Sottrazione di cose comuni e appropriazione di cose smarrite
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31 Ott 2016
 
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Sottrazione di cose comuni e appropriazione di cose smarrite

Depenalizzazioni: cosa cambia dopo l’abrogazione del reato di Sottrazione dicose comuni (art. 627 c.p.) e appropriazione di cose smarrite (art. 647 c.p.).

 

In esecuzione della delega il D.Lgs. 7/2016 ha disposto l’abrogazione dei delitti di sottrazione di cose comuni (art. 627 c.p.) e di appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito (art. 647 c.p.).

 

La sottrazione di cose comuni è ora prevista all’art. 4, co. 1, lett. b), D.Lgs. 7/2016 ed è sanzionata con una sanzione pecuniaria civile da 100 a 8.000 euro.

Anche le ipotesi di reato previste dall’art. 647 c.p., disciplinate quali illeciti civili dall’art. 4, co. 1, lett. d), e), f), D.Lgs. 7/2016, sono assoggettate alla sanzione pecuniaria civile da 100 a 8.000 euro.

 

L’abolizione dei reati di cui agli artt. 627 e 647 c.p. potrebbe avere ripercussioni sul delitto di ricettazione (art. 648 c.p.) qualora l’oggetto della condotta di ricettazione sia costituito da cose a loro volta oggetto dei primi delitti, ora espunti dal catalogo penale.

 

Potrebbero esservi riflessi anche sul delitto di calunnia, nell’ipotesi di falsa denuncia di smarrimento di assegno dopo la sua consegna al prenditore (per impedire la riscossione dello stesso o il protesto in mancanza di provvista), in quanto la natura di reato di pericolo della calunnia (art. 368 c.p.) potrebbe far escludere la configurabilità del reato a seguito del venir meno del reato ex art. 647 c.p., sia quando esso costituisca l’oggetto diretto della falsa incolpazione, sia quando operi come reato presupposto della falsa accusa di ricettazione.

 

Potrebbe ritenersi la perseguibilità della calunnia consumata prima della depenalizzazione, salvo ritenere che, nella particolare ipotesi della falsa denuncia di smarrimento di assegno, in ragione della rintracciabilità certa del soggetto emittente (per effetto dei dati riportati sul mezzo di pagamento), il reato oggetto della falsa incolpazione sia soltanto il furto e non quello di cui all’art. 647 o 648 c.p. e che, pertanto, l’intervenuta depenalizzazione non incida sul delitto di calunnia.

 

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