Affidamento e adozione: quali differenze?
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26 Nov 2016
 
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Maura Corrado
 


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Affidamento e adozione: quali differenze?

Spesso si fa confusione tra adozione e affidamento. Si tratta di due provvedimenti aventi natura e funzioni molto diverse. Vediamo quali sono le principali differenze.

 

L’adozione e l’affidamento sono due provvedimenti giuridici che hanno lo scopo di assistere il minore – in stato di abbandono nel primo caso e con difficoltà familiari nel secondo – nella crescita fisica, sociale e psichica. In particolare, mentre l’adozione consiste nel cambiamento dello stato giuridico del soggetto, che diventa a tutti gli effetti figlio legittimo della coppia adottante, l’affidamento è solo temporaneo e non prevede un cambiamento nello stato giuridico del minore e dei suoi genitori naturali.

 

Facciamo un esempio: Tizio e Caia adottano il minore Sempronio, i cui genitori naturali sono morti. Con il relativo provvedimento, Sempronio diventa figlio a tutti gli effetti di Tizio e Caia come se questi ultimi lo avessero concepito e Caia lo avesse partorito. Se, invece, Sempronio – i cui genitori naturali sono Filano e Mevia – viene dato in affidamento a Tizio e Caia, egli resta figlio di Filano e Mevia e nessuno dei soggetti coinvolti nella procedura cambia il suo stato giuridico.

Come diremo in seguito, l’adozione può convertirsi in affidamento: volendo fare un esempio “vip”, si pensi al famoso calciatore, Mario Balotelli, adottato da genitori italiani a seguito di un periodo di affidamento.

Vediamo di capirne di più.

 

 

Adozione: quando?

Con l’adozione, una coppia può riconoscere come figli legittimi dei soggetti (solitamente minorenni) rimasti senza i genitori naturali o che non sono stati riconosciuti da questi o che, comunque, si trovino in una situazione di abbandono.

La procedura di adozione è particolarmente complessa: occorre, prima di tutto, essere considerati idonei da parte del tribunale per i minori, che verifica tale elemento attraverso i servizi socio-assistenziali presenti sul territorio di cui si serve per svolgere le verifiche di cui ha bisogno. Gli aspiranti genitori vengono considerati idonei in presenza di tre requisiti fondamentali:

  1. devono essere uniti in matrimonio da almeno tre anni, senza nessuna separazione di fatto. In alternativa, devono aver convissuto, prima del matrimonio, in modo stabile e continuativo, per almeno tre anni;
  2. la differenza di età tra adottato e adottante deve essere compresa tra i 18 e i 45 anni [1];
  3. devono essere idonei ad educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare.

 

Per quando riguarda, il minore adottando, invece, deve essere dichiarato in stato di adottabilità: significa che deve trovarsi un uno stato di abbandono, dovuto alla mancanza di assistenza morale o materiale da parte dei genitori o dei parenti che dovrebbero provvedervi (si pensi, ad esempio, a un bambino che si trova in un orfanotrofio a causa della morte dei genitori naturali e i cui parenti non abbiano la possibilità di prendersene cura).

 

A tal proposito, occorre segnalare che è l’adozione è, in realtà, possibile anche se il minore non è in stato di abbandono; si parla, in tal caso, di adozione in casi particolari: ha lo scopo di assicurare al minore l’inserimento in un ambiente familiare che gli assicuri quell’assistenza materiale e morale che la famiglia di origine non è in grado di fornirgli.

 

Resta ferma, in ogni caso, l’adozione di maggiorenni, diretta in sostanza a tutelare aspettative successorie: è permessa alle persone che abbiano 35 anni di età e che superino di almeno 18 anni l’età di coloro che intendono adottare. Ipotizziamo che Tizio sia figlio di Caia e Mevio, trasferitisi per lavoro all’estero quando Tizio aveva due anni, lasciandolo presso la zia Sempronia che lo cresce come se fosse suo figlio, non avendo figli naturali. Al compimento della maggiore età Sempronia potrà adottare il nipote Tizio per trasmettergli l’eredità una volta deceduta.

 

L’iter per adottare un minorenne si articola essenzialmente in quattro tappe fondamentali:

  1. presentazione della domanda di adozione al tribunale per i minorenni;
  2. accertamento dei requisiti della coppia da parte del tribunale e dei servizi sociali;
  3. affidamento preadottivo, che dura un anno e può essere prorogato o revocato a seconda delle situazioni;
  4. dichiarazione di adozione vera e propria, emessa dal tribunale.

 

 

 Adozione: quali effetti produce?

Ma quali effetti produce il provvedimento di adozione?

  • Il minore adottato diventa figlio degli adottanti e ne assume il cognome: ad esempio, il minore Mario Rossi, figlio di Edoardo e Elena Rossi, viene adottato da Marco e Beatrice Verdi. Diventa, quindi, figlio, a tutti gli effetti, di questi ultimi e ne assume il cognome: si chiamerà Mario Verdi.
  • Cessano i rapporti tra l’adottato e la famiglia di origine [2], da un punto di vista giuridico. Facciamo ancora un esempio: i genitori biologici di Mario Verdi, Edoardo e Elena Rossi, non dovranno più occuparsi del suo mantenimento.

 

 

Affidamento: quando?

A differenza dell’adozione, l’affidamento è un provvedimento temporaneo attraverso il quale un minore in difficoltà viene accolto presso una famiglia in grado di prendersene cura. La famiglia affidataria, quindi, si assume il compito di educare il minore, di soddisfare i suoi bisogni e le sue esigenze, materiali ed affettive, senza, però, che questo modifichi la natura giuridica del rapporto tra il bambino e i suoi genitori naturali, i quali restano a tutti gli effetti i suoi genitori legittimi.

 

Anche in questo caso, a pronunciarsi è il tribunale per i minori, che ha il compito di valutare l’idoneità degli affidatari grazie alla cooperazione con i servizi sociali presenti sul territorio locale. I genitori affidatari svolgono un compito molto importante e complesso per il minore: non solo devono garantirgli una situazione familiare stabile ma devono anche consentire al minore stesso di avere rapporti sereni con la sua famiglia di origine, che deve essere pronta a riaccoglierlo quando siano stati risolti i problemi che hanno portato al suo allontanamento da essa.

 

 

Affidamento: può trasformarsi in adozione?

L’affidamento può trasformarsi in adozione: la legge prevede, infatti, una corsia preferenziale a favore di chi ha il bambino in affido. Il tribunale dei minori dovrà tener conto, nel decidere sull’adozione, dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria [3]. L’interesse del minore viene messo sempre al primo posto: lo dimostra il fatto che deve essere garantita continuità affettiva con gli affidatari (come, ad esempio, il diritto di visita) anche in caso di ritorno alla famiglia di origine e adozione o nuovo affido ad altra famiglia.

Facciamo un esempio: consideriamo sempre Mario Rossi dato in affido a Marco e Beatrice Verdi. Il piccolo Mario si è ormai affezionato ai genitori affidatari e ha instaurato un bel rapporto con Silvia, la loro figlia naturale. In pratica, tra Mario e la famiglia Verdi, affidataria, si è instaurato un rapporto stabile e duraturo. Dunque, Marco e Beatrice saranno preferiti rispetto a un’altra coppia nel caso in cui Mario debba essere adottato. Gli stessi Verdi, tuttavia, nel corso del periodo di affidamento, dovranno permettere a Mario di frequentare i suoi genitori naturali, Edoardo e Elena Rossi.

 

 

Affidamento e adozione: differenze

Ricapitolando, le principali differenze tra l’affidamento familiare e l’adozione si possono così riassumere:

  • l’affido è temporaneo, l’adozione è definitiva: nell’affido si accoglie un bambino la cui famiglia sta attraversando un periodo di crisi, nell’adozione si accoglie un bambino per cui si è accertata la situazione di abbandono;
  • nell’affido rimane sempre il legame con la famiglia d’origine: il bambino vede i propri genitori che rimangono un riferimento per lui e che possono dare indicazioni riguardo l’educazione e l’istruzione del bambino; nell’adozione il legame con la famiglia d’origine viene interrotto per sempre;
  • nell’affido il bambino mantiene il proprio cognome e la propria residenza: in pratica, non cambia la natura giuridica del rapporto tra il minore e i suoi genitori; nell’adozione il bambino diventa figlio a tutti gli effetti prendendo il cognome dei genitori adottivi e assumendo diritti e doveri;
  • nell’affidamento, per legge, non sono previsti limiti rispetto alla differenza di età fra minore ed affidatari.

 


[1] Tali limiti possono essere superati se il tribunale per i minorenni accerti che dalla mancata adozione derivi un danno grave e inevitabile per il minore; è, inoltre, ammessa l’adozione quando il limite massimo di età sia superato da uno solo dei coniugi in misura non superiore ai 10 anni, quando gli stessi siano genitori di figli, anche adottivi, dei quali almeno uno in età minore e, infine, quando l’adozione riguardi un fratello e una sorella del minore già adottato dagli stessi.

[2] L’adottato, raggiunti 25 anni di età, può accedere alle informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei suoi genitori biologici, in presenza di gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica.

[3] La corsia preferenziale opera, però, solo se gli affidatari rispondono ai requisiti per l’adozione (stabile rapporto di coppia, idoneità all’adozione e differenza di età con l’adottato).

 


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