Pensione anticipata con 41 anni di contributi
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1 Nov 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata con 41 anni di contributi

Disoccupati, invalidi, beneficiari della Legge 104, addetti ai lavori gravosi: chi può andare in pensione con 41 anni di contributi.

 

In pensione di vecchiaia a 63 anni con 30 o 36 anni di contributi grazie all’Ape sociale, oppure in pensione anticipata con 41 anni di contributi, se si possiedono almeno 12 settimane di contribuzione versate prima del 19° anno di età: è questa la scelta alla quale si trovano ora davanti diverse categorie di lavoratori svantaggiati, come gli invalidi e gli addetti a mansioni particolarmente pesanti.

La Legge di bilancio 2017, difatti, prevede queste due nuove possibilità di uscita anticipata dal lavoro, con l’anticipo pensionistico, da un lato, oppure con la pensione anticipata vera e propria, dall’altro lato. Una vera scelta tra le due forme alternative di pensionamento, però, potrà essere effettuata soltanto dai cosiddetti lavoratori precoci, cioè da coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi effettivi da lavoro versati prima del compimento dei 19 anni di età. Chi non è lavoratore precoce, invece, ma appartiene alle categorie svantaggiate elencate nella Legge di bilancio, può soltanto optare per l’uscita anticipata con l’Ape sociale, se non vuole attendere il compimento dell’età per la pensione di vecchiaia.

Ma andiamo per ordine e vediamo quali sono i beneficiari della pensione anticipata con 41 anni di contributi e quali sono i requisiti e gli adempimenti necessari per richiederla.

 

 

Pensione con 41 anni di contributi: chi sono i beneficiari

Come appena esposto, possono beneficiare della pensione con 41 anni di contributi soltanto i cosiddetti lavoratori precoci. È considerato lavoratore precoce, dalla nuova Legge di bilancio, non chi ha iniziato a lavorare da minorenne, ma chi possiede almeno 12 mesi di contributi da lavoro effettivi accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Tuttavia, per potersi pensionare con 41 anni di contributi non basta essere lavoratori precoci, ma bisogna possedere degli ulteriori requisiti. Vediamo quali.

 

 

Pensione con 41 anni di contributi: requisiti

Possono beneficiare della pensione anticipata con 41 anni di contributi i lavoratori precoci che possiedono i seguenti requisiti (oltre ai 12 mesi di contribuzione da lavoro entro il 19° anno di età):

  • si trovino in stato di disoccupazione (se non percepiscono l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi) a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per:
    • licenziamento, anche collettivo;
    • dimissioni per giusta causa;
    • risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione;
  • assistano, da almeno 6 mesi al momento della domanda di pensione, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave ai sensi della Legge 104 [1] (vedi tutte le agevolazioni spettanti ai beneficiari della Legge 104);
  • abbiano una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  • siano lavoratori dipendenti che svolgono, al momento del pensionamento, da almeno sei anni in via continuativa lavori usuranti [2], oppure attività lavorative particolarmente difficoltose e rischiose:
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • professori di scuola pre-primaria;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

 

 

Pensione con 41 anni di contributi: limiti di cumulo

Nonostante, dal 2008, siano stati aboliti i limiti di cumulo tra reddito e pensione per le pensioni di vecchiaia, anzianità ed anticipata, questi limiti sono stati ora ripristinati per la pensione anticipata con 41 anni di contributi.

In particolare, la pensione anticipata non è cumulabile con redditi da lavoro, subordinato o autonomo, per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra l’anzianità contributiva ordinariamente richiesta per la pensione anticipata (attualmente pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne) e l’anzianità contributiva al momento del pensionamento. In buona sostanza, significa che se Tizio si pensiona con 41 anni di contributi, per un anno e 10 mesi non può lavorare, oppure perde la pensione (anche se bisognerà attendere i precisi requisiti di incumulabilità che perverranno con un prossimo Dpcm per averne la certezza).

La pensione anticipata con 41 anni di contributi, inoltre, non è cumulabile nemmeno con le maggiorazioni previste per determinate attività.

 

 

41 anni di contributi sino a quando?

Il requisito dei 41 anni di contribuzione per l’accesso alla pensione anticipata non sarà un requisito immutabile, ma sarà soggetto agli adeguamenti legati alla speranza di vita. Considerando che il prossimo adeguamento scatterà nel 2019 e sarà pari a 4 mesi, il requisito dovrebbe dunque aumentare, nel 2019, diventando pari a 41 anni e 4 mesi di contributi. Questo, a meno che non sia confermata l’attuale diminuzione della speranza di vita resa nota quest’anno dall’Istat, nel qual caso il requisito non diminuirebbe, ma resterebbe uguale.

 

 

Pensione con 41 anni di contributi: domanda

Le concrete modalità operative per la domanda di pensione e per una più puntuale definizione dei requisiti saranno esposte in un Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri), su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, che dovrà essere adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di bilancio 2017.

In particolare saranno precisate:

  • la determinazione delle caratteristiche specifiche delle attività lavorative gravose;
  • le procedure accertative delle condizioni per l’accesso al beneficio e la relativa documentazione da presentare a tal fine;
  • l’attività di monitoraggio delle risorse stanziate;
  • le comunicazioni che l’Inps deve fornire all’interessato in esito alla presentazione della domanda di accesso al beneficio;
  • la predisposizione di criteri da seguire nell’espletamento dell’attività di verifica ispettiva da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché degli enti che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria;
  • le modalità di utilizzo da parte dell’ente previdenziale delle informazioni relative alla dimensione, all’assetto organizzativo dell’azienda e alle tipologie di lavorazioni aziendali;
  • l’individuazione dei criteri di priorità per l’accesso alla pensione anticipata;
  • le forme e le modalità di collaborazione tra enti che gestiscono forme di assicurazione.

 

L’accesso alla pensione anticipata con 41 anni di contributi non sarà per tutti, ma nel limite delle risorse stanziate per il beneficio, pari a 360 milioni di euro per l’anno 2017, 550 milioni di euro per l’anno 2018, 570 milioni di euro per l’anno anno 2019, 590 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020.

In caso di accoglimento di un numero di domande non compatibile con le risorse stanziate, la decorrenza della pensione può essere posticipata.

 

 

Pensione 41 anni di contributi: Ape sociale per chi rimane fuori

Per chi, avente i requisiti elencati, non rientrerà nei limiti delle risorse stanziate per fruire della pensione con 41 anni di contributi sarà possibile, se si possiedono almeno 63 anni di età, fruire dell’Ape sociale.

Si tratta di una prestazione di assistenza, per la cui fruizione bastano 30 o 36 anni di contributi (a seconda della categoria di appartenenza), che farà da ponte tra l’uscita anticipata dal lavoro e la maturazione della pensione di vecchiaia (dal 2018 il requisito di età per la pensione di vecchiaia sarà pari a 66 anni e 7 mesi per tutti, uomini e donne) e non comporterà, a differenza dell’Ape volontaria, alcuna penalizzazione.

L’Ape volontaria, infatti, è una prestazione analoga all’Ape sociale, ma erogata da una banca: in pratica, l’assegno erogato sino alla maturazione della pensione di vecchiaia altri non è che un prestito bancario, che deve essere restituito dal pensionato, tramite una decurtazione della pensione.

L’Ape sociale, invece, destinata alle stesse categorie beneficiarie della pensione anticipata con 41 anni di contributi (escluso il requisito dei 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni di età), è una prestazione erogata dallo Stato. Non comporta, dunque, alcun taglio della futura pensione ma prevede l’incumulabilità, sino a 8.000 euro annui, con i redditi da lavoro.

 


[1] Art.3, Co.3, L. 104/1992.

[2] D.L. 67/2011.

 


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Commenti
3 Nov 2016 contarin paolo

con 53 anni e 37 di contributi invalido inail he possa andare in pensione e sono pure lavoratore precoce poiche ho incominciato a lavorare a 16 anni