Auto rigata: chi risarcisce se il vandalo è nullatenente?
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3 Nov 2016
 
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Redazione
 


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Auto rigata: chi risarcisce se il vandalo è nullatenente?

Ho subito il danneggiamento dell’auto per colpa di un teppista che ha rigato la carrozzeria: questo però è nullatenente e non credo di ottenere il risarcimento anche facendogli causa. Chi mi può pagare: l’assicurazione, il Fondo di Garanzia vittime della strada o chi altri?

 

Nel caso di auto rigata da vandali, il modo più sicuro per farsi risarcire è quello di stipulare una polizza contro atti vandalici, polizza che non è ricompresa nella normale assicurazione per responsabilità civile automobilistica (rc auto) e, pertanto, va richiesta e sottoscritta appositamente.

Chi non ha stipulato la polizza atti vandalici, può rivalersi contro il responsabile: lo può fare sia con un’azione civile di risarcimento del danno, che con una penale per il reato di danneggiamento. Se anche il danneggiamento è stato depenalizzato da una riforma entrata in vigore quest’anno, gli atti vandalici contro la carrozzeria dell’auto integrano un danneggiamento aggravato (l’auto parcheggiata sulla strada è infatti, una «cosa esposta alla pubblica fede» e, pertanto, implica l’applicazione dell’aggravante). Dunque, la polizia non potrà rifiutarsi di ricevere la querela del proprietario dell’auto, querela che a volte è necessaria per poter ottenere il risarcimento del danno. Leggi a riguardo i nostri approfondimenti sul tema:

 

È chiaro che se il responsabile è nullatenente, anche in caso di condanna di quest’ultimo a seguito del giudizio civile o penale, il proprietario dell’auto non avrà modo di essere risarcito. Né potrà rivolgersi al Fondo di Garanzia Vittime della Strada che, invece, risarcisce solo  i danni derivanti dalla circolazione in caso di sinistro con auto sprovvista dell’assicurazione o che sia scappata senza fornire gli estremi della propria polizza.

 

Il fatto però di avere una sentenza di condanna nei confronti del colpevole significa poter agire contro di questi, con un pignoramento, anche in un momento successivo e non necessariamente subito dopo l’emissione della sentenza. Facciamo un esempio: se il responsabile è un diciottenne inoccupato, è ben possibile che, in futuro, questi ottenga un lavoro. Dunque, il creditore potrebbe riservarsi di effettuare un pignoramento nei suoi confronti solo quando da nullatenente diverrà titolare di reddito proprio.

A riguardo, ricordiamo che il credito derivante da una sentenza di condanna, sia essa civile o penale, si prescrive dopo 10 anni. Se però, prima della scadenza del decennio, il creditore invia un sollecito di pagamento, il termine inizia a decorrere nuovamente da capo per altri 10 anni. In teoria, quindi, la prescrizione potrebbe non intervenire mai e il responsabile restare a vita obbligato al pagamento.

 


 


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