Pignorabilità compensi dell’amministratore di società
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5 Nov 2016
 
 

Pignorabilità compensi dell’amministratore di società

Gli emolumenti spettanti all’amministratore di una società sono pignorabili, ma è discusso se nei limiti di un quinto.

 

Anche i compensi spettanti all’amministratore di una società di capitali o al componente del consiglio di amministrazione sono pignorabili. Infatti l’amministratore, che sia debitore nei confronti di un terzo, vanta a sua volta un credito nei confronti della società al pagamento dei suoi emolumenti. Tale credito dunque è pignorabile con la procedura del pignoramento presso terzi, per cui la società sarà tenuta a pagare i compensi direttamente nelle mani del creditore del suo amministratore.

 

Quello che è discusso è se la pignorabilità del compenso dell’amministratore sia soggetta ai limiti che la legge prevede per la pignorabilità degli stipendi e dei compensi spettanti ai lavoratori parasubordinati.

Queste somme generalmente sono pignorabili nei limiti di un quinto, ovvero il datore di lavoro mensilmente deve accantonare e versare al creditore pignorante solo un quinto dello stipendio, in modo da lasciare al lavoratore il minimo indispensabile per mantenere sé e la sua famiglia.

Il limite di un quinto si applica anche ai compensi dei lavoratori parasubordinati, perché la giurisprudenza li ha ritenuti meritevoli di tutela al pari dei lavoratori subordinati.

 

Quanto all’amministratore di società, i giudici concordano nel ritenere che egli non sia un dipendente, ovvero un lavoratore subordinato. Tuttavia non c’è uniformità di orientamento circa la eventuale qualificazione del rapporto tra società e amministratore come di parasubordinazione.

 

Fino ad oggi a tal proposito si sono registrati tre diversi orientamenti:

  • alcune sentenze hanno sottolineato che l’attività svolta dall’amministratore ha un carattere continuativo, coordinato e prevalentemente personale, tipico della parasubordinazione. Per questo motivo i suoi compensi sarebbero pignorabili nei limiti di un quinto;
  • altri giudici invece hanno sostenuto che il rapporto tra società e suo amministratore vada considerato come lavoro autonomo o d’opera intellettuale, dunque non soggetto al limite di pignorabilità entro il quinto;
  • infine, secondo una terza opinione, la natura del rapporto dipende dallo specifico incarico concretamente attribuito all’amministratore e dalla esclusività o meno del suo potere di gestione.

 

La questione, a causa del contrasto di giurisprudenza, è stata rimessa alle sezioni unite della Cassazione, che devono ancora pronunciarsi [1].

Nell’attesa può essere opportuno, qualora si subisca il pignoramento del compenso di amministratore di società, presentare opposizione alla esecuzione o agli atti esecutivi per far valere la parziale impignorabilità degli emolumenti, per evitare che il giudice assegni al creditore pignorante l’intera somma dovuta dalla società.


[1] Cass. sent. n. 3738/2016 del 25.02.2016.

 


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