Recupero crediti: lecito comunicare con i familiari del debitore?
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3 Nov 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Recupero crediti: lecito comunicare con i familiari del debitore?

Gli operatori dei call center dovrebbero evitare di comunicare ai familiari del debitore notizie riguardanti il debito: si tratta di un’irregolarità ma non di un reato, se non deriva un danno apprezzabile alla privacy e identità personale dell’interessato.

 

L’operatore del call center di recupero crediti può informare i genitori del debitore dell’esistenza di un debito del figlio senza per ciò incorrere in sanzioni penali. Secondo una recente sentenza del Tribunale di Cagliari [1] tale condotta non sempre costituisce una violazione penalmente rilevante della privacy del debitore.

 

Il reato di trattamento illecito di dati personali non si configura quando, nonostante la diffusione di notizie riservate, la condotta illecita sia consistita in un’irregolarità tale da non produrre un danno apprezzabile all’identità personale del soggetto ed alla sua privacy.

 

La legge [2] punisce penalmente chiunque, salvo che il fatto costituisca più grave reato, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione delle norme sulla privacy.

 

La sanzione consiste, se dal trattamento illecito deriva un danno, nella reclusione da sei a diciotto mesi; se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, nella reclusione da sei a ventiquattro mesi.

 

Affinchè possa configurarsi il reato di trattamento illecito dei dati personali è però necessario che la condotta dell’agente abbia determinato un danno direttamente ed immediatamente collegabile e documentabile nei confronti di soggetti cui i dati raccolti sono riferiti.

 

Non sono invece penalmente rilevanti le semplici violazioni formali, le irregolarità procedimentali e quelle inosservanze che producano una lesione minima all’identità personale del soggetto e alla sua privacy e non determinino alcun danno patrimoniale apprezzabile.

 

Nel caso di specie, l’operatrice del call center aveva parlato al telefono con la madre del debitore, riferendole dell’esistenza di un piccolo debito del figlio che, in caso di mancato tempestivo pagamento, avrebbe comportato la segnalazione alla banca dati creditizia.

 

Secondo i giudici, tale condotta seppur irregolare (in quanto comunque la madre del debitore rappresenta un soggetto diverso dall’interessato e vi è una sorta di “diffusione” dei dati personali di quest’ultimo senza il suo consenso), non è punibile penalmente in quanto non idonea a determinare un danno apprezzabile alla privacy e all’identità personale della vittima.

 


[1] Trib. Cagliari sent. n. 1912 del 18.5.16.

[2] Art. 167, D.Lgs. n. 196/2003.

 


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