Depenalizzazioni ed effetto retroattivo del d.lgs 7/2016
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5 Nov 2016
 
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Depenalizzazioni ed effetto retroattivo del d.lgs 7/2016

L’applicabilità dell’art. 2 codice penale al nuovo decreto legislativo n. 7/2016 sulle depenalizzazioni: l’abrogazione delle norme del codice penale e l’intervento del pm per l’archiviazione.

 

Il quesito relativo all’applicabilità delle nuove sanzioni civili anche ai fatti commessi prima della data di entrata in vigore del decreto (indipendentemente dalla pendenza del procedimento penale) è stato risolto affermativamente dal legislatore delegato, il quale, all’art. 12, co. 1, estende l’efficacia delle nuove disposizioni anche ai fatti commessi anteriormente al decreto, sempre che non sia già intervenuta una pronuncia irrevocabile.

In particolare, per i procedimenti definiti con sentenza di condanna o decreto penale di condanna irrevocabili alla data di entrata in vigore del decreto (ovvero, entro il 5 febbraio 2016) l’art. 12, co. 2 richiama il principio generale di cui all’art. 2, co. 2, c.p. (“nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano la esecuzione e gli effetti penali”).

 

La disposizione coincide con quanto prevede l’art. 8, co. 2, D.Lgs. 8/2016. Il giudice dell’esecuzione revoca la condanna dichiarando che il fatto non è più previsto dalla legge come reato e “adotta i provvedimenti conseguenti”.

L’art. 12, co. 2, D.Lgs. 7/2016 semplifica il procedimento previsto dall’art. 673 c.p.p. (che prevede la forma ex art. 666 c.p.p.), in quanto “il giudice dell’esecuzione provvede con l’osservanza delle disposizioni dell’art. 667, co. 4, c.p.p.”. Pertanto, il giudice dell’esecuzione provvede senza formalità, con ordinanza comunicata al p.m. e notificata all’interessato.

 

Il p.m. potrà proporre opposizione ai sensi dell’art. 667, co. 4, c.p.p.

L’intervenuta abrogazione comporta che non può tenersi conto della precedente condanna a ulteriori fini (ad esempio, contestazione della recidiva), indipendentemente dal provvedimento del giudice dell’esecuzione.

 

Con riferimento, invece, ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del decreto, non si pongono particolari questioni applicative, operando il principio di cui all’art. 2, co. 2, c.p. Il giudice dichiarerà che il fatto non è più previsto dalle legge come reato, con il provvedimento adeguato alla fase in cui si trova il procedimento (decreto di archiviazione, sentenza di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., sentenza di assoluzione ex art. 530 c.p.p., ecc.) e adotterà i provvedimenti conseguenti (ad esempio, statuizione sulle cose in sequestro).

La sanzione civile applicabile richiede l’esercizio dell’azione risarcitoria ex art. 2043 c.c. davanti al giudice civile da parte dell’interessato.

 

Anche se non è previsto alcun termine, è opportuno che il provvedimento del giudice venga emesso tempestivamente per ragioni di celerità procedimentale, oltre che per consentire alla parte offesa di avviare l’eventuale azione civile.

 

Con riferimento al termine prescrizionale per l’esercizio dell’azione risarcitoria, ai sensi dell’art. 3, co. 2, D.Lgs. 7/2016 “si osserva la disposizione di cui all’art. 2947, co. 1, c.c.”. Pertanto, la prescrizione matura in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato, salva la presenza delle cause interruttive di cui all’art. 2943 c.c., compreso l’esercizio dell’azione civile nel processo penale per l’intera durata del processo.

 

 

Gli adempimenti del p.m. nelle singole fasi dei procedimenti

Per i procedimenti per i quali non è stata esercita l’azione penale, il p.m. dovrà chiedere tempestivamente l’archiviazione al Gip competente, avvisando la persona offesa qualora quest’ultima abbia avanzato tale istanza.

 

Il p.m. procede in tal senso in qualunque fase si trovi il procedimento, anche se è pervenuta la data dell’udienza dibattimentale ma non è stato ancora firmato il decreto che dispone il giudizio.

 

Qualora non tutti i reati per i quali si procede siano abrogati si disporrà la separazione degli atti.

 

Per quanto riguarda, invece, i procedimenti per i quali sia stata esercitata l’azione penale, quando il fascicolo del dibattimento non è stato ancora formato e trasmesso al tribunale monocratico o al Giudice di Pace. il p.m. trasmette il fascicolo del dibattimento tempestivamente (anche se non sono pervenute le notifiche) con richiesta di sentenza di proscioglimento. Sarà il giudice a valutare le modalità con cui procedere (fissazione o meno dell’udienza camerale). Qualora siano contestati anche reati non abrogati per ragioni di ordine pratico si trasmetterà rapidamente il fascicolo del dibattimento al giudice competente evidenziando la presenza di un reato abrogato. Se il procedimento è già pendente presso il giudice, nessun adempimento è di competenza del p.m., dovendo solo interloquire in udienza nel caso di reati abrogati.  Nel caso di processo in cui vi sia stata costituzione di parte civile il p.m. chiederà comunque il proscioglimento perché il fatto non è (più) previsto dalla legge come reato, essendo inibito al giudice di provvedere ai soli fini degli interessi civili e la parte offesa, dopo la pronuncia della sentenza, dovrà proporre eventualmente l’azione civile nei termini di prescrizione previsti.

 

Per i fatti commessi dal 6 febbraio 2016, poiché il fatto ha natura di mero illecito civile nessuna comunicazione deve essere effettuata d’ufficio dalla polizia giudiziaria al p.m. Inoltre, i privati che intendano proporre querela esponendo fatti che rientrano esclusivamente e inequivocabilmente nelle fattispecie abrogate saranno informati dell’inidoneità dell’atto a seguito delle nuove disposizioni.

 

Qualora sia presentata querela gli atti dovranno essere trasmessi al p.m., anche qualora in querela siano esposti fatti costituenti reato. Gli atti pervenuti al p.m. saranno iscritti nel registro dei fatti non costituenti reato e si procederà all’autoarchiviazione.

 

Per le querele dei privati non sorgono particolari problemi se non nel caso di atti che pervengano in forma di esposto o denuncia contenenti esclusivamente fatti che integrano i reati abrogati. Si tratta di fatti che non costituiscono reato da iscrivere e definire nel relativo registro secondo le ordinarie modalità.

 

In ogni caso (atti trasmessi dalla polizia giudiziaria o pervenuti dal privato), nei casi “dubbi” si potrà procedere all’iscrizione nel registro delle notizie di reato.

 

Infine, se il fatto è stato commesso quando ancora costituiva reato, i privati che intendano proporre querela esponendo fatti che rientrano inequivocabilmente nelle fattispecie abrogate saranno informati dell’inevitabile archiviazione perché il fatto non è (più) previsto dalla legge come reato a seguito delle nuove disposizioni.

 

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