Usurpazione
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4 Nov 2016
 
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Usurpazione

Dlgs. n. 7/2016, depenalizzazioni e modifiche ai reati contro il patrimonio.

 

 

I reati contro il patrimonio

Il D.Lgs. 7/2016 contiene alcune modifiche delle disposizioni codicistiche sui delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose.

L’art. 2, co. 3, lett. a), n. 4, della legge delega prevede l’abrogazione delle seguenti fattispecie:

 

a) art. 631 c.p. (usurpazione);

b) art. 632 c.p. (deviazione di acque e modificazioni dello stato dei luoghi);

c) art. 633, co. 1, c.p. (invasione di terreni o edifici).

 

Restano “escluse le ipotesi di cui all’art. 639bis” (Casi di esclusione della perseguibilità a querela), ovvero le ipotesi in cui le condotte tipiche riguardino acque, terreni, fondi o edifici pubblici o destinati ad uso pubblico.

Il legislatore delegato, tuttavia, ha ritenuto di non esercitare la delega con riferimento all’abrogazione delle fattispecie di reato di cui agli artt. 631, 632 e 633 c.p., procedibili a querela, aventi ad oggetto acque, fondi o immobili privati, rimarcandone la natura di condotte che, seppure di scarsa incidenza sul carico giudiziario, meritano di conservare rilievo penale in quanto attengono a fenomeni di occupazione di luoghi privati in via di espansione. La circostanza che si tratti di fattispecie non abrogate non toglie, tuttavia, che si renda necessaria una loro analisi, sia pure per sommi capi, trattandosi in ogni caso di fattispecie cadute sotto la lente del legislatore delegante.

 

 

 

L’usurpazione (art. 631 c.p.)

L’originaria perseguibilità d’ufficio è stata sostituita con la perseguibilità a querela della persona offesa dalla L. 689/1981, salvo che si tratti di acque, terreni, fondi o edifici pubblici o destinati a uso pubblico (art. 639bis, introdotto con la predetta novella).

L’art. 631 c.p. sanziona la condotta di chiunque, per appropriarsi, in tutto o in parte, dell’altrui cosa immobile, ne rimuove o altera i termini. Al termine “altrui” deve attribuirsi un significato più ampio di quello relativo alla formale posizione giuridica del diritto di proprietà, ritenendolo comprensivo di posizioni giuridiche ulteriori quali il possesso e la detenzione. Infatti, con l’art. 631 c.p. si è inteso sanzionare specificamente la rimozione o alterazione dei termini per salvaguardare quel rapporto di fatto che viene esercitato sugli immobili sia dal proprietario che, legittimamente, da terzi. Analogamente a quanto affermato dalla giurisprudenza in relazione al reato previsto dall’art. 633 c.p. (invasione di terreni o edifici), può ritenersi che anche con riferimento al delitto di usurpazione previsto dall’art. 631 c.p., con il termine “altrui” il legislatore abbia inteso tutelare non solo il diritto di proprietà, ma anche ogni altro rapporto con l’immobile di soggetto diverso dal proprietario, ma interessato allo stesso modo alla libertà e integrità del bene. L’interesse protetto, come appare evidente dalla stessa formulazione della norma che non fa espresso riferimento al diritto di proprietà, attiene pertanto non ad uno specifico diritto che la persona offesa possa vantare sull’immobile, ma ad un rapporto di fatto, esercitato sia dal proprietario sia da terzi (Cass. pen. 4823/2005, Nardon). La tutela dell’altrui pacifico possesso, realizzata attraverso l’art. 634 c.p. non collide con tale interpretazione perché riguarda la condotta di chiunque, fuori dei casi previsti dall’art. 633 c.p., ostacoli o impedisca — con violenza alla persona o con minaccia — l’esercizio del diritto di possesso altrui su beni immobili, a prescindere dalla legittimità o meno dello stesso, con il dolo generico consistente nella coscienza e volontà di turbare l’altrui pacifico possesso.

 

Nella previsione dell’art. 631 c.p., invece, l’usurpazione sanzionata è quella che si realizza attraverso le specifiche modalità della rimozione o dell’alterazione dei termini, al particolare scopo di appropriarsi in tutto o in parte dell’altrui cosa immobile.

 

Per quanto riguarda i rapporti con altri reati, commette il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e non quello di usurpazione di terreni colui il quale abbia voluto spostare, senza ricorrere al giudice, il confine tra il fondo di sua proprietà e quello del proprietario attiguo, agendo con la coscienza e volontà di impossessarsi di una striscia di terreno che consideri sua senza attendere che il giudice abbia a pronunciarsi in proposito (Cass. pen. 19-12-1985).

 

Il semplice sconfinamento con l’aratura del terreno senza rimozione dei termini non integra il reato in esame bensì, eventualmente quelli di cui ai successivi artt. 632 o 633 (Cass. pen., II , 8-10-1960).

Nonostante la norma, per individuare il soggetto attivo, faccia riferimento a “chiunque” e quindi non richieda espressamente il possesso di alcuna qualità personale, dalla descrizione del fatto alcuni autori hanno ritenuto di poter ricavare che il reato può essere commesso solo dal proprietario o dal possessore del fondo limitrofo (FIANCADA-MUSCO).

Altri, invece, ritengono legittimato chiunque, compreso il proprietario del fondo oggetto dell’usurpazione; altri ancora negano la legittimazione attiva a quest’ultimo (ANTOLISEI ).

 

Il delitto di usurpazione di terreno può essere commesso anche da persona diversa dal proprietario o dal possessore del terreno a favore del quale si verifica l’usurpazione; nella fattispecie l’usurpazione era stata commessa dal coltivatore del fondo, convivente con la proprietaria dello stesso, e l’azione penale era stata esercitata unicamente contro detto coltivatore (Cass. pen. 18-11-1982).

 

Il soggetto passivo può anche non essere il proprietario del bene immobile oggetto d’usurpazione, poiché è sufficiente la titolarità di un qualsiasi diritto reale o personale di godimento (usufruttuario, mezzadro, possessore a qualsiasi titolo.

 

Oggetto materiale della condotta di rimozione (togliere dal luogo ove si trovano) o di alterazione (spostare dalla originaria collocazione) sono i termini di confine nonché ogni cosa, artificiale o naturale, destinata a rappresentare stabilmente la linea di confine degli immobili secondo gli usi e le consuetudini locali (un palo, un fosso, una staccionata, un muretto a secco di pietre, un filare di alberi, ecc.).

 

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