Isee sbagliato dal Caf, mi deve risarcire?
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7 Nov 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Isee sbagliato dal Caf, mi deve risarcire?

Se l’operatore del Caf sbaglia la dichiarazione Isee il contribuente ha diritto alla correzione e al risarcimento dei danni?

 

La responsabilità, anche penale, dei dati dichiarati nel modello Isee (l’indicatore della situazione economica della famiglia, indispensabile per l’accesso ad agevolazioni e prestazioni di assistenza) è soltanto di chi firma la dichiarazione: il contribuente, in pratica, firmando la dichiarazione, si assume piena responsabilità di quanto da lui dichiarato. Può capitare, però, che una dichiarazione Isee sia sbagliata a causa di un’errata valutazione effettuata  dall’operatore del Caf, o per un semplice errore formale (ad esempio un errore di battitura). In questi casi, come si può rimediare per evitare le sanzioni e correggere l’Isee e, soprattutto, è possibile rivalersi sull’incaricato che ha commesso l’errore?

 

 

Errori nell’Isee: come prevenirli

Innanzitutto, va detto che gran parte degli errori nelle dichiarazioni Isee potrebbero essere evitati se, da ambedue le parti (Caf e cliente) si utilizzasse la normale diligenza nella compilazione del modello. L’incaricato del Caf deve procedere alla compilazione della dichiarazione Isee (Dsu, dichiarazione sostitutiva unica) solo dopo aver attentamente esaminato tutta la documentazione prodotta dal dichiarante.

Il dichiarante, prima di sottoscrivere la Dsu, deve controllare attentamente ogni dato inserito, per verificare che non ci siano errori, anche meramente formali, da parte dell’operatore del Caf: come già esposto, infatti, il contribuente, sottoscrivendo la dichiarazione, si assume la piena responsabilità dei dati contenuti.

È vero, però, che il dichiarante, in certi casi, non ha le competenze per capire se un dato sia esatto oppure no: pensiamo, ad esempio, al valore degli immobili ai fini Imu (da indicare al quadro FC 3); il calcolo di questo valore è piuttosto complesso e dovrebbe essere effettuato dall’operatore, o direttamente dal software di compilazione utilizzato dal Caf. Se il valore è errato, il contribuente è comunque considerato responsabile, oppure la responsabilità è, almeno in parte, trasferita all’operatore del Caf?

 

 

Responsabilità dell’incaricato del Caf

L’operatore del Caf ha dei precisi obblighi, come indicato nel contratto di incarico professionale, o mandato. L’incaricato del centro di assistenza fiscale, in particolare, deve provvedere a:

  • fornire assistenza al dichiarante durante la compilazione del modello Isee esaminando la documentazione necessaria;
  • informare il richiedente sugli obblighi, le responsabilità e le sanzioni derivanti da errata o omessa comunicazione dei dati richiesti nella certificazione Isee;
  • rilasciare al richiedente copia firmata della dichiarazione Isee contenente la ricevuta attestante la presentazione della Dsu, con l’impegno a trasmettere alla banca dati dell’Inps entro 4 giorni lavorativi i dati in essa contenuti;
  • conservare copia della dichiarazione, sottoscritta dal richiedente, ed ogni altra attestazione rilasciata ed i dati acquisiti al fine di consentire le eventuali verifiche da parte delle autorità, degli enti incaricati o della sede centrale del Caf. Il termine di conservazione è fissato in due anni dalla data di trasmissione [1];
  • contattare il richiedente per il rilascio dell’attestazione Isee qualora questi ne abbia conferito mandato al Caf;
  • informare il soggetto richiedente che la dichiarazione è valida fino al 15 gennaio dell’anno successivo.

Pertanto, se l’operatore del Caf non rispetta uno degli obblighi elencati, questi è responsabile per inadempimento dell’incarico professionale, cioè per non aver rispettato il contratto.

 

 

Messa in mora del Caf

Il contribuente può dunque mettere in mora [2] l’incaricato inadempiente, inviando al Caf una raccomandata con avviso di ricevimento o una pec (posta elettronica certificata), nella quale gli intima di provvedere alle dovute correzioni o di risarcire eventuali danni già subiti a causa dell’errore nell’Isee.

Nella lettera di messa in mora, in particolare, il contribuente deve indicare:

  • una descrizione sintetica dell’errore o degli errori commessi, evidenziando le discrepanze tra gli obblighi contrattuali e quanto concretamente effettuato dall’operatore;
  • una o più richieste puntuali: la correzione dell’errore mediante rettifica della dichiarazione da parte dell’operatore, la richiesta di risarcimento di eventuali danni subiti (a questo proposito, bisogna ricordare che i Caf, per poter operare, devono obbligatoriamente sottoscrivere una polizza assicurativa);
  • la fissazione di un termine per adempiere: ad esempio entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione;
  • la minaccia di procedere per vie legali, con aggravio di spese e richiesta di ulteriori danni, nel caso in cui la controparte non adempia spontaneamente.

 

 

Errori formali del Caf

Se sono stati commessi errori formali da parte dell’incaricato del Caf, come quelli di battitura, ma l’operatore si accorge dello sbaglio solo dopo l’invio dell’attestazione Isee da parte dell’Inps, può procedere alla rettifica, inviando richiesta alla sede centrale del proprio Caf. A tal fine deve inviare una comunicazione al Caf centrale, compilando il modulo rettifica Isee e la delega per l’accesso alla banca dati Isee Inps, firmata dal dichiarante o da un componente maggiorenne del nucleo, accompagnata dalla fotocopia di un documento di riconoscimento del dichiarante o dell’altro componente del nucleo; la documentazione è necessaria per consentire al Caf di visualizzare e scaricare la nuova dichiarazione Isee dal sito dell’Inps

 

 

Errori del contribuente

Se, invece, l’errore è dovuto al contribuente che, ad esempio, ha dimenticato di inserire nella dichiarazione un conto corrente o una carta di credito, l’attestazione Isee viene accompagnata da una nota, recante una simile dicitura: “Omissioni/Difformità. Controllo effettuato con Agenzia delle Entrate in data XXXXXXXX sui dati della Dsu Inps-Isee-2016-XXXXX a seguito del quale è stata rilevata l’esistenza dei seguenti rapporti finanziari”.

In questi casi, il contribuente può:

  • presentare una nuova dichiarazione Isee che comprenda i dati omessi
  • richiedere comunque la prestazione (per la quale è richiesta la dichiarazione) all’ente erogatore del beneficio, avvalendosi dell’attestazione originaria: l’ente, però, potrebbe richiedere al dichiarante la certificazione che dimostri la completezza e la veridicità dei dati riportati nella Dsu.

 

 

Controlli sull’Isee: quali documenti conservare?

Nell’eventualità di un futuro controllo, l’operatore del Caf deve conservare copia della dichiarazione, sottoscritta dal richiedente, eventuale autocertificazione dello stato di famiglia, il mandato di incarico al Caf, le eventuali deleghe e copia del documento d’identità del dichiarante.

Il termine di conservazione è fissato in due anni dalla data di trasmissione, come già esposto.

Ogni altro documento (estratti conto, dichiarazione dei redditi, visure, ecc.) deve essere restituito al contribuente e da questi conservato ed esibito in caso di controlli da parte delle autorità competenti.

Nel caso in cui il cliente richieda l’Isee corrente al Caf, l’operatore deve conservare tutta la documentazione e le certificazioni che attestino la variazione della condizione lavorativa, nonchè le componenti reddituali aggiornate, indispensabili ai fini del calcolo dell’Isee corrente.

 


[1] Art. 7 D.Lgs. n.130/2000;

[2] Art. 1219 Cod. Civ.

 


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