Dare i propri beni in eredità tramite contratto è lecito?
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2 Nov 2016
 
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Dare i propri beni in eredità tramite contratto è lecito?

Posso far inserire, in un contratto con un parente o un amico, che questi si impegna, alla sua morte, a nominarmi come erede o a lasciarmi la sua casa?

 

Il codice civile vieta la possibilità di impegnarsi a lasciare, in eredità, uno o più beni a un altro soggetto. Non è quindi possibile inserire tale obbligo in un contratto e, addirittura, retribuirlo. I cosiddetti patti successori non hanno infatti alcun effetto. Questo perché la legge vuole che le ultime volontà del testatore siano disposte con una manifestazione spontanea di volontà, che non sia obbligata da precedenti impegni, sia pure se anch’essi assunti spontaneamente. Difatti, se il testamento è un atto normalmente revocabile (chiunque può revocare un precedente testamento e scriverne uno successivo e difforme da quello anteriore) ciò non può avvenire con i contratti che non possono essere revocati e sciolti (se non per casi straordinari).

 

 

Divieto di patti successori

I patti successori sono quegli accordi o clausole contrattuali con cui un soggetto si obbliga a nominare un altro soggetto erede alla sua morte o a lasciargli uno o specifici beni come una casa, un’automobile, un conto corrente, le quote di una società, ecc.

Poiché la trasmissione del patrimonio del defunto può avvenire solo per legge o per testamento, è vietata, a pena di nullità, qualsiasi convenzione (patto, contratto, accordo) con cui taluno dispone della propria successione.

 

Allo stesso modo è nullo ogni atto con il quale un soggetto dispone dei diritti, che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi.

 

Per espressa previsione di legge, non rientrano in tale tipo di accordo, e sono quindi validi, i cosiddetti «patti di famiglia», introdotti recentemente nel nostro ordinamento con il preciso scopo di realizzare il trasferimento per atto tra vivi dell’azienda familiare.

 

Come difendersi da un patto successorio? Chiunque può ricorrere al giudice per far dichiarare nullo il patto successorio; lo può inoltre fare in qualsiasi momento poiché non esistono termini massimi entro cui agire. Ad agire può essere la stessa persona che prima ha sottoscritto il contratto con cui si è impegnato a devolvere la propria eredità a un altro soggetto e poi ci ha ripensato.

 

 

Quali sono i patti successori?

I patti successori possono essere:

 

istitutivi: sono contratti con cui un soggetto viene nominato erede o nominato legatario (nel primo caso gli si promette una percentuale del proprio patrimonio, nel secondo caso un bene specifico). Si realizzerebbero in tal modo gli stessi effetti del testamento, ad esclusione del potere di revoca, posta l’irrevocabilità dei contratti.

 

dispositivi: si tratta di contratti, aventi ad oggetto l’immediata costituzione o trasmissione di diritti relativi alla successione di un terzo non ancora aperta. Hanno ad oggetto non la propria eredità, ma quella di un terzo. Sono vietati in quanto vi è pericolo che il disponente, non avendo ancora acquistato, non si renda conto del significato economico dell’atto posto in essere, ma anche per l’immoralità di porre la morte come presupposto di un atto negoziale e di un vantaggio patrimoniale in genere;

 

rinunziativi: si tratta di contratti aventi ad oggetto l’estinzione o la rinuncia di diritti relativi ad una successione non ancora aperta;

 

obbligatori: sono quelli con cui un soggetto si obbliga a disporre della propria successione o a disporre o rinunziare ai diritti, che spetteranno su una futura successione. Un’ipotesi del genere si realizza quando un soggetto si obbliga, mediante scrittura privata, a trasferire con testamento, i propri beni ad un altro, in corrispettivo o del pagamento di una rendita o dell’abitazione e dell’assistenza.

 

 

Qualche esempio di patti successori nulli

Ecco qualche esempio di patto successorio e, quindi, di accordo nullo:

  • «Ti donerò la mia casa a condizione che io muoia prima di te». È valida invece la donazione immediatamente valida, ma con effetti solo alla morte del donate: ad esempio «Ti dono subito la mia casa, ma la potrai utilizzare solo alla mia morte»;
  • «Ti vendo un bene a condizione che tu mi nomini tuo erede alla morte»;
  • «Ti vendo un bene a condizione che, alla tua morte, mi lascerai un quadro»;
  • «Quando morirà papà io ti cederò la mia parte di eredità o la mia metà della casa che lui ci lascerà».

 


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