Cartelle di pagamento: firme illegittime e rischio nullità
Editoriali
2 Nov 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Cartelle di pagamento: firme illegittime e rischio nullità

Chi firmerà le nuove richieste di pagamento per conto di Agenzia delle Entrate-Riscossione potrebbe non avere i poteri per non aver superato un regolare concorso pubblico.

 

Come era stato per gli atti dell’Agenzia delle Entrate, firmati da funzionari promossi a dirigenti senza alcun minimo concorso – nomine poi dichiarate incostituzionali dalla Consulta – ora lo stesso problema potrebbe verificarsi per Equitalia. O meglio, per Agenzia delle Entrate-Riscossione, il nuovo soggetto che prenderà il posto della società per azioni deputata, sino ad oggi, alla riscossione esattoriale. Nessuna garanzia, infatti, viene prevista dalla legge sulla nomina del nuovo personale che, anzi, verosimilmente sarà lo stesso in forza, sino ad oggi, presso la società privata e ora in passaggio al nuovo ente pubblico senza alcun rispetto della Costituzione.

Ma procediamo con ordine e vediamo perché le cartelle di pagamento che i contribuenti riceveranno dal 2017 potrebbero essere a rischio nullità o, meglio, «inesistenza».

 

 

Da Equitalia ad Agenzia delle Entrate-Riscossione: cosa cambia?

Il passaggio da Equitalia ad Agenzia delle Entrate-Riscossione non presenta, sotto il profilo sostanziale, alcuna diversità dal passato. Si tratta sempre di un soggetto in mano all’Agenzia delle Entrate e da questa controllato (ricordiamo, infatti, che, già all’epoca di Equitalia, il 51% del capitale della Spa era detenuto dall’Agenzia delle Entrate e il 49% dall’Inps). I poteri di riscossione, peraltro, si valgono degli stessi strumenti del passato ossia: cartelle di pagamento, pignoramenti, fermi, ipoteche. Insomma, cambia il soggetto ma le regole del “gioco” restano le stesse. Se vogliamo, una differenza può essere ravvisata nei poteri di indagine nell’individuazione dei beni pignorabili: più sofisticati quelli in mano al nuovo soggetto rispetto a Equitalia (leggi: Agenzia delle Entrate-Riscossione è peggio di Equitalia). Difatti, Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà utilizzare le banche dati e le informazioni in mano a tutti gli enti pubblici, alle quali è autorizzata ad accedere ai fini dell’esercizio della riscossione esattoriale.

 

La vera differenza rispetto al passato è, però, sul piano strutturale-formale: la veste giuridica del nuovo soggetto non è più quella di una società di diritto privato, ossia una Società per Azioni (benché detenuta nelle mani di soggetti pubblici), ma un ente pubblico economico costituito ad hoc: l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Ente che sarà sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del ministro dell’Economia e delle Finanze.

 

Il vero punto della questione però è il passaggio del personale che, in base al decreto legge fiscale, sarà lo stesso di Equitalia. Insomma, i dipendenti che prima erano assunti da una società privata, ora passeranno a una pubblica amministrazione, senza alcuna garanzia di superamento di un valido concorso.

La nuova norma dice solo che:

 

«…il personale delle società del Gruppo Equitalia con contratto di lavoro a tempo indeterminato, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, senza soluzione di continuità e con la garanzia della posizione giuridica ed economica maturata alla data del trasferimento, è trasferito all’ente pubblico economico di cui al comma 3, previo superamento di apposita procedura di selezione e verifica delle competenze, in coerenza con i principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità».

 

Cosa si intende con le parole «procedura di selezione e verifica»? Non è dato ancora saperlo, ma di certo se la legge avesse voluto intendere un bando pubblico lo avrebbe espressamente detto.

 

La questione è molto delicata. Difatti, se le aziende private possono scegliere e selezionare il proprio personale dipendente senza dover rispettare alcuna forma e criteri di scelta imposti dalla legge, per le pubbliche amministrazioni la regola è opposta: la Costituzione [1] impone, infatti, un regolare bando e concorso pubblico cui tutti i cittadini hanno diritto a partecipare e ad essere valutati secondo criteri oggettivi e predefiniti in anticipo, in modo da garantire da un lato il buon andamento della pubblica amministrazione, dall’altro il diritto paritario di accesso ai posti di lavoro pubblici.

 

La costituzione spiega che «agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge» e non parla invece di «procedura di selezione e verifica» come invece fa il decreto fiscale appena approvato dal Governo.

 

Dunque, il personale del nuovo ente pubblico sarà lo stesso di Equitalia Spa, società privata, anche se la conferma di ruolo avverrà solo previo superamento di apposita procedura di selezione e verifica delle competenze. Ma chi farà tale valutazione? Sulla base di quali criteri? E, soprattutto, perché va preferito il personale di Equitalia rispetto al sig. Mario Rossi, disoccupato, che da mesi si sta preparando su tutti i testi disponibili in commercio per superare i concorsi pubblici?

 

 

Una nomina motu proprio?

L’Agenzia delle Entrate non è nuova a nomine “motu proprio”. Qualche anno fa aveva elevato di grado ben 767 funzionari, eleggendoli al ruolo di dirigenti senza un pubblico concorso. È dovuta intervenire la Corte costituzionale a dichiarare la nullità delle nomine. Inevitabile sospettare di nullità tutti gli atti di accertamento e le iscrizioni a ruolo firmate da tale personale privo di poteri, questione risolta, in «zona Cesarini», dalla Cassazione con una sentenza in favore del fisco: per salvare le casse erariali, la Corte ha estratto dal cilindro una interpretazione che ha dovuto contraddire anni di precedente giurisprudenza difforme.

 

Sembrava che lo scandalo avesse “scottato” sufficientemente il fisco tanto da impedirgli di fare, in futuro, errori del genere. Evidentemente il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ed oggi ci troviamo punto e a capo. Dopo il cambio di datore di lavoro, l’ex personale di Equitalia potrebbe trovarsi sprovvisto dei poteri di firma delle cartelle di pagamento, delle ipoteche, dei fermi auto. E questo perché gli stessi lavoratori di una società privata si troverebbero a rivestire la qualifica di pubblici dipendenti e, quindi, di pubblici ufficiali senza aver prima sostenuto un concorso valido. Il decreto legge, infatti, da un lato garantisce la conservazione del posto di lavoro agli ex dipendenti di Equitalia, dall’altro lato però – e non si comprende come le due cose possano essere compatibili – impone una procedura di selezione. “Selezione” e non “bando”.

E allora sarebbe necessario ricorrere alla Corte costituzionale e richiedere l’annullamento di tutti gli atti di riscossione effettuati dopo il passaggio di consegne ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. Salvo che, ancora una volta, i giudici decideranno, con voli pindarici, di salvare il nostro fisco che, ormai, ha acquisito sempre più i panni di vero legislatore.


[1] Art. 97 Cost.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
 
Commenti