Se l’immobile acquistato è abusivo
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2 Nov 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Se l’immobile acquistato è abusivo

La vendita dell’immobile abusivo non salva dall’ordine di demolizione: l’acquirente, anche se non colpevole dell’abuso edilizio, deve rispettare l’ordine di demolizione ma può agire contro il venditore o i suoi eredi per ottenere il risarcimento del danno.

 

Nessuna speranza di conservazione dell’immobile se l’abusivismo edilizio è stato accertato e c’è un ordine di demolizione.

 

Chi acquista un immobile viziato in tutto o in parte da abusivismo edilizio deve  infatti adempiere all’ordine di ripristino emesso dal giudice, anche se non ha commesso personalmente l’abuso. Egli può però far valere, in sede civile, la responsabilità contrattuale o extracontrattuale del venditore.

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1].

 

Secondo i giudici, in tema di reati edilizi, l’esecuzione dell’ordine di demolizione, impartito dal giudice a seguito dell’accertata edificazione in violazione di norme urbanistiche, non è escluso dalla vendita dell’immobile abusivo a terzi, anche se intervenuta anteriormente all’ordine medesimo.

 

Ciò in quanto l’ordine di demolizione ha carattere reale (e non personale) e dunque ricade direttamente sul soggetto che è attualmente in rapporto con il bene, a prescindere dagli atti traslativi intercorsi.

 

L’acquirente dell’immobile deve rassegnarsi alla demolizione anche se estraneo all’abuso edilizio.  Difatti, l’ordine di demolizione del manufatto abusivo, legittimamente adottato, deve essere eseguito nei confronti del proprietario dell’immobile indipendentemente dal fatto che sia stato lui o meno l’autore dell’illecito.

 

In tale ipotesi, l’unica tutela possibile è quella civile che consente all’acquirente di rivalersi nei confronti del venditore o dei suoi eredi, a seguito dell’avvenuta demolizione, per ottenere il risarcimento del danno.

 

L’ordine di demolizione conserva la sua efficacia nei confronti di qualunque acquirente dal condannato. Tale regola si spiega con la preminenza dell’interesse pubblico paesaggistico e urbanistico rispetto all’interesse privato di conservazione dell’immobile acquistato.


[1] Cass. sent. n. 45433 del 27.10.2016.

 


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