Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici
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5 Nov 2016
 
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Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici

Il decreto legislativo 7/2016 e la depenalizzazione: la modifica dell’art. 635 del codice penale sul danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici.

 

Il D.Lgs. 7/2016 ha sostituito il comma 2 dell’art. 635 bis c.p. a seguito della riformulazione dell’art. 635 c.p., al fine di coordinare le norme.

Il danneggiamento previsto dall’art. 635 bis c.p. non è l’unica ipotesi di danneggiamento di sistemi informatici o telematici, essendo previste altre due fattispecie negli artt. 615 quinquies c.p. e 617 quater c.p.

L’oggetto giuridico del reato è l’inviolabilità del possesso e della disponibilità delle cose oggetto materiale della condotta, cioè l’integrità fisica delle apparecchiature e delle istruzioni di funzionamento incise sul taluni loro componenti. Non occorre che si verifichi un danno economico-patrimoniale.

 

L’elemento soggettivo è il dolo.

 

Sono ammissibili il tentativo e il concorso di persone.

 

Trattandosi di un reato a forma libera e a evento naturalistico, può essere commesso anche in forma omissiva.

 

Il concetto di sistema informatico comprende tutti gli apparati tecnici necessari, a prescindere da caratteristiche dimensionali di capacità di elaborazione, essendo sufficiente a integrare un sistema qualsiasi apparato in grado di svolgere funzioni autonome di elaborazione.

 

Per quanto riguarda, invece, il danneggiamento del sistema telematico, la sua caratteristica è quella di incidere esclusivamente sul software (ferme restando l’integrità fisica della parte hardware e, di conseguenza, la sua successiva utilizzabilità una volta immesso nella struttura un nuovo complesso di istruzioni) o sui dati e sulle notizie in esso contenute.

Integra il delitto in esame la cancellazione di dati informatici, ancorché questi possano essere recuperati attraverso una complessa procedura tecnica che richiede l’uso di particolari sistemi applicativi e presuppone specifiche conoscenze (Cass. 8555/2012, in un caso in cui un dipendente aveva cancellato, dal computer affidatogli dal datore di lavoro per motivi lavorativi, un numero rilevante di dati i cui files erano stati recuperati grazie all’intervento di un tecnico informatico specializzato).

 

A una prima lettura delle modifiche introdotte con la novella del 2008 occorre rilevare come il legislatore abbia scisso la tutela penale, differenziando il trattamento sanzionatorio a seconda che la condotta sia rivolta nei confronti delle informazioni, dati o programmi informatici altrui e consista nella distruzione, deterioramento, cancellazione, alterazione o soppressione (artt. 635 bis e 635 ter c.p.), oppure sia posta in essere mediante le condotte di cui all’articolo 635 bis ovvero attraverso l’introduzione o la trasmissione di dati, informazioni o programmi con i quali distrugge, danneggia, rende, in tutto in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento (artt. 635 quater e 635 quinquies c.p.).

 

La tutela dell’informazione, dei dati o dei programmi informatici utilizzati dallo Stato e quella dei sistemi informatici o telematici di pubblica utilità è anticipata con la previsione, come titolo autonomo e corrispondente trattamento sanzionatorio, nel comma 1 degli artt. 635 ter e 635 quinquies, del “fatto diretto a distruggere, deteriorare…”, mentre nel comma 2 è prevista l’ipotesi “consumata” di verificazione dell’evento dannoso (“se dal fatto deriva la distruzione…”).

 

Limitandoci a una breve analisi dell’art. 635 bis, la procedibilità a querela può costituire un filtro per selezionare i fatti meritevoli di criminalizzazione. La “persona offesa” deve desumersi dal requisito dell’altruità dei dati danneggiati. Prendendo come riferimento la legislazione in materia di protezione dei dati personali, dovrà considerarsi innanzitutto la figura dell’“interessato”, ossia “la persona cui i dati si riferiscono” (art. 4 D.Lgs. 196/2003 c.d. Codice della privacy), quindi quella del “titolare” nonché del “responsabile” del “trattamento” o del “sistema”.

 

Nel caso di danneggiamento di programmi sono persone offese il concessionario, il legittimo utilizzatore, il concedente, il proprietario e i partner commerciali o di lavoro di un’impresa o di un professionista rispetto ai dati e alle informazioni da essi forniti per determinate finalità operative, contrattuali, ecc.

 

La condotta contempla le ipotesi di “distruzione”, “deterioramento”, “cancellazione”, “alterazione” e “soppressione”.

 

 

Recupero parziale di dati

Il reato di danneggiamento di dati informatici previsto dall’art. 635 bis c.p. deve ritenersi integrato anche quando la manomissione e l’alterazione dello stato di un computer sono rimediabili soltanto attraverso un intervento recuperatorio postumo non reintegrativo dell’originaria configurazione dell’ambiente di lavoro (Cass. 8555/2011 ha ritenuto la sussistenza del reato in un caso in cui era stato cancellato, mediante l’apposito comando e dunque senza determinare la definitiva rimozione dei dati, un rilevante numero di file, poi recuperati grazie all’intervento di un tecnico informatico specializzato).

 

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