Dopo quanto tempo arriva il licenziamento?
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4 Nov 2016
 
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Redazione
 


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Dopo quanto tempo arriva il licenziamento?

La contestazione del datore di lavoro, in caso di licenziamento disciplinare, deve essere contestuale al fatto commesso dal dipendente: un concetto relativo che può variare da azienda ad azienda.

 

Se hai commesso un comportamento che non piacerà al tuo datore di lavoro e ora temi il licenziamento, è bene che tu sappia che, anche per le contestazioni disciplinari, la legge prescrive tempi massimi. Una volta scaduti, il licenziamento o ogni altra sanzione è nulla.

Quindi, se il tuo problema è sapere dopo quanto tempo può arrivare il licenziamento c’è una buona notizia: non devi aspettare molto per “toglierti il pensiero”.

 

La brutta notizia, però, è che la legge non dice quali sono questi tempi, lasciando tutto a una valutazione discrezionale in base al singolo caso. Si impone solo, e genericamente, la «contestualità» ossia la «immediatezza» tra la violazione e la sanzione. Il tutto per non ingenerare nel lavoratore l’aspettativa di essere stato perdonato e, nello stesso tempo, consentirgli di difendersi quando ancora i fatti sono “caldi”. Diversamente potrebbe diventare difficile, per il dipendente, procurarsi le prove a proprio favore e giustificarsi. Lasciare passare un eccessivo lasso di tempo può pregiudicare il diritto alla difesa dell’incolpato che, come chiunque, dopo diversi giorni perde memoria dei fatti, delle parole e delle azioni commesse; senza contare che anche gli stessi testimoni potrebbero dimenticare la vicenda e non essere più un valido ausilio per la propria difesa.

 

In sintesi, il datore di lavoro deve fare in modo che il licenziamento disciplinare sia «contestuale» al comportamento illecito del dipendente. Ma quando si può dire che il licenziamento sia davvero «contestuale» e «immediato»? Qui sopraggiungono una serie di parametri che, in caso di contestazioni tra le parti, dovrà valutare il giudice. Ad esempio, a rilevare possono essere i tempi necessari per l’accertamento del comportamento (si pensi a una falsa malattia che ha richiesto l’appostamento di un investigatore; si pensi alla falsificazione di alcuni documenti, falsificazione di non facile e immediato riconoscimento, ecc.). Il datore di lavoro deve quindi avere tutto il tempo necessario – ma non oltre – per prendere conoscenza con certezza dei fatti. Indugiare però sulla scelta della sanzione da adottare non è consentito e l’eventuale indecisione potrebbe costare la nullità della sanzione adottata nei confronti del lavoratore.

 

A influire sui tempi di contestazione del licenziamento – o di qualsiasi altra sanzione disciplinare – sono anche le dimensioni dell’azienda, laddove un’impresa di struttura articolata e complessa potrebbe chiedere molto più tempo rispetto a una ditta individuale, dove tutto fa capo allo stesso soggetto e i dipendenti non sono più di due.

 

Qualche esempio? In alcuni casi la giurisprudenza ha ritenuto lecito un licenziamento avvenuto dopo diversi mesi dai fatti contestati. In altri casi, trenta giorni sono stati considerati un eccessivo margine di tempo. Insomma, la forbice è molto ampia.

 

Per sapere entro quanto tempo l’azienda ti può licenziare, ricorda quindi di valutare i seguenti parametri:

  • in che data il mio comportamento illecito è stato effettivamente conosciuto, con certezza, dal datore di lavoro?
  • il mio comportamento era facilmente conoscibile oppure ha richiesto delle indagini prolungate?
  • quanto è complessa la struttura dell’azienda dove lavoro? Le decisioni vengono prese tutte dallo stesso soggetto o, invece, sono sottoposte al vaglio e autorizzazione di più organi?
  • il luogo dove materialmente lavoro è lo stesso ove si trova il vertice dell’azienda che, quindi, ha avuto modo di verificare immediatamente il mio comportamento illecito?

 


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