Iri e tassazione per cassa, guida alle ultime novità
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31 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Iri e tassazione per cassa, guida alle ultime novità

Imposta sul reddito dell’imprenditore e imputazione del reddito per cassa: chi può beneficiarne, come funziona la nuova tassa piatta al 24%.

 

Tassazione “piatta” pari al 24% sull’utile lasciato in azienda da una parte e imputazione del reddito col criterio di cassa, per le imprese minori, dall’altra: sono queste le principali novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2017, finalizzate a rendere più omogenei i vari regimi fiscali e a non penalizzare imprese individuali e società di persone rispetto alle società di capitali.

Così, mentre gli utili distribuiti ai soci e ai familiari, o prelevati dall’imprenditore, continueranno a scontare l’Irpef con le normali regole, gli utili lasciati in azienda beneficeranno, come l’Ires (l’imposta sul reddito delle società, che sarà abbassata), della tassazione piatta, o Flat tax, pari al 24%. Per le imprese minori il principale beneficio consiste, invece, nel poter pagare le tasse solo su quanto effettivamente incassato.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza sulle nuove regole.

 

 

Iri: soggetti beneficiari

Possono applicare l’imposta sul reddito dell’imprenditore (Iri) e, conseguentemente, usufruire della tassazione “piatta” del 24%, per gli utili non prelevati, i seguenti soggetti, se aderiscono al regime della contabilità ordinaria:

  • ditte individuali;
  • società di persone;
  • imprese familiari;
  • si ritiene che possano aderire anche le aziende coniugali, sia quelle assimilate alle società personali che quelle assimilate alle imprese individuali.

 

 

Iri: regime contabile

Perché sia possibile usufruire dei benefici previsti dalla nuova Flat tax è necessario aderire al regime della contabilità ordinaria. L’opzione va espressa nella dichiarazione dei redditi e vincola il contribuente per 5 anni, a partire da quello a cui la dichiarazione si riferisce.

 

 

Iri: come funziona la Flat tax

La cosiddetta tassazione piatta (Flat tax) consiste, come accennato, nella possibilità di applicare un’imposta del 24% agli utili lasciati nell’impresa e non prelevati. L’imposta dovrebbe sostituire non solo l’Irpef, ma anche le addizionali regionali e comunali; non possono, però, essere applicate le detrazioni sul reddito.

Per determinare il reddito d’impresa, le somme prelevate (che scontano l’Irpef ordinaria in capo ai soci, ai familiari o all’imprenditore, cioè entrano a far parte del reddito complessivo di coloro che hanno percepito le somme) sono ammesse in deduzione, a carico dell’utile di esercizio e delle riserve di utili.

Se durante il periodo d’imposta si verifica una perdita, questa è computata in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi, per l’intero importo che trova capienza, senza limiti, sino a che il contribuente permane nel regime.

Le perdite non ancora utilizzate al momento di fuoriuscita dal regime sono computabili in diminuzione dai redditi, considerando l’ultimo anno di permanenza nel regime come anno di maturazione delle perdite. Per le società di persone (snc, sas), le perdite, come avviene normalmente, sono imputate a ciascun socio in proporzione alla sua quota di partecipazione agli utili.

 

 

Tassazione per cassa

L’imputazione del reddito per cassa, invece, non sarà concessa a tutti dietro opzione, ma soltanto alle cosiddette imprese minori, cioè a quelle imprese alle quali può essere applicato il regime della contabilità semplificata:

  • imprese con ricavi sino a 400.000 euro annui, se hanno per oggetto al prestazione di servizi;
  • imprese con ricavi sino a 700.000 euro l’anno, per le altre attività.

La tassazione per cassa sarà considerata il “regime fiscale naturale” per le imprese che rientrano nei limiti appena esposti, senza che sia necessario esprimere un’opzione in questo senso nella dichiarazione dei redditi.

La tassazione per cassa consiste nell’applicazione del principio di cassa, in merito ai ricavi conseguiti ed alle spese sostenute nell’anno: in parole semplici, per determinare il reddito dell’anno non sono considerate le fatture o le ricevute emesse nell’anno stesso (come avviene applicando il criterio della competenza), ma quelle effettivamente incassate nello stesso periodo di tempo. Lo stesso vale per i costi, che possono essere dedotti solo se effettivamente sostenuti.

Per beneficiare del regime, sarà necessario annotare ricavi e spese cronologicamente, al momento dell’incasso o del pagamento, con criteri, dunque, differenti dai criteri stabiliti per le annotazioni ai fini Iva.

Peraltro, per poter dimostrare il momento effettivo dell’incasso e del pagamento sarà necessario, pur in assenza di un obbligo normativo, avere un conto corrente dedicato, al fine di poter monitorare tutti i flussi di cassa.

Sicuramente saranno presto adottate delle disposizioni integrative, necessarie soprattutto al fine di stabilire gli obblighi necessari per definire i flussi di cassa dell’impresa.


 


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