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Lo sai che? Pubblicato il 31 ottobre 2016

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Lo sai che? Se dico «Ti ammazzo» cosa rischio?

> Lo sai che? Pubblicato il 31 ottobre 2016

Minacce di morte e lesioni, il giudice di pace potrebbe non punire il colpevole se il fatto è tenue.

Minacciare di morte una persona e dirle «Ti ammazzo» o «ti devo ammazzare» integra il reato di minacce [1], tuttavia il colpevole potrebbe non essere mai punito se il fatto non è stato già ripetuto in passato. Questo perché, con una recente riforma, tutti i reati sanzionati con la pena pecuniaria o con la reclusione fino a 5 anni, vengono automaticamente archiviati e non si procede più alla punizione del colpevole. Ebbene, il reato di minaccia è punito con una multa fino a 1.032 euro; se la minaccia è grave, la pena è la reclusione fino a un anno. Esso dunque rientra a pieno titolo tra quei crimini a cui si applica tale nuovo trattamento di favore (detto «tenuità del fatto»), anche se di competenza del giudice di Pace, come chiarito dalla Cassazione.

Tali principi sono stati di recente affermati da una sentenza del giudice di Pace di Afragola [2].

Quando il giudice decide di applicare la tenuità del fatto archivia il procedimento salvo che il presunto colpevole voglia andare avanti per affermare la propria innocenza. Se il procedimento viene archiviato, non si applica la pena, ma la fedina penale resta “sporca”.

La tenuità del fatto non si può applicare se l’indagato/imputato:

– ha già commesso altri fatti che risultano simili per condotta, scopo od oggetto di offesa;

– ha commesso un reato che riguarda comportamenti abituali, plurimi o reiterati: è ad esempio il caso dello stalking, per il quale il colpevole non potrà ottenere la non punibilità, neanche per una volta;

– è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

Minacciare di morte una persona non viene più punito

Minacciare di morte una persona e arrivare a darle uno spintone possono rientrare nella «particolare tenuità del fatto» se non hanno prodotto conseguenze gravi e la parte lesa si è completamente disinteressata al procedimento penale. È questa la sintesi della sentenza in commento che, appunto, arriva a “perdonare” il colpevole.

note

[1] Art. 612 cod. pen.

[2] GdP Afragola, sent. del 14.06.2016. Una norma di carattere speciale che si applica specificamente ai reati di competenza del giudice di pace, dove si stabilisce che il fatto è di «particolare tenuità» quando rispetto all’interesse tutelato, «l’esiguità del danno o del pericolo che né è derivato nonché la sua occasionalità e il grado di colpevolezza non giustifichino l’esercizio dell’azione penale», guardando anche al pregiudizio che il procedimento «può recare alle esigenze di lavoro di studio di famiglia e di salute della persona sottoposta a indagine o dell’imputato».

Autore immagine: 123rf com

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice di Pace di Afragola dott.Margherita MORELLI ha pronunciato la seguente SENTENZA Nei confronti di : 1-... nato ad Afragola il ... ed ivi ele.te dom.to alla via .... -libero non comparso - difeso di fiducia dall'avv. Ferdinando Cerbone. IMPUTATO a) del reato p.e p. dagli artt 612 cp perché minacciava ... di un male ingiusto ,con la seguente espressione :Ti devo ammazzare. b) Del reato pep dagli artt.81,582 cp perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso,spingendolo a tergo e facendolo rovinare su una lastra di marmo cagionava ad ... lesioni personali... Reati commessi in Afragola il 19 luglio 2013. CONCLUSIONI:pubblico ministero-non doversi procedere per tenuità del fatto. Difensore-si associa FATTO E DIRITTO Con atto di querela del 20.7.13, ... chiedeva la punizione dell’imputato per i fatti illeciti rubricati e costui veniva tratto a giudizio davanti all’intestato ufficio con decreto di citazione del pubblico ministero emesso il 20 11.13, per rispondere dei reati contestati. Alla udienza dibattimentale né la parte offesa né l‘imputato comparivano nonostante la notifica del verbale contenente l’avviso che non comparendo il fatto sarebbe stato considerato di particolare tenuità sicchè sulle conclusioni in epigrafe espresse,si dava lettura del dispositivo.
Si osserva che alla luce della formulazione dell’art.131bis cp introdotto dal dlsgs n° 28/15 che per giurisprudenza ormai consolidata, non si applica ai reati di competenza del giudice di pace e che introduce l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto ( a evidente scopo deflattivo)per alcune fattispecie incriminatrici di competenza del Tribunale,tenuto conto delle modalità della condotta,dell’esiguità del danno o del pericolo e della non abitualità del comportamento(salvo le eccezioni specificamente previste), appare necessaria anche una rivisitazione dell’art.34 del dlgs 274/2000.La predetta norma di carattere speciale, che si applica specificamente ai reati di competenza del giudice di pace, stabilisce invece che il fatto è di particolare tenuità quando rispetto all’interesse tutelato,l’esiguità del danno o del pericolo che né è derivato nonchè la sua occasionalità e il grado di colpevolezza non giustifichino l’esercizio dell’azione penale tenuto conto altresì del pregiudizio che l’ulteriore corso del procedimento può recare alle esigenze di lavoro di studio di famiglia e di salute della persona sottoposta a indagine o dell’imputato .Il regime introdotto dal citato art.131 bis si evidenzia tuttavia, più favorevole per il reo rispetto a quello previsto dall’ art.34 sia pure in presenza di reati (cosiddetti bagatellari)che suscitano scarso all’arme sociale e che prevede altresì che la particolare tenuità del fatto sia dichiarata con sentenza solo se l’imputato e la parte offesa non si oppongono(comma 3°) IL procedimento penale davanti al giudice di pace in particolare,risponde a una necessità conciliativa in primis più che sanzionatoria e altresì all’esigenza di introdurre un sistema penale più mite per reati ritenuti di minore allarme sociale rispetto a quelli di competenza del Tribunale.Nel rispetto del dettato costituzionale(art.3),è necessario che le sanzioni siano graduate e non applicate indiscriminatamente e che si faccia più corretta ed adeguata applicazione dell’istituto della particolare tenuità del fatto non trascurando di tenere in debito conto la consistenza del fatto reato e le conseguenze che ne sono derivate per la vittima soprattutto in relazione alla rilevanza dell’interesse che si intende tutelare. A tale proposito non può non assumere altresì rilevanza anche il comportamento mantenuto dalle parti sia al di fuori del giudizio che nel corso del giudizio.
Nel caso che ne occupa, tenuto conto dell’antefatto,del rapporto tra le parti,dell’esiguità del danno che ne è derivato (non vi sono attestazioni in atti di particolari patologie della persona offesa e la prognosi certificata è molto modesta )della condotta inerte mantenuta nonostante la notifica del verbale (con l’avvertimento che qualora le parti non fossero comparse alla udienza dibattimentale ,il fatto sarebbe stato considerato di particolare tenuità e il consenso prestato),il giudizio non può che concludersi con declaratoria di improcedibilità dovendosi ritenere sussistenti i presupposti previsti dalla norma in questione.
P.Q.M Visti gli art.531 cpp; Dichiara non doversi procedere nei confronti di ... ascritti perché i fatti sono di particolare tenuità. Così deciso in Afragola il 14.6.16
 

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