Tenuità del fatto esclusa dal giudice di pace
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3 Nov 2016
 
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Tenuità del fatto esclusa dal giudice di pace

Niente tenuità del fatto prevista dall’art. 131-bis cod. pen. nei procedimenti davanti al giudice di pace a cui si applica l’art. 34 del dlgs 274/2000.

 

Niente archiviazione del procedimento penale per «tenuità del fatto» se il processo è davanti al giudice di Pace: è quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di ieri [1] che contraddice quanto dalla stessa Corte affermato solo qualche settimana fa (leggi: “Cane morde, responsabilità penale).

La nuova riforma del codice penale [2] che prevede la non punibilità di tutti quei reati puniti con la pena pecuniaria o la detenzione fino a cinque anni, con immediata archiviazione del procedimento, si applica solo nei giudizi davanti al tribunale. Questo perché, il rito del giudice di pace, ispirato a un fine conciliativo, è già suscettibile di applicazione di una norma molto simile [3] a quella del codice penale che prevede la tenuità del fatto, norma contenuta in una legge del 2000 e che dispone quanto segue:

 

«1. Il fatto è di particolare tenuità quando, rispetto all’interesse tutelato, l’esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato, nonché la sua occasionalità e il grado della colpevolezza non giustificano l’esercizio dell’azione penale, tenuto conto altresì del pregiudizio che l’ulteriore corso del procedimento può recare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia o di salute della persona sottoposta ad indagini o dell’imputato.

 

2. Nel corso delle indagini preliminari, il giudice dichiara con decreto d’archiviazione non doversi procedere per la particolare tenuità del fatto, solo se non risulta un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento.

 

3. Se è stata esercitata l’azione penale, la particolare tenuità del fatto può essere dichiarata con sentenza solo se l’imputato e la persona offesa non si oppongono».

 

Dunque, se così stanno le cose e già al giudice di pace si applica la norma appena indicata, non c’è ragione di applicare anche la simile disposizione del codice penale che prevede la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

 

Con la sentenza in commento i giudici hanno negato la non punibilità a un ragazzo condannato per lesioni dal giudice di pace con l’avallo del tribunale.

 

 

La differenza tra le due norme

La particolare tenuità, come disegnata dalla legge del 2000 non si riferisce alla pena detentiva, a differenza di quanto fa il codice penale (che fissa, per l’applicazione della tenuità del fatto, il limite a 5 anni).

 

Inoltre, il beneficio dal giudice di pace si applica «solo se l’imputato e la persona offesa non si oppongono», mentre per l’articolo del codice penale il dissenso delle parti non è vincolante, questo perché il giudice di pace ha il compito di favorire, per quanto possibile, l’accordo tra le parti.

 

 

I precedenti difformi

Con la sentenza dello scorso 29 settembre, la Cassazione era arrivata a soluzione diametralmente opposta, appoggiandosi a un precedente delle Sezioni Unite: secondo la Corte l’istituto della tenuità del fatto contenuto nel codice civile ha portata generale, e dunque si applica anche dal giudice di pace.

 


[1] Cass. sent. n. 45996/16 del 2.11.2016.

[2] Art. 131-bis cod. pen.

[3] Art. 34 del Dlgs 274/2000.

 


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