Se l’inquilino fa rumore posso sfrattarlo?
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30 Ott 2016
 
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Se l’inquilino fa rumore posso sfrattarlo?

Sì allo sfratto nei confronti dell’inquilino maleducato e incivile che dà fastidio agli altri condomini e che fa rumori tutto il giorno.

 

Il rumore è una causa di scioglimento del contratto di affitto e questo principio vale sia a favore dell’inquilino che del padrone di casa. «Dell’inquilino» perché quest’ultimo, se ci sono vicini rumorosi che gli impediscono di dormire e riposare, ben può abbandonare l’appartamento senza dover rispettare la naturale scadenza (dandone comunque preavviso sei mesi prima). «Del padrone di casa» perché questi può liberarsi del conduttore maleducato che dà fastidio agli altri proprietari con i suoi schiamazzi. Soffermiamoci dunque su quest’ultimo aspetto: se l’inquilino fa rumore si può sfrattare?

 

La risposta data dal tribunale di Monza è affermativa [1]: il padrone di casa, così come non risponde dei danni procurati agli altri condomini dai comportamenti incivili e maleducati dell’affittuario (pertanto, i vicini infastiditi dovranno fare causa a quest’ultimo e non al locatore), allo stesso modo può utilizzare questa scusa per sbatterlo fuori di casa. Questo perché, tra gli obblighi che l’inquilino si assume con la firma del contratto di locazione c’è anche quello di rispettare il regolamento di condominio e di servirsi dell’immobile per l’uso determinato nel contratto o per l’uso che può altrimenti presumersi dalle circostanze, quindi senza poter dar fastidio agli altri.

 

Quindi, si può sfrattare l’inquilino rumoroso e, se anche il locatore utilizza questo motivo come semplice scusa per svincolarsi da un conduttore moroso o semplicemente che non è puntuale con i versamenti del canone, non gli si può contestare nulla.

 

In verità non si tratta di un vero e proprio «sfratto» secondo il significato tecnico di questa parola. Lo «sfratto», propriamente detto, è infatti quello che si realizza con una procedura particolare e più rapida, prevista però dal codice di procedura solo in caso di morosità e scadenza del contratto di affitto. Quindi, ciò che dovrà fare il padrone di casa è, dopo ovviamente essersi procurato le prove del comportamento dell’inquilino, andare da un avvocato affinché intenti una causa contro l’affittuario per risoluzione della locazione per inadempimento. Inadempimento, come detto, alle regole del contratto di affitto previste dal codice civile [2], tenendo altresì conto che, secondo l’orientamento della Cassazione [3], il regolamento di condomino è una sorta di statuto che vincola tutti i condomini, anche quelli che abitano nell’edificio perché semplicemente in affitto.

 

Dicevamo «le prove». Queste sono necessarie per poter vincere la causa. Ma se l’intero stabile è “dalla parte” del padrone di casa non sarà difficile, per quest’ultimo, procurarsi le testimonianze di quanti non hanno dormito a causa di festini o di un volume della televisione troppo alto.

 

Il codice stabilisce peraltro che non tutti i rumori sono tali da giustificare un’azione contro il condomino, ma solo quelli che superano la normale tollerabilità. Un concetto generico che può essere interpretato dal giudice sulla base delle condizioni dell’immobile (insonorizzazione delle pareti, rumore di fondo della strada, presenza di attività commerciali e produttive, ecc.) e accertato non solo tramite un perito fonografico, ma eventualmente anche solo con le dichiarazioni dei testimoni infastiditi dai rumori.

 

Dicevamo in apertura che, se è vero che l’inquilino rumoroso può essere sfrattato, è anche vero che se quest’ultimo è infastidito da vicini rumorosi può sciogliersi dal contratto di affitto prima della scadenza. Anche per questi, però, varranno le regole sulle prove di cui abbiamo appena parlato.


[1] Trib. Monza, sent. n. 2395/2016 del 7.09.2016.

[2] Art. 1587 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 12342/1995.

 


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