Come cancellare link da Google
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2 Nov 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Come cancellare link da Google

Diritto all’oblio: Google deve cancellare, dai risultati delle ricerche, i link ad articoli non più attuali. Ecco il modulo per la richiesta.

 

Tutte le volte in cui, digitando il tuo nome, appaiono su Google articoli non più recenti o attinenti a fatti ormai superati e non più di pubblico interesse puoi richiedere la cancellazione dei relativi link dall’elenco del motore di ricerca. Puoi inoltrare la tua richiesta sia al sito che ospita il testo, sia a Google stesso che, secondo una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue, è corresponsabile del trattamento dei dati personali degli utenti sulla rete. A tal fine, la società americana ha messo a disposizione questa pagina per inoltrare le richieste di cancellazione di link. In caso di mancato ottemperamento alla richiesta, l’interessato può presentare ricorso al giudice o al Garante della Privacy.

 

È quello che si definisce diritto all’oblio e consiste nel diritto di ogni cittadino a vedere cancellate le informazioni che, seppur vere ma non più attuali, lo riguardano. Si pensi al caso di una persona condannata penalmente e che, dopo numerosi anni, veda che la notizia del processo penale è ancora presente su Internet. O al caso di chi è stato indagato anche se poi le relative indagini non abbiano dato luogo a un rinvio a giudizio.

Vi rientra – anche se in modo parzialmente diverso – il caso di chi veda pubblicata solo la notizia della sua condanna in primo grado, non aggiornata all’assoluzione in secondo grado o in cassazione. In tal caso, viene anche in rilievo il diritto all’identità personale e alla correttezza dell’informazione. Fermo restando che l’interessato ha il diritto a vedere rettificata la notizia, egli potrebbe anche chiedere la cancellazione facendo leva sul predetto diritto all’oblio.

 

La giurisprudenza ha ormai riconosciuto l’esistenza del diritto all’oblio e quindi alla cancellazione dei link da Google. Secondo una recente sentenza del tribunale di Milano [1], quando la diffusione online di una notizia risulti non pertinente, incompleta e non aggiornata, la persona interessata ha il diritto di chiedere, oltre che ricevere, la dissociazione del proprio nome dal risultato di ricerca, non riscontrandosi alcun interesse pubblico alla diffusione della predetta notizia.

 

Se la richiesta viene inoltrata al titolare del sito, l’interessato ha diritto a vedere cancellato il contenuto o che lo stesso sia deindicizzato, ossia eliminati i cosiddetti tag. I “tag” consentono a Google (e a qualsiasi altro motore di ricerca) di rilevare la presenza di un determinato nome all’interno del testo e, quindi, di far apparire il relativo link tra i risultati della ricerca quando qualcuno digita il predetto nome sulla query di ricerca. Con la cancellazione dei tag, il testo continua ad esistere, ma solo nell’archivio del sito in questione, senza però essere più ripescato da Google. Il titolare del sito può dunque optare per la cancellazione della pagina o per la sua deindicizzazione.

 

Se la richiesta viene invece inoltrata a Google, la società americana è tenuta a deindicizzare il link, non potendo – per ovvie ragioni – intervenire sul testo, visto che il sito non è di sua proprietà ma è di un soggetto terzo.

«I motori di ricerca» – spiega il tribunale di Milano nella sentenza in commento, alla luce anche di quanto affermato dalla Corte di Giustizia Europea [2] – «svolgono un ruolo decisivo nella diffusione globale dei dati (…) di fatto contribuendo a rendere più effettivo il diritto all’informazione ed il diritto alla libertà di espressione ad esso correlato».

Tuttavia, è d’obbligo precisare che «i motori di ricerca forniscono informazioni diverse ed assai più invasive rispetto a quelle fornite dai siti sorgente». Dunque, «il diritto all’oblio costituisce un aspetto del diritto all’identità personale, segnatamente il diritto alla dissociazione del proprio nome da un dato risultato di ricerca».

 

D’altronde il ridimensionamento della propria visibilità telematica è un aspetto funzionale del diritto all’identità personale, diverso dal diritto di essere dimenticato, che coinvolge l’interesse dell’individuo a non essere più trovato online e quello del motore di ricerca.

 

La funzione del diritto all’oblio è anche quella di consentire, ai condannati, un reinserimento sociale, cosa che non sarebbe mai possibile se tutti potessero conoscerne, in qualsiasi momento, il loro trascorso.

 

Perché possa essere esercitato il diritto all’oblio e richiedere la cancellazione dei link a Google o al sito è necessario che la notizia non sia più attuale e di pubblico interesse: una circostanza che tuttavia va valutata di volta in volta, in base all’importanza della notizia medesima e alle sue ripercussioni.

 

Registriamo però l’infruttuosità di numerose richieste rivolte a Google, il quale si appella quasi sempre al diritto di cronaca e all’attualità della notizia. In tali casi non resta che citare il sito internet ed eventualmente anche lo stesso motore di ricerca.

 

 

Per esercitare il diritto all’oblio tramite la rimozione del link, a chi mi devo rivolgere e come?

Il diritto all’oblio si esercita attraverso una richiesta di cancellazione dei dati personali, formulata e inviata al titolare del trattamento ossia il gestore del sito o a Google.

Se tali soggetti non provvedono spontaneamente si può presentare ricorso al Garante della Privacy o al Tribunale. In quest’ultimo caso si può presentare un ricorso in via d’urgenza.

 

 

Dopo quanto tempo una notizia non è più attuale?

Né la legge, né le sentenze quantificano il tempo oltre il quale la notizia non si considera più attuale, rimettendolo alla decisione del giudice.

In verità il nuovo regolamento europeo sulla privacy [3] disciplina per la prima volta il diritto all’oblio. Nel regolamento, il cosiddetto diritto all’oblio viene identificato nella possibilità, per il soggetto interessato, di optare per la cancellazione, e non ulteriore sottoposizione a trattamento, dei propri dati personali, che risultano non più necessari per le finalità per le quali furono raccolti, nel caso di revoca del consenso, o quando si sia opposto al trattamento dei dati personali che lo riguardano, oppure quando il trattamento dei suoi dati personali non sia altrimenti conforme al regolamento.


La sentenza

Tribunale di Milano, sez. I Civile, sentenza 28 settembre 2016
Giudice Flamini

Fatto e Diritto

Con ricorso ex art. 152 D. Lgs. 19612003, depositato il 16 maggio 2016, Va Te: ha chiesto di annullare il provvedimento n. 15612016, emesso dal Garante per la protezione dei dati personali (di seguito, per brevità, il Garante) e, per l’effetto, di ordinare a Google Italy S.r.l. e a Google Inc. di provvedere alla deindicizzazione della URL http://xxxxxxxx.com/? 7 rispetto alla ricerca con le chiavi “Va Te”, nonché alla cancellazione delle “tracce digitali” della detta ricerca. A sostegno del ricorso, ha dedotto: che la ricorrente, docente di presso l’Università di Roma Tre e componente dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas, vice presidente della ME.
(Mediterranean Energy Regulators) e componente del CE (C of Eu En Re ), aveva appreso che, in data sul quotidiano Il Giornale, era stato pubblicato un articolo, a firma di Pa Br, dal titolo “Democratici allo sbando dal contenuto manifestamente diffamatorio e contenente mere opinioni del giornalista, inidonee a soddisfare l’interesse pubblico alla conoscenza delle informazioni ivi contenute; che, dopo aver richiesto, in via cautelare ex art. 700 c.p.c., la cancellazione del predetto articolo, aveva concluso una transazione

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[1] Trib. Milano sent. n. 10374/16 del 28.09.2016.

[2] C. Giust. UE sent. n. 131/2014.

[3] Regolamento Ue 679/2016.

 


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