Chi affitta deve controllare che la caldaia funzioni
Lo sai che?
1 Nov 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Chi affitta deve controllare che la caldaia funzioni

Chi affitta un immobile risponde per i danni o la morte dell’inquilino dovuta al cattivo funzionamento della caldaia.

 

Prima di dare in affitto un appartamento controlla sempre che la caldaia funzioni correttamente; accertati inoltre che il tecnico di fiducia abbia effettuato la dovuta verifica periodica e la manutenzione. Questo perché, in caso di rottura o scoppi della caldaia, il padrone di casa è responsabile e sarà tenuto a risarcire tutti i danni procurati all’inquilino (danni alle cose o fisici); nella peggiore delle ipotesi, in caso di morte, oltre all’ingente risarcimento dovuto agli eredi per la perdita del caro, scatterà anche un procedimento penale per omicidio colposo. È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Partiamo da un dato di fatto: la manutenzione ordinaria della caldaia spetta al conduttore, mentre quella straordinaria al locatore. Il contratto di affitto può anche prevedere una diversa divisione delle spese.

L’installazione di un impianto di riscaldamento quale la caldaia non rientra nell’ordinaria manutenzione gravante sull’inquilino. Pertanto, in caso di omessa predisposizione di un idoneo sistema di areazione all’interno dell’appartamento e, comunque, dall’installazione di una caldaia non conforme alle norme di sicurezza le conseguenze ricadono sempre sul padrone di casa.

 

Se però i danni derivanti dalla rottura o scoppio della caldaia vengono procurati a terzi – come ad esempio al tecnico chiamato a fare la verifica periodica – a risponderne sono, secondo la Cassazione [2], sia il locatore che il conduttore in quanto entrambi custodi del bene.


La sentenza

Cass. sent. n. 43861/2016.  

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS) nato il (OMISSIS);

avverso la sentenza del 18/11/2014 della CORTE APPELLO di ROMA;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 06/10/2016, la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;

Udito il Procuratore generale in persona del dott. SANTE SPINACI che ha concluso per il rigetto del ricorso;

Udito, per le parti civili (OMISSIS), l’Avv. (OMISSIS), che ha concluso per la conferma della sentenza impugnata;

Udito, per la parte civile (OMISSIS), l’Avv. (OMISSIS), che ha concluso per la conferma della sentenza impugnata;

Udito il difensore, Avv. (OMISSIS), che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Appello di Roma ha riformato limitatamente al trattamento sanzionatorio la pronuncia di condanna emessa, a seguito di giudizio abbreviato, dal Tribunale di Roma nei confronti di (OMISSIS), imputato (unitamente al padre (OMISSIS), nei cui confronti il processo si e’ concluso con sentenza ai sensi dell’articolo

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 43861/2016.

[2] Cass. sent. n. 13363/2015.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti