Dipendente statale precario: ho diritto al risarcimento?
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3 Nov 2016
 
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Dipendente statale precario: ho diritto al risarcimento?

Il precario statale, il cui contratto a tempo determinato è stato rinnovato più volte, ha diritto ad un risarcimento compreso tra le 2,5 e le 12 mensilità.

 

La pubblica amministrazione non può rinnovare, troppe volte, un contratto di lavoro a tempo determinato con il proprio dipendente: ciò crea una illegittima situazione di precariato vietata dalla legge italiana e da quella dell’Unione Europea. Il contratto di lavoro a tempo determinato deve, infatti, servire solo per coprire esigenze temporanee, legate a una precisa finalità limitata nel tempo. L’utilizzo di tale strumento per una esigenza invece stabile costituisce un’elusione all’obbligo di legge che impone, in questi casi, la sottoscrizione di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Risultato: il pubblico dipendente cui sia stato rinnovato diverse volte il contratto a termine può chiedere un risarcimento allo Stato. Ma a quanto ammonta il risarcimento spettante ai precari statali? Dalle 2,5 alle 12 mensilità. A chiarirlo è stata la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Secondo la Corte Suprema, il dipendente pubblico che abbia subito l’illegittima precarizzazione del proprio impiego non ha diritto alla conversione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. Questa previsione, infatti, non vale per il lavoro alle dipendenze della Pa. Egli può solo rivendicare un risarcimento del danno, danno che consiste in un’indennità omnicomprensiva compresa tra le 2,5 e le 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto [2].

 

 

Il divieto di conversione del contratto di lavoro

La legge italiana [3] vieta al giudice, nel caso di rapporto di lavoro con una pubblica amministrazione, di trasformare il contratto di lavoro a tempo determinato in tempo indeterminato. Se così non fosse, sarebbero minati sia il principio di imparzialità della pubblica amministrazione (visto che le assunzioni possono avvenire solo in forza di un pubblico concorso) sia il principio di buon andamento imposti dalla Costituzione [4]. Difatti, se la Pa potesse convertire a tempo indeterminato i contratti stipulati con termine, potrebbe facilmente eludere l’obbligo di predisporre un bando di concorso per l’accesso al pubblico impiego.

Anche la Corte di Giustizia Ue ha detto che gli Stati membri non sono obbligati a disporre, quale sanzione per l’illegittima precarizzazione dei dipendenti, la conversione dei contratti a termine illegittimi in contratti a tempo indeterminato.

 

È dovuto tuttavia, al dipendente “precario a vita”, un risarcimento che è diverso a seconda che si tratti di lavoro privato o lavoro pubblico. In particolare:

  • il lavoratore privato che provi l’illegittimità del termine apposto al suo contratto di lavoro otterrà dal giudice la conversione del proprio contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, oltre a un risarcimento del danno compreso tre le 2,5 e le 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto;
  • il dipendente pubblico che impugni il proprio contratto di lavoro a termine ha diritto all’indennità risarcitoria compresa tra le 2,5 e le 12 mensilità, senza bisogno di dover provare il danno [5].

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 28 settembre – 28 ottobre 2016, n. 21937
Presidente Curzio – Relatore Mancino

Svolgimento del processo e motivi della decisione

1. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio e non scalfite dalla memoria ex art. 380 bis cod. proc. civ. depositata dalla parte controricorrente.
2. La Corte di appello di Firenze confermava la decisione del primo giudice che, in parziale accoglimento della domanda proposta dall’attuale parte intimata nei confronti del Comune di Firenze, aveva condannato quest’ultimo al pagamento in favore della predetta di quindici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita, oltre accessori, a titolo di risarcimento danni.
3. Ad avviso della Corte territoriale correttamente il Tribunale aveva ritenuto la nullità del termine apposto ai contratti di lavoro intercorsi con il Comune di Firenze e liquidato nella suindicata misura il danno in alternativa alla non consentita conversione del rapporto di lavoro a tempo determinato in uno a tempo indeterminato.
4. Precisava che tale danno, per avere una funzione dissuasiva del ricorso alla contrattazione a termine, ben poteva coincidere con le quindici mensilità

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[1] Cass. ord. n. 21937/16 del 28.10.2016.

[2] Avendo riguardo ai criteri indicati dall’art. 8 l. n. 604/1966.

[3] Art. 36 comma 5 d.lgs. n. 165/2001.

[4] Art. 97 Cost.

[5] La graduazione dell’indennità segue i criteri di cui all’art. 8 l. n. 604/1966.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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