Telefonata ma nessuno parla: è reato?
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31 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Telefonata ma nessuno parla: è reato?

Anche la telefonata muta va considerata come molesta e quindi se reiterata integra il reato di stalking.

 

Se qualcuno ti squilla più volte sul telefono e, dopo la tua risposta, dall’altro lato della cornetta non c’è nessuno che parla, puoi sporgere querela. Puoi infatti sostenere di essere vittima di stalking. È quanto chiarisce la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Sono le cosiddette telefonate mute, quelle cioè in cui, dopo il tuo «Pronto?» non c’è nessuno che ti risponde. Potrebbe essere colpa della linea, di un guasto al telefono, dei sistemi di telemarketing che spediscono più chiamate a più destinatari, pronti a rispondere a chi per primo prende la cornetta, in modo da risparmiare tempo e procedere più speditamente alle promozioni commerciali. Ma potrebbe anche trattarsi di uno scherzo o di un deliberato modo di infastidire il destinatario delle telefonate. In quest’ultimo caso, se il comportamento si ripete più volte nel tempo, scatta il reato di stalking. E per poter denunciare il colpevole non c’è bisogno che la condotta sia reiterata in un lasso di tempo particolarmente considerevole. Ad esempio, in passato, il Consiglio di Stato ha ritenuto 19 sms in un mese rientranti nel reato di atti persecutori [2] se questi sono sufficienti a determinare nella vittima uno stato d’ansia.

Diversa sarebbe la conclusione se, nell’arco di un periodo di tempo particolarmente dilatato (20 mesi) le telefonate o gli sms siano pochi.

 

Se non è stalking, però, può scattare il reato di molestie [3], meno grave ma comunque denunciabile negli stessi termini (sempre tre mesi). Il codice penale, infatti, punisce chiunque, tramite telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo. La sanzione è l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.

 

Lo stalking, rispetto alla molestia, richiede una condotta reiterata che porti un logoramento psichico nella vittima e una intimidazione capace di suscitare turbamento apprezzabile nella sua psiche o nelle abitudini di vita della stessa. Ebbene, le telefonate mute hanno indubbiamente lo scopo mi molestare e, quindi, anche se non c’è una voce dall’altro lato della cornetta, il “penale” scatta ugualmente.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 4 luglio – 28 ottobre 2016, n. 45547
Presidente Vessichelli – Relatore Gorjan

Ritenuto in fatto

Il Tribunale di Modena con la sentenza impugnata, resa a sensi dell’art. 425 cod. proc. pen. il 9.3.2016, ha dichiarato non doversi procedere nei riguardi del C. in ordine al delitto ex art. 612 bis cod. pen. per insussistenza del fatto.
Il Giudice modenese ha ritenuto che il numero di telefonate di disturbo addebitate all’imputato fosse esiguo in relazione all’arco temporale, in cui furono effettate, per ritenere configurato il delitto contestato.
Avverso la sentenza resa dal Tribunale ha proposto ricorso per cassazione il difensore fiduciario della parte civile, rilevando come concorreva violazione di legge in relazione all’ipotesi delittuosa contestata od almeno alla contravvenzione ex art. 660 cod. pen., poiché l’argomento utilizzato dal Giudice di Modena errato. Difatti come insegnava questa Suprema Corte non assumeva dirimente rilevanza l’aspetto quantitativo delle azioni violente o moleste in ordine al delitto, ex art. 612 bis cod. pen..
Inoltre non era stato valutato che, comunque, le telefonate, benché in numero non significativo se ragguardato l’intero periodo di imputazione, tuttavia risultavano intensificate in alcuni

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[1] Cass. sent. n. 45547/2016.

[2] Cons. St. sent. n. 4241/16 del 13.10.2016.

[3] Art. 660 cod. pen.

 


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