Ipertensione, causa di servizio all’azienda?
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30 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Ipertensione, causa di servizio all’azienda?

Posso fare causa di servizio all’azienda o alla pubblica amministrazione se, per lo stress lavorativo, soffro di ipertensione?

 

Ipertensione arteriosa: ne soffrono molti italiani, a volte per cause collegate all’alimentazione, altre per lo stile di vita, altre ancora per ragioni collegate all’ambiente esterno. Ed è proprio il luogo di lavoro la principale fonte di stress accusata da quanti – quei pochi fortunati – sono riusciti a conservare un’occupazione nonostante la crisi. Ma il lavoro può essere davvero ritenuto causa di una patologia così specifica come l’ipertensione consentendo di ottenere il risarcimento per la causa di servizio? La questione è stata affrontata più volte dai tribunali.

 

In linea generale non esiste alcun impedimento, almeno in astratto, a configurare l’ipertensione come una causa di servizio. Tutto sta a provarlo. Bisogna cioè dimostrare il rapporto di «causa ed effetto» tra la malattia e l’ambiente insalubre che si è «respirato» in azienda (o presso l’ente pubblico). In buona sostanza il lavoratore dovrà innanzitutto munirsi di una consulenza medica che attesti l’esistenza della patologia della ipertensione ed escluda che questa possa essere determinata da altre ragioni come, ad esempio, l’alimentazione, l’insonnia, ecc.

 

Il secondo gradino è provare lo stress subito sul lavoro: non basta ovviamente dire che le mansioni del dipendente sono state usuranti, stressanti se queste rispecchiano quanto il contratto collettivo prevede per il suo inquadramento. Bisogna al contrario riuscire a portare, in tribunale, le evidenze che l’azienda si è approfittata di lui, gli ha chiesto più del dovuto o che qualche superiore gerarchico lo ha messo «sotto torchio», lo ha vessato, mobbizzato, demansionato, sfruttato o, semplicemente, per ragioni attinenti ad antipatie personali, lo ha messo in cattiva luce con i colleghi.

 

Quanto sopra è stato chiarito da una sentenza del Tribunale di L’Aquila [1] secondo cui la patologia di ipertensione arteriosa è dipendente da causa di servizio quando si accerti che è dovuta allo stress lavorativo legato alla inadeguatezza della programmazione dell’attività lavorativa ordinaria, da eccessive forme di controllo, da pressioni psicologiche e rimproveri spesso sfociati in discussioni e contrasti, tali da rendere l’ambiente lavorativo caratterizzato da una conflittualità persistente, e in tal modo concorrendo a modificare i processi fisiologici che stanno alla base delle alterazioni pressorie della ricorrente.

 

Altre sentenze hanno in verità escluso la causa di servizio per ipertensione, ma alla base delle stesse vi è sempre stata l’incapacità del dipendente di fornire validi elementi di convincimento per il giudice.

 

Lo stesso discorso vale sia per il dipendente del settore privato, che per quello pubblico. Dunque l’azione può essere intentata anche contro la pubblica amministrazione.


La sentenza

Tribunale L’Aquila, sez. lav., 02/04/2012, (, dep.02/04/2012),  n. 201

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 10 novembre 2010 C.C.L. – premesso che è dipendente della ASL n. 1 dagli anni ’90 si è trovata ad operare in un contesto lavorativo caratterizzato da un grave stato di disfunzione organizzativa oltre che di conflitto tra gli addetti al servizio, con frequenti attacchi alla sua persona e alla sua reputazione volti ad umiliarne la capacità lavorative, in assenza di referenti di superiore qualifica cui rappresentare il disagio, che, in conseguenza di tali circostanze, ha cominciato ad accusare crisi ipertensive, talune accompagnate da prestazioni di Pronto Soccorso e anche da ricoveri fino al 2010, risultando affetta da “ipertensione arteriosa non compensabile farmacologicamente con picchi diurni, retinopatia ipertensiva non compensabile farmacologicamente di II grado, che in data 23 marzo 2000 presentava domanda per il riconoscimento da causa di servizio della infermità patita, che, a seguito di ricorso, in data 27 settembre 2007 è stata sottoposta a visita dalla Commissione Medica Ospedaliera del Centro Militare di Medicina Legale di Chieti la quale confermava le patologie ma la ASL di L’Aquila rigettava l’istanza non riconoscendo le medesime come

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[1] Trib. L’Aquila, sent. n. 201/2012 del 02.04.2012.

 


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