Se qualcuno mi provoca lo posso insultare?
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31 Ott 2016
 
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Se qualcuno mi provoca lo posso insultare?

Anche dopo la depenalizzazione e la trasformazione dell’ingiuria da reato a illecito civile, la provocazione e lo stato d’ira restano una valida giustificazione che, quindi, esclude l’applicazione della sanzione.

 

Chi reagisce a una provocazione, offendendo colui che lo ha offeso, non commette né reato, né alcun altro tipo di illecito. Ciò – che già valeva quando l’ingiuria era un reato – vale anche oggi che, a seguito della recente depenalizzazione, l’ingiuria è stata trasformata in un illecito civile. Ma procediamo con ordine.

 

L’ingiuria è il comportamento di chi offende un’altra persona in presenza di quest’ultima. Tale comportamento non è più reato da quest’anno [1], ma questo non vuol dire che non venga punito. La differenza è che non è più possibile agire con una denuncia, ma è necessaria un’azione civile di risarcimento del danno che si introduce con un atto di citazione. In causa bisognerà portare dei testimoni che confermino le offese. A differenza del passato, la vittima non può essere testimone di sé stessa (questo principio, infatti, che vale nel processo penale, non opera invece in quello civile). All’esito della causa, se il giudice ritiene il convenuto responsabile delle offese, lo condanna sia a risarcire i danni alla persona ingiuriata (tenendo conto delle conseguenze del comportamento incriminato), sia a pagare una multa alla Cassa Ammende statale che va da 100 a 8mila euro. Se l’ingiuria è proferita alla presenza di più persone la sanzione va da 200 a 12mila euro.

 

Se le offese sono reciproche – nel senso che ciascuna delle due parti ha pari colpa nelle offese – allora il giudice può condannare entrambe alla sanzione e ai reciproci danni, sulla base dell’intensità delle rispettive colpe.

 

Diverso è, invece, il caso di offese arrecate sotto uno stato d’ira, perché frutto dell’altrui provocazione. Quando infatti un soggetto viene ingiuriato da un altro e, solo come conseguenza di ciò, risponde alle offese con altrettante offese, non può essere punito. Si tratta, infatti, di una causa di giustificazione che già operava quando l’ingiuria era un reato e che deve ritenersi operante anche oggi che è solo un illecito civile. Il che trova conferma anche nel codice civile che esclude il risarcimento del danno tutte le volte in cui il comportamento del danneggiato (in questo caso colui che ha offeso per primo) è causa del danno.

Ma quando si può parlare di provocazione? Si può, in generale, parlare di provocazione solo quando una condotta è diretta conseguenza di un’altra e, quindi, tra le due c’è un rapporto di stretta consequenzialità. Il che, di norma, si manifesta sulla base di un rapporto temporale molto ristretto: in buona sostanza, la reazione deve intervenire in un margine di tempo relativamente breve dall’offesa. Quanto più si allarga tale forbice, tanto più si può dire che la reazione non sia stata dettata da un istintivo stato d’ira, ma da un comportamento meditato.

Tuttavia, a volte l’accumulo di rancore per una serie di comportamenti ingiusti può determinare una reazione giustificabile e non punibile. In questo caso bisogna tenere in considerazione non solo l’ultimo episodio, ma tutti i trascorsi tra le parti che hanno portato l’una delle due a reagire, magari in modo apparentemente esagerato all’offesa finale.

 

Ultima importante considerazione: perché non si possa procedere a punizione, la reazione deve essere solo verbale. Difatti, ad essere giustificata e non punibile è solo l’ingiuria e non altri comportamenti come la minaccia o la violenza. Così, ad un’offesa si può reagire solo con un’altra offesa, ma non con l’uso delle mani o con la promessa di una forte vendetta, il che integrerebbe il diverso reato di minaccia.


[1] D.Lgs. 7/2016.

[2] Art. 1227 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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