Muro di contenimento di terrapieno e distanze dal confine
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1 Nov 2016
 
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Muro di contenimento di terrapieno e distanze dal confine

Se il dislivello tra terreni è artificiale il muro di contenimento deve essere considerato una costruzione e quindi deve rispettare la distanza dal confine di tre metri.

 

Immaginiamo di essere proprietari di terreno, magari un piccolo appezzamento che ci serve per coltivare un po’ di frutta, pomodori e verdure. Senonché in prossimità del confine col vicino questo terreno fa uno sbalzo di mezzo metro. Per evitare eventuali smottamenti e anche danni che ne possono conseguire, decidiamo di alzare un muro di contenimento.

Il vicino, lo vede, va su tutte le furie e ci contesta l’opera dicendo che è stata costruita troppo a ridosso del sul terreno. In poche parole ci chiede di abbatterlo.

Chi ha ragione? Il vicino, che non vuole opere in muratura in prossimità del suo confine? Oppure noi, che abbiamo alzato quel muro, per salvaguardare la nostra proprietà?

 

Secondo la Cassazione, tutto dipende dalla natura del terrapieno. Nel caso in cui il terrapieno sia di origine naturale (non è stato cioè creato dall’uomo), il muro di contenimento non deve essere classificato come “costruzione” ai fini delle norme sulle distanze e sulle altezze. Quindi, tale muro può essere innalzato anche se a una distanza inferiore a tre metri dal confine del vicino. Il muro, però, deve rimanere alla stessa altezza del terreno che vuole contenere. Se, invece, dovesse elevarsi più in alto, allora esso – non essendo più rivolto a evitare lo smottamento del terreno – deve rispettare la distanza minima dal confine di tre metri.

 

Diverso è il caso del muro di contenimento per un dislivello artificiale, ossia creato dall’uomo. In tal caso devono essere rispettate le distanze dal confine del vicino di tre metri.

 

La risposta, quindi, al quesito se il muro di contenimento del terrapieno debba rispettare o meno le distanze dal confine non può essere data in astratto, ma va verificata, caso per caso, la natura del terrapieno. Dobbiamo poi distinguere, anche per quei contenimenti in cemento o mattoni che hanno la funzione di contenere un dislivello naturale, la parte di muro che effettivamente “contiene” il terrapieno (con specifica funzione di contenimento), dalla parte di muro che s’innalza dal fondo sovrastante (con funzione differente da quella di contenimento) [2] poiché quest’ultima è obbligata al rispetto delle distanze del confine.

 

Illuminante è un’altra sentenza della Cassazione [3] secondo cui nel caso di fondi a dislivello, nei quali il muro adempie anche a una funzione di sostegno e contenimento del terrapieno o della scarpata, una faccia non si presenta di norma come isolata e l’altezza può anche superare i tre metri, se tale è l’altezza del terrapieno o della scarpata; pertanto, non può essere considerato come costruzione, ai fini dell’osservanza delle distanze legali, il muro che, nel caso di dislivello naturale, oltre a delimitare il fondo, assolve anche alla funzione di sostegno e contenimento del declivio naturale; mentre nel caso di dislivello di origine artificiale deve essere considerato costruzione in senso tecnico-giuridico il muro che assolve in modo permanente e definitivo anche alla funzione di contenimento di un terrapieno creato dall’opera dell’uomo.

L’elemento determinante è quindi, l’origine, artificiale o meno, del dislivello costituente terrapieno: quando trattasi di dislivello naturale, adempiendo il muro anche ad una funzione di sostegno e di contenimento del terrapieno, esso non sarà considerato costruzione ai fini dell’osservanza delle distanze legali.

 

Se infatti il dislivello deriva dall’opera dell’uomo, allora il terrapieno e il relativo muro vanno considerati come vere e proprie costruzioni in senso tecnico giuridico e, quindi, devono rispettare la distanza dal confine [4].


La sentenza

T.A.R. Cagliari, (Sardegna), sez. II, 05/05/2016,  n. 401

Il muro a sostegno di un terrapieno non costituisce costruzione in senso stretto (rilevante, ai fini del rispetto delle distanze rispetto al confine), solo nell’ipotesi in cui sia di modeste dimensioni e abbia l’esclusiva funzione di evitare frane e smottamenti, non anche altre funzioni come la realizzazione di una terrazza.

 

Cassazione civile, sez. II, 24/11/2015,  n. 23934

In tema di muri di cinta tra fondi a dislivello, qualora l’andamento altimetrico del piano di campagna, originariamente livellato sul confine tra due fondi, sia stato artificialmente modificato innalzando detto piano, al fine di verificare se sia rispettata l’altezza massima del muro di cinta costruito sul confine, l’altezza deve essere misurata computandovi il terrapieno creato “ex novo” dall’opera dell’uomo, ossia tenendo conto dell’originario posizionamento del terreno.

 

 

T.A.R. Torino, (Piemonte), sez. II, 12/11/2015, n. 1557

Il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi “costruzione” agli effetti della disciplina delle distanze o del regime autorizzativo

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[1] Cass. sent. n. 12239/2002: «In caso di fondi a dislivello, non può considerarsi “costruzione”, ai fini e per gli effetti dell’art. 873 cod. civ., il muro di contenimento realizzato per evitare smottamenti o frane». Così anche Cass. sent. n. 4593/1984.

[2] Cass. sent. n. 145/2006.

[3] Cass. sent. n. 8144/2009.

[4] Cass. sent. n. 4541/1997 «…in caso di fondi a dislivello non può considerarsi “costruzione” ai fini e per gli effetti dell’art. 873 c.c. il muro di contenimento realizzato per evitare smottamento o frane. Nel caso invece di dislivello derivante dall’opera dell’uomo devono, invece, considerarsi costruzioni in senso tecnico – giuridico il terrapieno ed il relativo muro di contenimento che lo abbiano prodotto o che abbiano accentuato quello già esistente per la natura dei luoghi…».

 


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