Deviazione delle acque e modificazione dello stato dei luoghi
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4 Nov 2016
 
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Deviazione delle acque e modificazione dello stato dei luoghi

Le modifiche contenute nel dlgs. n. 7/2016 sulle depenalizzazioni all’art. 632 codice penale; “Deviare le acque” significa modificarne il corso, l’afflusso, il deflusso o il punto di raccolta. Non sono rilevanti i modi o i mezzi per raggiungere tale risultato.

 

L’art. 632 c.p. prevede due autonome fattispecie di reato (Cass. pen., VI, 13-2-1974): la deviazione di acque e la modificazione dello stato dei luoghi, sanzionate con la medesima pena edittale.

Si tratta di fattispecie autonome (e non di diverse modalità esecutive dello stesso delitto) poiché tra l’una e l’altra ipotesi di reato vi è una differenza di legittimazione attiva: la prima può essere commessa da chiunque, mentre la seconda solo dal non proprietario.

 

I reati in esame sono perseguibili a querela della persona offesa, salvo che vengano commessi su acque o terreni pubblici o destinati a uso pubblico (art. 639bis) o da persona sottoposta o già sottoposta nel triennio precedente a misure di prevenzione (art. 71, co. 1, D.Lgs. 159/2011).

 

La ratio dell’incriminazione è duplice e risiede, da un lato, nell’esigenza di garantire la sicurezza del fondo nella sua consistenza o nella sua utilizzazione e, dall’altro, nella finalità di prevenire situazioni di disordine.

 

L’elemento soggettivo per entrambe le fattispecie è il dolo specifico.

Il fine dell’ingiusto profitto implica, tenuto conto che la tutela è esclusivamente rivolta a garantire il titolare del fondo da lesioni al suo patrimonio immobiliare, che il profitto stesso debba avere valenza patrimoniale.

 

Quanto al dolo specifico di profitto non occorre che l’autore del fatto consegua effettivamente un vantaggio (Cass. pen., II , 22-10-2003).

Con il D.Lgs. 159/2011 è stata introdotta la circostanza aggravante speciale già prevista nell’abrogato art. 7, L. 575/1965, per i delitti di cui agli artt. 628, 629, 630, 632, 633, 634, 635, 636, 637, 638, le cui pene vengono aumentate da un terzo alla metà “se il fatto è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata l’esecuzione”; la stessa disposizione al comma 2 ribadisce che per i suddetti reati in ogni caso si procede d’ufficio ed estende inoltre la possibilità dell’arresto fuori dei casi di flagranza.

 

La novella non si occupa, mantenendo la perseguibilità a querela ove prevista e comunque non applicando la circostanza aggravante, di altri reati di pari gravità o per i quali addirittura le pene edittali sono più gravi, come quelli di cui agli artt. 631, 635bis, 635ter, 635quater e 635 quinquies c.p.

 

Il soggetto attivo del reato di deviazione di acque può essere chiunque, mentre il soggetto passivo può essere la persona fisica o qualsiasi entità titolare di un diritto reale o di altro diritto derivante da rapporto obbligatorio o dal diritto pubblico che gli attribuisca un potere sul fondo oggetto della condotta (MARINI).

 

Deviare le acque” significa modificarne il corso, l’afflusso, il deflusso o il punto di raccolta. Non sono rilevanti i modi o i mezzi per raggiungere tale risultato.

 

La modifica dello stato dei luoghi, invece, è una condotta che deve essere tenuta nella proprietà altrui. Pertanto, il soggetto attivo può essere solo il non proprietario del bene oggetto della modifica.

 

La condotta è a forma libera e consiste in qualsiasi manomissione dell’immobile altrui. Integrano il reato l’occupazione del greto di un torrente con una strada, l’incendio e la successiva aratura di un terreno di natura boschiva eseguita sul fondo altrui, lo scaricamento di materiale e spianamento dello stesso, con conseguente innalzamento della quota di una spiaggia demaniale, consistendo l’elemento materiale del reato nell’alterazione dello stato dei luoghi, della loro fisionomia e andamento, planimetrico e altimetrico, ai quali vengono impresse (o a parte di essi) una forma o condizione diversa da quelle originarie.

Il delitto di modificazione dello stato dei luoghi è di regola un reato istantaneo, perché si consuma nel momento stesso in cui si verifichi la deviazione o la modifica dello stato dei luoghi, anche se può assumere carattere permanente qualora necessiti, perché perdurino gli effetti della modifica, di un’attività continua o ininterrotta dell’agente (Cass. pen., II, 37671/2014).

 

Per la configurabilità del delitto non occorre un radicale mutamento della fisionomia del luogo, essendo sufficiente un’alterazione del loro stato, tale che i luoghi stessi assumano forme e condizioni diverse da quelle originarie, idonee a determinare conseguenze dannose sull’integrità dell’immobile e sull’accertamento dei relativi diritti. La condotta si deve concretare, dunque, non in una qualunque modificazione strutturale del fondo, bensì in un’apprezzabile immutazione dello stato dei luoghi che fa assumere al fondo forme e condizioni diverse da quelle originarie con conseguente danno di una qualche consistenza per la parte privata (Cass. pen., II , 16336/2013).

 

Anche la costruzione non autorizzata sul demanio costituisce un’ipotesi di reato istantaneo, che si consuma nel momento del compimento delle opere abusive; infatti, i manufatti costruiti passano, per accessione, immediatamente in proprietà dello Stato: quindi, osta alla configurabilità del reato permanente il presupposto del potere di disposizione o demolizione delle opere innovative, senza il quale non può farsi carico al soggetto di aver volutamente persistito nella condotta antigiuridica (Cass. pen., II , 21- 2-1985).

 

È ammissibile il concorso tra la violazione della legge urbanistica e l’art. 632 c.p., per la diversità del bene giuridico tutelato dalle disposizioni di legge. Le norme penali in materia urbanistica tendono, infatti, a prevenire gli abusi nel settore edilizio e urbanistico per un corretto assetto e incremento costruttivo nei centri abitati, allo scopo di assicurare il rispetto dei caratteri tradizionali e di frenare la tendenza all’urbanizzazione, mentre l’oggetto specifico della tutela ex art. 632 c.p. è quello di garantire l’integrità della proprietà immobiliare e del possesso contro ogni modificazione arbitraria dello stato dei luoghi, allo scopo di conseguire un ingiusto profitto (Cass. pen., II , 12-10-1979).

 

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