Foto su facebook: le regole per non finire nei guai
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4 Nov 2016
 
L'autore
Guglielmo Mossuto
 


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Foto su facebook: le regole per non finire nei guai

Pubblicare una foto con amici o familiari su un social potrebbe rivelarsi un’attività estremamente pericolosa, tanto da portare fino al carcere.

 

A chi non è successo di andare a cena, partecipare a un evento o semplicemente uscire con amici, scattarsi una foto e poi pubblicarla in un social network (Facebook, Instagram, Snapchat, etc.)? Un’azione semplice, quasi banale, che viene realizzata spesso senza pensarci più di tanto ma che potrebbe avere risvolti penalistici molto rilevanti.

 

 

Pubblicazione foto: i comportamenti sanzionati dalla legge

L’articolo 167 del codice privacy, infatti, prevede il reato di illecita diffusione dei dati personali.

 

La norma, in particolare, individua due diverse ipotesi:

  • una prima condotta, punita con la reclusione da sei a diciotto mesi, che si realizza in caso di trattamento illecito dei dati personali dal quale derivi un danno al titolare. A tal proposito, si configura un trattamento illecito ogni volta in cui manca il consenso espresso da parte del titolare dei dati personali;
  • una diversa condotta, conseguente rispetto alla prima, punita con la reclusione da sei a ventiquattro mesi e realizzata attraverso la comunicazione o diffusione dei dati che sono stati trattati illecitamente. Ciò che rileva è aver portato soggetti non determinati a conoscenza dei dati personali, in qualunque forma, anche attraverso la loro messa a disposizione o consultazione, ad esempio mediante l’inserimento dei dati su internet. Non rileva in alcun modo invece l’eventuale danno subito.

In particolare, viene punito colui che non rispetta le disposizioni dettate in materia di trattamento dei dati personali al fine di trarre per sé o per altri un profitto o di recare un danno ad altri. Questo ultimo aspetto assume fondamentale importanza perché un tale comportamento, per essere penalmente rilevante, deve essere caratterizzato da dolo specifico che consiste nell’aver posto in essere il comportamento con lo scopo specifico di trarre profitto o arrecare un danno ad altri.

 

 

Pubblicazione e diffusione: il danno

Tuttavia non viene prevista la reclusione per ogni violazione del trattamento dei dati personali, non ogni foto pubblicata su internet porta in carcere. Infatti, non è sufficiente il semplice disappunto del soggetto che vede una sua foto o alcuni suoi dati personali diffusi senza aver dato il proprio consenso. Inoltre, il danno rilevante ai fini della configurabilità del reato non è soltanto quello derivato al titolare dei dati trattati, ma anche quello subito da soggetti terzi come conseguenza dell’illecito trattamento.

Problematica strettamente collegata a quella appena vista, seppur diversa per quanto riguarda fondamenti e disciplina, è quella riguardante la pubblicazione sui social di foto che ritraggono bambini.
La scelta delle amicizie virtuali, infatti, non limita il numero delle persone che possono vedere la foto pubblicata e, una volta che il file è stato caricato sul social, è possibile salvarlo e utilizzarlo.
Ogni genitore ha il diritto di pubblicare una foto del proprio figlio sui social network, tuttavia è importante essere consapevoli che questo può esporre a rischi, decisamente più pericolosi, rispetto alla semplice mancanza del consenso che può verificarsi quando si tratta di foto che ritraggono persone maggiorenni.


Autore immagine: Pixabay

 


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