Sexting: rischi nei messaggi e foto hot per i figli
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30 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Sexting: rischi nei messaggi e foto hot per i figli

Messaggistica e chat su Whatsapp e Messanger Facebook: quando i giovani si scambiano immagini di nudi o di atti sessuali e poi le foto fanno il giro del web.

 

In gergo si parla di sexting, neologismo frutto della fusione dei termini «sex» e «texting» (in italiano «sesso» e «messaggiare»), per riferirsi all’attività di invio di immagini a sfondo sessuale tramite internet o chat telefonica. Varie statistiche dimostrano che il fenomeno è molto diffuso tra i 12 e i 18 anni (sembrerebbe non meno del 25%, anche se alcune ricerche parlano di almeno il 50). Ci siamo rivolti all’autore del libro «Come pesci nella Rete – Guida per non essere le sardine di Internet» ed esperto di sicurezza informatica,  Alessandro Curioni per capire se ci sono dei pericoli. La risposta non è stata confortante.

 

«La pratica è diffusa e presenta aspetti piuttosto curiosi. In primo luogo è non di rado considerato una forma di passatempo, senza un reale coinvolgimento emotivo. Più inquietante, invece, il fatto che una parte degli adolescenti si presti a farlo con sconosciuti. Nei casi estremi la situazione si trasforma in una sorta di prostituzione virtuale, in cui il giovane accetta il sexting a fronte di un compenso in denaro che, spesso, assume la forma di una ricarica telefonica. Ancora una volta l’atteggiamento verso questo tipo di pratica denuncia l’inadeguatezza rispetto alla Rete. Il pericolo non è percepito; l’altro non è nella mia stanza e quindi non ho paura. Di conseguenza non si può nemmeno parlare di una maggiore tolleranza al rischio, poiché esso sembra non esistere. Eppure figli e soprattutto genitori dovrebbero avere sentito l’eco di casi più o meno clamorosi. Ex fidanzatino ricatta quindicenne minacciandola di pubblicare i suoi video hard; adolescente tradito pubblica on line i video della sua ragazza; giovane finge di essere innamorato, pubblica foto osé della ragazza un po’ in carne, che diventa vittima di cyberbullismo; ragazzo di scuola media accetta di fare sexting con uno sconosciuto e subisce stalking nella vita reale. Si potrebbe andare avanti per intere pagine elencando altre nefandezze frutto dell’inconsapevolezza giovanile, ma sono certo che il messaggio sia chiaro. L’unica possibilità è quella di informare… Tutti, perché l’eco di cui sopra potrebbe non essere arrivato alle orecchie giuste».

 

 

Quali sarebbero queste orecchie

«Se per caso parlate con un genitore di sicurezza informatica e dei rischi legati a Internet, ai social network e alle chat, inevitabilmente arriverà il momento in cui pronuncerà la fatidica frase: Queste cose si dovrebbero spiegare ai ragazzi. Durante i miei corsi, seminari e conferenze, l’ho sentita centinaia di volte. Ho sempre confermato che i giovani avrebbero necessità di essere prepararti sul tema, allo stesso tempo, però, mi ponevo delle domande: Questi genitori, oltre a preoccuparsi, sono anche proattivi? Si informano? Parlano con i loro figli di questi argomenti? L’unica volta che ho posto la questione ho ricevuto una risposta corale: Tanto non ci ascoltano. Siamo i genitori e pensano che non ne sappiamo nulla di Internet e dei social.

 

Lasciatemi dire che in parte hanno ragione i figli, perché l’ignoranza in materia tra gli adulti è paurosa, ma non di rado soffrono di una certa pigrizia mentale che peggiora la situazione. Un caso emblematico è legato al successo di Instagram e Snapchat, i due tra gli adolescenti. Mamme e papà hanno inizialmente proibito Facebook, perché lo conoscevano e un po’ li spaventava. Quando i figli gli hanno proposto le alternative utilizzate dai loro amici hanno accettato, semplicemente perché lo facevano anche gli altri. In tutto questo il problema è che i genitori in questione non hanno la più pallida idea di cosa sia e come funzionino i social sui quali hanno spedito il figlio. Sgombriamo il campo da equivoci: Instagram non è peggio di Facebook (peraltro il secondo è proprietario del primo) o di altre piattaforme, ma neppure meglio. I rischi e i pericoli sono sostanzialmente gli stessi. Tuttavia i genitori non devono commettere l’errore di proibire qualcosa di noto a favore di altro che gli è sconosciuto, semplicemente perché la maggioranza si muove in quella direzione».

 

 

Cosa devono fare i genitori?

«Superare la pigrizia e cercare di capire come funzionano questi sistemi, poi informarsi e magari introdurre il tema nelle conversazioni domestiche. Oltre alla solita domanda: Come è andata a scuola? Potrebbero aggiungere: Cosa si dice su Whatsapp o Snapchat? Con dei figli che passano metà del loro tempo on line, non posso permettersi di non sapere nulla di quella parte della loro vita.  Chiudo con una considerazione sulla quale suggerisco di riflettere. Quando fu inventato l’aereo si disse che il mondo era diventato più piccolo. Bene; da quando ci sono i social network è ormai microscopico. Una volta si parlava della teoria dei sei gradi di separazione, quella secondo cui tra ciascuno di noi e qualsiasi altro essere umano ci sono non più di sei persone. Tenete presente che, ancora nel 2011, quando Facebook aveva 800 milioni di utenti, una ricerca dell’Università di Milano stabilì che, nel contesto, i gradi di separazione erano quattro. Immaginate oggi che i profili su social network sono più che raddoppiati. Quattro gradi di separazione sono proprio pochi e se un adolescente potrebbe gioire del fatto che ci sono pochissime persone a separarlo dalla sua rockstar preferita; tocca a voi farlo riflettere che la stessa distanza lo separa da un maniaco».


 


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