Posso dare degli ordini al mio portinaio?
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3 Nov 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Posso dare degli ordini al mio portinaio?

Il portiere di un condominio ha un rapporto di lavoro dipendente e risponde solo all’amministratore. I compiti, fissati dal contratto.

 

«Gente di questo cortile! Casigliani che casigliate in questa casa! Da oggi in poi a chiunque è vietato pregare in questa casa! Questo non è un santo in condominio: è un santo privato, un santo personale. Inteso? Devo aggiungere altro?» Il grande Totò dettava così ai condòmini, da portinaio, le regole per tenersi stretto il «suo» San Giovanni Decollato. Fissava i suoi paletti, stanco di vedere che i vicini si ritenessero in grado di dargli degli ordini e di usufruire, perfino, delle sue cose personali. Addirittura dei suoi santi. Anche il portinaio ha una dignità. Perbacco.

Aveva ragione Totò? Un condomino può dare degli ordini al portinaio? Ma mi faccia il piacere! Certo che no.

Non posso dare degli ordini al mio portinaio. A meno che io non sia l’amministratore di condominio. Questa l’unica autorità in grado di dire al portiere cosa deve fare, da che ora a che ora. Perché il portinaio, il portiere di condominio, l’uomo della guardiola è e resta, comunque, un lavoratore dipendente del condominio.

 

 

Chi può dare degli ordini al portinaio

Chi vive in un condominio non è autorizzato a dire al portinaio quello che deve o non deve fare. Pensate se ogni abitante del palazzo pretendesse questo o quell’altro dal portiere: quel povero uomo non vivrebbe più. «Zitto e pulisca». «Bagni le piante». «Lavi le scale, anziché controllare chi entra e chi esce a casa mia». Direbbe Totò: «E poi dicono che uno si butta a sinistra…»

Soltanto l’amministratore di condominio, in quanto responsabile dello stabile, è in grado di ricordare al portinaio-dipendente quali sono i suoi doveri. Dipendente perché, all’interno del palazzo, svolge il lavoro che gli è stato affidato, da ritenere come un lavoro di tipo subordinato. L’amministratore di condominio, a sua volta, riveste il ruolo di datore di lavoro, quindi ha il potere di dirigere e di organizzare, come qualsiasi datore di lavoro, la prestazione del dipendente a seconda delle esigenze dell’azienda, in questo caso del condominio.

Così come solo lui ha il potere di recapitare al portinaio una lettera di richiamo, nel caso l’inquilino della guardiola non svolgesse a dovere i suoi compiti. Quindi, un condomino non ha il diritto di rimproverare per iscritto il portinaio di sua spontanea volontà: è solo l’amministratore ad avere in mano il potere disciplinare perché, come detto, è lui che figura come datore di lavoro, l’unico che può richiamare verbalmente o per iscritto il portinaio inadempiente dopo che un condomino o l’assemblea ha fatto un sollecito. Ovviamente, entro certi limiti.

 

 

Quali sono i compiti del portinaio?

Come per qualsiasi lavoratore dipendente, i compiti del portinaio sono stabiliti dal contratto di lavoro, più precisamente dal contratto per i dipendenti da proprietari di fabbricati. Non tutti i portinai sono uguali: alcuni hanno il compito di vigilanza durante il loro orario di lavoro, altri sono responsabili della custodia dello stabile e, quindi, della sua conservazione e tutela che possono richiedere un impegno anche al di fuori dell’orario di lavoro. Infine c’è da distinguere tra chi ha diritto all’alloggio e chi invece non risiede nel condominio e chi è tenuto o meno, da contratto, alle pulizie e alla manutenzione di un eventuale giardino.

In linea di massima, i compiti che vengono affidati a tutti i portinai sono quelli della vigilanza, la custodia e la ricezione e smistamento della posta. Inoltre, il portiere è tenuto a segnalare eventuali infrazioni al regolamento condominiale.

La pulizia e la cura del giardino, invece, devono essere fissate dal contratto: alcuni condomini, infatti, preferiscono ricorrere ad una ditta esterna per questo tipo di lavori. Così come, da contratto, viene fissato la possibilità di alloggio. Se prevista, il portinaio ha diritto ad un appartamento gratuito di almeno due ambienti, di cui uno adibito a cucina. Gli ambienti saranno tre se la famiglia del portinaio è composta da almeno quattro persone. Le sue spese di acqua e luce (fino ad un certo tetto) vanno distribuite tra i vicini dello stabile. Se l’alloggio non è previsto, il condominio deve, comunque, mettere a disposizione del portiere una guardiola e dei servizi igienici.

Una volta fissati sul contratto di lavoro i compiti del portinaio, il singolo condomino non potrà rivolgersi a lui dandogli degli ordini e pretendendo che svolga altre mansioni («già che c’è…»). Tutt’al più potrà proporre all’assemblea la necessità di nuovi servizi. In tal caso, sarà l’assemblea a valutare l’opportunità di modificare il contratto del portinaio, pur mantenendo lo stesso livello di inquadramento [1].

C’è da ricordare, infine (e questo è un altro motivo per cui non posso dare degli ordini al mio portinaio), che i poteri del datore di lavoro non sono delegabili. Pertanto, il condomino non può sostituirsi all’amministratore di condominio quando si rivolge al portiere. Soltanto l’amministratore avrà il potere di fare sua la famosa battuta di Roberto Benigni a proposito dell’incontro tra Dio e Karl Marx dopo il giudizio universale: «Ah, tu sei quello che mi ha dato tutte quelle preoccupazioni nel XX secolo. Visto che hai sempre detto che io non ci sono, sarai condannato a farmi da portinaio. E quando non vorrò essere disturbato sei autorizzato a dire che Dio non c’è».


[1] Dlgs. 81/2015.

 


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