Cosa fare quando la spazzatura non viene ritirata?
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29 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Cosa fare quando la spazzatura non viene ritirata?

Paghiamo una tassa apposita, eppure in molti comuni la spazzatura che non viene ritirata è ancora un problema serio: come si può fare per risolverlo? A chi rivolgersi?

 

La raccolta differenziata è uno dei temi su cui i Comuni hanno investito molte delle loro energie negli ultimi anni: eppure, a quanti di noi, la mattina, non è capitato di ritrovare i contenitori esattamente come li abbiamo lasciati la sera prima? E, cioè, stracolmi di rifiuti? Il mancato ritiro della spazzatura è uno di quei tipici disservizi che genera impotenza nei consumatori: ci si informa, si seguono alla lettera le regole della raccolta imposte dalla municipalizzata di turno, si pagano le tasse… e poi il servizio non c’è. E allora via alle telefonate, alle mail, poi si invia un fax, poi ci si reca direttamente in Comune ma senza risultati. Ma allora, siamo destinati a subire senza far nulla? Assolutamente no! La salute è un diritto garantito dalla Costituzione italiana: i cittadini non devono essere costretti a vivere nell’immondizia, con tutti i rischi annessi e connessi, anche in termini di igiene. Vediamo, quindi, come farsi valere in queste circostanze.

Raccolta rifiuti: come avviene?

In molti Comuni è attiva la raccolta porta a porta (o domiciliare), in altri invece si ricorre alla raccolta stradale, cioè tramite grandi contenitori (meglio noti come cassonetti) posizionati su strada. Il rischio del mancato ritiro, tuttavia, non è minore in un caso rispetto all’altro.

 

 

Mancato ritiro spazzatura: intimazione scritta

Partiamo dal presupposto che il Comune o la municipalizzata che gestisce il servizio hanno il dovere di provvedere al ritiro dell’immondizia alle condizioni e secondo tempi e modalità stabiliti. Se ciò non avviene ci si trova di fronte a una inadempienza che, come tale, va trattata.

 

Se mail e telefonate non sono servite a risolvere il problema, la migliore soluzione in questi casi è procedere con un’intimazione scritta, sotto forma di messa in mora o di diffida.

 

La messa in mora serve per intimare ufficialmente alla controparte (che non rispetta il contratto) un determinato adempimento. Va inviata tramite raccomandata A/R o pec, scrivendo pochi dati ma incisivi:

  1. descrizione dei fatti che danno il diritto a una certa prestazione. È utile evidenziare le discrepanze tra gli obblighi contrattuali e ciò che, quotidianamente e in realtà, si verifica: ad esempio, di solito il Comune pubblica su internet come avviene la gestione dei rifiuti, chi se ne occupa, come viene organizzata. Nella lettera potremo inserire tali dati e ciò che, invece, poi si verifica. Si potrebbe anche aggiungere qualche foto per provare che quello che diciamo corrisponde a verità;
  2. richieste puntuali: ad esempio, come vogliamo che la spazzatura venga raccolta e ritirata, quantificazione del risarcimento danni richiesto;
  3. fissazione di un termine: ad esempio 15 giorni dal momento in cui la controparte riceve la raccomandata o la pec, ma per casi urgenti il tempo concesso può essere anche di 24/48 ore;
  4. minaccia di adire le vie legali avvertendo la controparte che se non provvedesse a soddisfare le richieste che su di essa graveranno le spese.

 

La diffida ad adempiere è una dichiarazione scritta con cui si intima alla controparte (nel nostro caso, il Comune o la municipalizzata) il rispetto del contratto entro un congruo termine (non inferiore a 15 giorni), avvertendola che, in caso contrario, esso si intenderà risolto. In pratica si sollecita chi di dovere a effettuare il ritiro così come convenuto. La si può inviare tramite raccomandata a/r o pec con firma digitale: attenzione a questo aspetto. Se manca la firma digitale – l’equivalente informatico della firma autografa – , la pec è nulla.

Il risultato della diffida, come detto, è la risoluzione del contratto, senza che vi sia bisogno dell’intervento del giudice: è necessario, però, che l’inadempimento sia grave, cioè tale da rendere inservibile o comunque fortemente limitato il servizio. Ad esempio, nel nostro caso, se la spazzatura non viene ritirata per giorni accumulandosi nelle strade, con conseguenti puzze e sporcizia.

 

 

Mancato ritiro spazzatura: cosa scrivere nella diffida?

Venendo al contenuto della lettera di diffida, come per la messa in mora, bisogna inserire:

  1. descrizione dei fatti che danno il diritto a una certa prestazione;
  2. richieste puntuali;
  3. la diffida, di solito, si conclude con una formula di questo genere: «Se non adempirete entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, il contratto si intenderà senz’altro risolto di diritto ai sensi dell’art. 1454 del codice civile».

 

 

Mancato ritiro spazzatura: e se la diffida non basta?

Trascorso il tempo concesso, il contratto è automaticamente risolto. A questo punto, il cittadino potrà rivolgersi all’autorità competente per ottenere la restituzione del prezzo pagato per l’oggetto del contratto (per la stazzatura, paghiamo una tassa apposita, la Tari) e l’eventuale risarcimento del danno dovuto all’inadempimento.

Nel caso della messa in mora, invece, il contratto o i rapporti con la controparte rimangono intatti, ma il consumatore è autorizzato a rivolgersi all’autorità competente, che può essere:

– il giudice di pace fino a 5.000 euro in contenzioso;

– tribunale civile per importi superiori.

 

In via amministrativa, inoltre, potrà richiedere la riduzione della tassa sui rifiuti solidi urbani: nel caso di carente prestazione del servizio, infatti, il tributo può essere ridotto del 60% o addirittura sospeso [1]. Stesso discorso nel caso in cui il servizio di raccolta, sebbene istituito ed attivato, non è svolto nella zona di residenza, dimora o esercizio dell’attività dell’utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni relative alle distanze, alla capacità dei contenitori e alla frequenza della raccolta.

Tale riduzione può essere chiesta al Comune presentando apposita domanda.

 

 

Mancato ritiro spazzatura: come risolverlo in alternativa?

È chiaro che i rimedi che abbiamo visto finora rappresentano l’ “ultima spiaggia”, strumenti a cui ricorrere quando si è provato di tutto ma non si sono ottenuti risultati. Ma la questione può essere risolta senza arrivare alle maniere forti?

Una buona idea è quella di comunicare al sindaco di questa inadempienza, magari anche aggregandosi ad altri cittadini che hanno interesse a risolvere il problema, attraverso una petizione (anche in forma di lettera collettiva). In tal senso, molto utile è cercare di dare risalto mediatico alla propria rimostranza: ad esempio, si possono contattare delle testate locali affinché facciano dei servizi o dei reportage fotografici nelle zone interessate dal fenomeno.

Un’altra alternativa è quella di coinvolgere qualche consigliere comunale, spingendolo a fare una specifica interrogazione in consiglio comunale chiedendo conto della questione al sindaco o all’assessore all’ambiente.


[1] Art. 59, co. 4 e 6, d.lgs. n. 507 del 15.11.1993, istitutivo del tributo per la raccolta dei rifiuti solidi urbani.

 


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