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Lo sai che? Pubblicato il 2 novembre 2016

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Lo sai che? Terra e polvere sul terrazzo: chi paga?

> Lo sai che? Pubblicato il 2 novembre 2016

Non è responsabile il condominio per la caduta di spazzatura, polvere, calcinacci e altri oggetti sul balcone provenienti dal piano di sopra.

Chi danneggia la proprietà altrui deve risarcire il danno: un principio che vale soprattutto nei condomini quando, ad esempio, il vicino del piano di sopra fa cadere, sul terrazzo sottostante, spazzatura, acqua e terriccio delle piante, polvere e briciole della tovaglia, ma anche calcinacci per lavori in corso. Anzi, se tali oggetti possono essere pericolosi o capaci di sporcare, imbrattare o molestare le persone, all’illecito civile (quello che comporta il risarcimento del danno) si accompagna anche il reato di getto di cose pericolose, sicché il vicino è passibile di querela.

Il punto, però, è che sia per l’azione civile che per quella penale è necessario individuare con esattezza il responsabile e, in assenza di una prova fotografica o di testimoni, l’azione può finire nel vuoto e il danneggiato sarà anche tenuto a pagare le spese processuali. Come si fa in questi casi? Chi risponde per i danni procurati al balcone, insozzato dalla spazzatura proveniente dal piano di sopra? Si può chiamare in causa il condominio, nella persona dell’amministratore, per non aver vigilato sul rispetto delle regole di buon vicinato e non aver preservato le proprietà individuali?

La risposta, data non molto tempo fa dalla Cassazione [1], è negativa: anche in presenza di una clausola del regolamento di condominio che vieta di lanciare, dai piani superiori, immondizie e altri oggetti sull’altrui terrazzo, non si può attribuire una responsabilità al condominio se, a causa dell’omertà degli altri condomini, è impossibile individuare l’autore del lancio.

La forza di gravità, è vero, non necessita di prove; ma non basta sapere che un oggetto piovuto dall’alto finisce quasi sempre sul suolo sottostante perpendicolare ad esso. Non è detto, infatti, che non possano concorrere altri fattori a cambiare il normale percorso della spazzatura come il vento o la forza dell’uomo stesso che, da un piano non perfettamente in linea retta, getti dolosamente gli oggetti sul balcone del vicino. Dunque la presenza indesiderata di spazzatura su un terrazzo non implica in automatico la responsabilità di chi vive al piano di sopra.

E sul fatto che, comunque, l’episodio si è verificato perché l’amministratore non si è attivato per impedirlo, nulla si può recriminare: non rientra infatti tra i compiti di quest’ultimo garantire l’integrità delle proprietà dei singoli condomini, né l’osservanza, da parte di questi, delle norme della buona educazione.

Diversa sarebbe la soluzione qualora i rifiuti di calcinacci e terra provengano dal tetto di proprietà comune. In tal caso, la responsabilità è del condominio e, quindi, di tutti i condomini. Anzi, la legge dispone in questi casi la cosiddetta responsabilità solidale: in pratica, il danneggiato può chiedere l’integrale risarcimento del danno solo a uno dei tanti proprietari di appartamenti dello stabile, salvo poi il diritto di quest’ultimo di rivalersi nei confronti degli altri condomini per aver “anticipato” l’integrale spesa. In questo modo il creditore non deve fare causa contro tutti i debitori “pro quota” [2].

note

[1] Cass. ord. n. 15662/16 del 27.06.2016.

[2] Cass. sent. n. 1674/2015.

Autore immagine: Pixabay.com

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

ORDINANZA

sul ricorso 10802/2015 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS), giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 642/2014 della Corte D’APPELLO di PERUGIA del 9/10/2014, depositata il 10/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio dell”08/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato (OMISSIS) difensore della ricorrente che chiede l’accoglimento. FATTO E DIRITTO
Considerato che:

il Consigliere designato ha depositato la seguente relazione ai sensi dell’articolo 380-bis c.p.c.; “Ritenuto che:

– (OMISSIS) convenne in giudizio il Condominio dell’edificio “(OMISSIS)”, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni conseguenti al lancio di immondizia dai piani superiori dell’edificio condominiale sul terrazzo di proprieta’ attorea e alla conseguente necessita’ di provvedere alle pulizie di detto terrazzo e di realizzarvi una tettoia di protezione;

– nella resistenza del Condominio convenuto, il Tribunale di Perugia rigetto’ la domanda;

– sul gravame proposto dall’attrice, la Corte di Appello di Perugia confermo’ la pronuncia di primo grado;

– per la cassazione della sentenza di appello ricorre (OMISSIS) sulla base di due motivi;
– il Condominio dell’edificio “(OMISSIS)”, ritualmente intimato, non ha svolto attivita’ difensiva; Atteso che:

– il primo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli articoli 1703, 1710, 1218 e 1129 c.c. e segg., per avere la Corte di Appello escluso la sussistenza della pretesa responsabilita’ del condominio e/o dell’amministratore condominiale in ordine ai lamentati danni) appare manifestamente infondato, in quanto i giudici di merito hanno puntualmente spiegato – con motivazione esente da vizi logici e giuridici – come il regolamento condominiale vietasse il lancio di immondizie e di oggetti dai piani superiori prevedendo conseguenti sanzioni per i trasgressori, che – tuttavia – non si e’ riusciti ad individuare a causa della “omerta’” dei condomini, con cio’ nulla potendosi addebitare all’amministratore o al condominio;

– il secondo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione di norme di diritto, per avere la Corte di Appello ritenuto che la Delib. Assemblea Condominiale 16 marzo 2005, si limitasse ad autorizzare i proprietari dei terrazzini interni dei primi piani alla installazione di tettoie, e non invece a disporne l’installazione a spese del condominio) appare inammissibile, trattandosi di censura che investe un apprezzamento di merito incensurabile in sede di legittimita’, ne’ peraltro avendo il ricorrente fornito elementi – come era suo onere ai fini dell’autosufficienza del ricorso – per apprezzare l’eventuale manifesta illogicita’ della conclusione cui e’ pervenuta la Corte territoriale;

Ritenuto che il ricorso puo’ essere avviato alla trattazione camerale, per essere ivi rigettato”; Considerato che:

– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi che consentano di dissentire dalla proposta del Relatore, non potendo addebitarsi al condominio la mancata realizzazione delle tettoie, in quanto l’assemblea condominiale ne ha autorizzato la installazione a cura e spese di ciascun condomino;

– il ricorso, pertanto, deve essere rigettato;

– non vi e’ luogo a pronuncia sulle spese, non avendo l’intimato svolto attivita’ difensiva in questa sede;

– ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17) applicabile ratione ternporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.

P.Q.M.
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE rigetta il ricorso.

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