od azienda, al vicino di casa, al portiere) o depositato nella Casa comunale secondo le modalità previste dagli articoli 139 e seguenti del codice di procedura civile.

 

Esistono poi altre forme di notifica per casi e materie particolari, la cui procedura, al pari delle precedenti, è disciplinata dalla legge.

 

Il procedimento finalizzato alla notifica degli atti giudiziari è disciplinato dagli articoli del codice di procedura civile (da 137 a 151) e, per quanto riguarda alcune particolari forme di notificazione, dall’articolo 60 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (notificazioni in materia tributaria), dalla legge 20 novembre 1982, n. 890 (per la notificazioni di atti giudiziaria mezzo posta) e dalla legge 21 marzo 1983, n. 149 (per la notificazione all’estero limitatamente ai paesi che hanno sottoscritto la convenzione di Strasburgo) e soprattutto come vedremo, dalla legge 2 gennaio 1994, n. 53.

 

È importante evidenziare che il sistema delle notificazioni si ispira al principio della mera “ricezione” della copia dell’atto, quindi al principio della “conoscibilità” e non a quello della “effettiva conoscenza” del suo contenuto. L’efficacia della notificazione deriva, infatti, non dalla conoscenza effettiva che il destinatario abbia dell’atto, ma dalla consegna della copia dell’atto avvenuta in una delle forme stabilite dalla legge.

 

Norma fondamentale in tema di notifica ch contiene peraltro la specifica volontà del Legislatore di “digitalizzare” il Processo Civile, è quella contenuta nei primi tre commi dell’art 137 c.p.c. secondo cui “Le notificazioni, quando non è disposto altrimenti, sono eseguite dall’ufficiale giudiziario, su istanza di parte o su richiesta del pubblico ministero o del cancelliere.

 

L’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna al destinatario di copia conforme all’originale dell’atto da notificarsi. Se l’atto da notificare o comunicare è costituito da un documento informatico e il destinatario non possiede indirizzo di posta elettronica certificata, l’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna di una copia dell’atto su supporto cartaceo, da lui dichiarata conforme all’originale, e conserva il documento informatico per i due anni successivi. Se richiesto, l’ufficiale giudiziario invia l’atto notificato anche attraverso strumenti telematici all’indirizzo di posta elettronica dichiarato dal destinatario della notifica o dal suo procuratore, ovvero consegna ai medesimi, previa esazione dei relativi diritti, copia dell’atto notificato, su supporto informatico non riscrivibile (comma inserito dall’art. 45, comma 18, lett. a) della L. 18 giugno 2009, n. 69).

 

Va chiarito che l’uso della Posta Elettronica Certificata da parte degli Ufficiali Giudiziari, che si sostanzia nella formulazione di cui all’art 149bis c.p.c. è ancora in fase di studio, data la mancanza di qualsiasi regolament attuativo che rende di difficile realizzazione tale forma di notificazione.

 

L’ufficio giudiziario dovrebbe infatti essere abilitato all’uso della PEC attraverso un provvedimento del Direttore Generale del dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Ministero della Giustizia. Una volta abilitato l’ufficio, la PEC viene resa operante per il tramite degli uffici del CISIA esistente presso ogni struttura giudiziaria. Successivamente ogni ufficiale giudiziario può richiedere l’attivazione della firma digitale mediante la compilazione e trasmissione della scheda di registrazione collegandosi al sito www.giustizia.it nella rubrica del processo telematico.

Tutte operazioni ancora di fatto inattuate.

L’articolo in questione, pur nella infelice formulazione infatti, chiarisce che “Se non è fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione può eseguirsi a mezzo posta elettronica certificata, anche previa estrazione di copia informatica del documento cartaceo.

 

Se procede ai sensi del primo comma, l’ufficiale giudiziario trasmette copia informatica dell’atto sottoscritta con firma digitale all’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni La notifica si intende perfezionata nel momento in cui il gestore rende disponibile il documento informatico nella casella di posta elettronica certificata del destinatario.

 

L’ufficiale giudiziario redige la relazione di cui all’articolo 148, primo comma, su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale e congiunto all’atto cui si riferisce mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia.

La relazione contiene le informazioni di cui all’articolo 148, secondo comma, sostituito il luogo della consegna con l’indirizzo di posta elettronica presso il quale l’atto è stato inviato. Al documento informatico originale o alla copia informatica del documento cartaceo sono allegate, con le modalità previste dal quarto comma, le ricevute di invio e di consegna previste dalla normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici trasmessi in via telematica.

 

Eseguita la notificazione, l’ufficiale giudiziario restituisce all’istante o al richiedente, anche per via telematica, l’atto notificato, unitamente alla relazione di notificazione e agli allegati previsti dal quinto comma”.

Eseguita la notificazione, dunque, la relazione di notifica con l’originale dell’atto e le ricevute di invio e di notifiche previste dalla normativa vigente in materia di trasmissione e ricezione dei documenti informatici trasmessi per via telematica (art. 6 del D.P.R. 11-2-2005, n. 68), sono restituiti all’istante anche per via telematica.

 

La norma de qua, che a oggi disciplina una modalità alternativa di notificazione, deve ora essere letta anche alla luce delle disposizioni introdotte con il D.M. 21 febbraio 2011, n. 44, “Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e penale delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione”, oggetto di disamina.

 

Con il D.M. 44/2011 si e  ultimato, infatti, il passaggio dalla CPECPT (Casella di Posta elettronica Certificata Processo Telematico) alla PEC come mezzo di comunicazione tra il gestore centrale e il singolo avvocato, venendo cosi a cessare l’obbligatorietà  di essere iscritti a un PdA (Punto di Accesso) per la trasmissione degli atti.

Questo passaggio non può reputarsi con certezza una evoluzione, considerato che la CPECPT non poteva essere oggetto di SPAM essendo, di fatto, segreta e accessibile solo attraverso il PdA all’interno del Dominio giustizia; che la PEC viene rilasciata da un gestore privato, anche se accreditato, e operando all’esterno del punto di accesso e del Dominio giustizia potrà essere utilizzata liberamente dal professionista e, una volta noto l’indirizzo ai terzi, potrà essere utilizzata da questi anche per l’invio di messaggi che nulla hanno a che vedere con il Processo Telematico.

Inoltre, il professionista (e quindi anche il Pubblico Ufficiale Notificante) diventa maggiormente responsabile perché deve egli stesso occuparsi della manutenzione ordinaria della PEC, ed e  obbligato a conservare “con ogni mezzo ritenuto idoneo” e senza alcuna indicazione tecnica, le ricevute dell’avvenuto invio dei messaggi. Con tale disposizione egli viene lasciato libero di scegliere le misure da adottare, ed e  altresì responsabile della dotazione di tutti i terminali informatici di software idonei a verificare l’assenza di virus per ogni messaggio in arrivo e in partenza, e di software antispam idonei a prevenire la trasmissione di messaggi di posta elettronica indesiderati.

 

Comunque, ad oggi, la norma di riferimento per le notifiche telematiche si rinviene nell’art. 17 del D.M. 44/2011, che al comma 2 stabilisce che le richieste telematiche di notificazione devono essere inoltrate all’UNEP tramite posta elettronica certificata (pec).

Secondo tale norma, una volta inviata la richiesta di notifica, il sistema informatico dell’UNEP individua l’indirizzo elettronico del destinatario, attingendo dal registro generale degli indirizzi elettronici (ReGIndE), dal registro delle imprese, dagli albi ed elenchi costituiti ai sensi dell’art. 16 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, conv. in L. 28 gennaio 2009, n. 2, e procede all’invio dell’atto da notificare.

 

Eseguita la notificazione, lo stesso sistema informatico trasmette in via telematica, a chi ha richiesto la notifica, il documento informatico con la relazione di notificazione sottoscritta con firma digitale e congiunta all’atto stesso, oltre alle ricevute di posta elettronica certificata, e l’eventuale scansione dell’atto notificato dall’ufficiale giudiziario.

 

In via residuale, qualora non si possa utilizzare la notifica telematica, l’ufficiale giudiziario deve predisporre una copia cartacea del documento informatico,  attestarne la conformità all’originale e procedere con la notificazione ai sensi degli articoli 138 e ss. c.p.c. Il Ministero della Giustizia si avvale di un proprio servizio di posta elettronica certificata, e garantisce la conservazione dei log dei messaggi transitati attraverso il proprio gestore di PEC per un periodo di cinque anni. Quanto alla disciplina in ordine alla conoscenza/conoscibilità dell’atto da parte del destinatario il legislatore si e  conformato al principio già stabilito nell’art 14 del D.P.R. 445/2000, secondo il quale “il documento informatico trasmesso per via telematica s’intende inviato e pervenuto al destinatario se trasmesso all’indirizzo elettronico da questi dichiarato”, e nell’art 11 della Direttiva 2000/31/CE (inerente al commercio elettronico) in cui si prevede che “l’ordine e la ricevuta si considerano pervenuti quando le parti cui sono indirizzati hanno la possibilità di accedervi”. In questo modo si sposta a carico del destinatario l’onere di conoscenza dei documenti trasmessi, il che si traduce in un onere per il destinatario di controllare sistematicamente la posta elettronica.

 

Nonostante il lodevole sforzo programmatico, tutta la disciplina finora concepita è sostanzialmente lettera morta stante, come detto, la mancanza di una disciplina concreta di attuazione. Ad esempio infatti non è ancora chiaro se l’atto da consegnare all’Ufficiale Giudiziario, ovviamente in formato elettronico, debba però essere anche firmato digitalmente dall’avvocato che ne attesta la conformità all’originale cartaceo, anche alla luce della norma introdotta dall’art. 19, comma 1, lett. b) del D.L. 83/2015, conv. in L. 132/2015 (laddove al D.L. 179/2012, conv. In L. 221/2012, è stato aggiunto l’art 16undecies sulle attestazioni di conformità degli atti notificati) oppure, nel caso di documenti nativi informatici, vada solo firmato digitalmente. Non è chiaro poi, nel caso ad esempio di un atto di pignoramento presso terzi, che come noto è un atto “misto” formato da una citazione in giudizio di competenza dell’avvocato e dalla apposizione di un vincolo sulle somme effettuata dall’Ufficiale, se ed in che modo tale atto debba recare le firme digitali di entrambi i soggetti preposti alla redazione del pignoramento. Ancora non è chiaro se l’atto notificato alla casella di Posta Certificata vada considerato, soprattutto nel caso dei procedimenti di finita locazione, “a priori” come consegnato a mani proprie come la ratio semplificatrice di tutto il sistema lascerebbe intendere (conforme Tribunale di Mantova ordinanza 17-6-2014) oppure, come sostengono alcuni Giudici di merito, l’esatto opposto (cfr. Tribunale di Catanzaro G.U. Scalera 22-2-2014).

 

 

Un primo passo verso la informatizzazione delle notifiche

è caratterizzato dal software GSU ad uso nei principali UNEP dislocati sul territorio che, oltre a perfezionare le procedure sulla base dell’esperienza di utilizzo, ha permesso un’evoluzione dell’architettura del software per adeguarla alle nuove tecnologie web. Tali evoluzioni hanno consentito una maggiore economicità delle infrastrutture e, al tempo stesso, un adeguamento del sistema alle nuove esigenze di flusso documentale, oltre che di dati, che l’evoluzione normativa ha imposto. A ciò, peraltro, dovrebbe far seguito un adeguamento dell’infrastruttura di rete, onde sostenere il maggiore carico derivante dal flusso documentale, senza intasamenti e interruzioni del servizio. Nell’attesa del pieno impiego delle funzioni per la notificazione telematica, come disciplinata dalla nuova normativa, che il sistema GSU Web già consentirebbe, e  utilizzato dagli

Uffici U.N.E.P. un software grazie al quale gli avvocati possono predisporre la richiesta di notifica con codice a barre dal proprio studio. Tale applicativo, denominato G.S.A. (Gestione Servizi Avvocati), velocizza il lavoro di acquisizione delle richieste di notifica consentendo l’acquisizione dei dati direttamente tramite il lettore di codici a barre. Sul foro di Napoli è stato attivato all’uopo uno sportello dedicato alla sola ricezione di atti con relata creta a mezzo codice a barre.

 

È però fuori di dubbio che, proprio per i costi esigui e le modalità di esecuzione, la notifica mediante l’uso di Posta Certificata sia destinata ad una rapida ascesa nelle preferenze degli operatori del diritto.

 

Allo scopo di velocizzare ancor di più la notifica tradizionale mediante l’eliminazione della fila agli sportelli UNEP, il Ministero sta pensando di implementare il sistema GSA al fine di integrare il sistema di codice a barre, che già permette all’Ufficiale preposto di ricevere l’atto ed acquisirne i dati essenziali semplicemente con la lettura ottica, con una modalità di pagamento da remoto che consenta di portare l’atto allo sportello senza dover versare alcunché.

 

Il foro di Napoli, all’avanguardia in questo campo, sta dunque portando avanti la sperimentazione avanzata del sistema GSU/GSA e del pagamento degli atti da remoto.

 

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