Per il superamento del comporto quali assenze si contano?
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2 Nov 2016
 
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Per il superamento del comporto quali assenze si contano?

Il dipendente in malattia può superare il limite di giorni stabiliti per il comporto se l’infortunio è avvenuto perché l’azienda non ha rispettato le regole di sicurezza.

 

Il dipendente infortunatosi in azienda può assentarsi dal lavoro tutto il tempo necessario a guarire, senza paura di perdere il posto; infatti, tutte le volte in cui la malattia è dovuta alla colpa del datore di lavoro, che non ha predisposto le misure di sicurezza necessarie a evitare infortuni, non vale più il cosiddetto comporto, ossia limite massimo di giorni oltre il quale è possibile licenziare il dipendente assente.

È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Non si contano, dunque, nel periodo di comporto tutte le assenze dovute per causa del datore di lavoro e della mancata adozione, da parte di questi, delle misure di sicurezza per prevenire infortuni e incidenti sul luogo di lavoro. Si pensi al caso del lavoratore che scivola su un pavimento impervio o a quello che si fa male a causa di un apparecchio in cattivo stato di manutenzione.

 

In questa ipotesi rientra anche il caso in cui uno dei dipendenti venga aggredito da malviventi durante le ore di lavoro. Difatti, il codice civile [2] rende necessario l’apprestamento di adeguati mezzi di tutela dell’integrità psicofisica dei lavoratori nei confronti dell’attività criminosa di terzi, specie quando prevedibile per via dell’attività esercitata o dei precedenti episodi passati.


La sentenza

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza 21 settembre – 28 ottobre 2016, n. 21901
Presidente Macioce – Relatore Blasutto

Svolgimento del processo

1. La Corte di appello di Roma, con sentenza n. 1423/2014, accogliendo l’appello proposto da M.P., annullava il licenziamento intimato dalla ASL datrice di lavoro per superamento del periodo di comporto e ordinava la reintegrazione dell’appellante nel posto di lavoro; condannava la ASL al risarcimento del danno pari alla retribuzione globale di fatto dal licenziamento alla reintegra, oltre al risarcimento dei danni non patrimoniali, liquidati in Euro 93.001,99, oltre interessi legali.
2. A differenza del primo Giudice, la Corte di appello riteneva che le assenze dal lavoro verificatesi fino al 4.3.02 fossero ascrivibili a colpa del datore di lavoro ex art. 2087 c.c. e dunque non computabili ai fini del periodo di comporto. Ciò in quanto era documentato in atti che il ricorrente aveva subito un’aggressione all’interno dell’ospedale ad opera di due individui mascherati che lo avevano assalito e malmenato nottetempo nel luogo di lavoro senza difficoltà, avendo potuto utilizzare uno dei quattro possibili accessi, tutti incustoditi e privi anche di normali misure atte a garantire l’impenetrabilità di estranei all’interno, in un contesto

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[1] Cass. sent. n. 21901/2016 del 28.10.2016.

[2] Art. 2087 cod. civ.

 


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