Il condomino può staccarsi dal riscaldamento centralizzato?
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6 Nov 2016
 
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Il condomino può staccarsi dal riscaldamento centralizzato?

Quando è possibile il distacco dall’impianto centralizzato e avere il riscaldamento autonomo nel proprio appartamento: bisogna chiedere il permesso all’assemblea?

 

Chi vuole distaccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato non è tenuto a chiedere il permesso all’assemblea di condominio, ma dovrà continuare a contribuire alle spese di manutenzione straordinaria dell’impianto comune. È quanto prevede la riforma del condominio approvata nel 2012 ed in vigore dal 18 giugno 2013. Tale normativa [1] ammette la possibilità del singolo condomino di distaccarsi, ma a condizione che ciò non comporti notevoli squilibri di funzionamento dell’impianto o aggravi di spesa per gli altri condomini. In caso contrario l’assemblea può impedire il distacco. È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [2]. Ma procediamo con ordine.

 

 

Quando posso distaccarmi dall’impianto centralizzato?

Il codice civile [1] stabilisce che ciascun proprietario di appartamento è libero – senza dover chiedere autorizzazioni all’assemblea – di distaccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato a condizione che dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In ogni caso, il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma.

 

In caso di contestazioni tra l’assemblea e il condomino, è quest’ultimo a dover dimostrare che dal distacco non deriva alcun pregiudizio per gli altri proprietari. Tuttavia, se l’assemblea condominiale, in un primo momento, autorizza il suddetto distacco sulla base di una propria autonoma valutazione (avendo verificato la sussistenza dei presupposti), l’onere della prova dell’assenza di aggravi di spesa o di notevoli squilibri non compete più al rinunziante.

 

L’interessato non potrà effettuare il distacco e ritenere di essere tenuto semplicemente al pagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma, perché tale possibilità è prevista solo per coloro che si siano distaccati dopo aver provato la sussistenza dei presupposti di cui si è detto.

 

 

 

Per il distacco dall’impianto centralizzato c’è bisogno del consenso dell’assemblea?

Come già ha affermato in passato la Cassazione, non c’è bisogno di chiedere la convocazione dell’assemblea di condominio affinché dia il proprio parere sul distacco. Il proprietario può procedere in autonomia, dandone comunque una semplice comunicazione all’amministratore il quale, a sua volta, sarà tenuto a informare l’assemblea. Ciò sempre a condizione che il distacco dall’impianto centralizzato di riscaldamento non comporti problemi agli altri proprietari.

 

Esiste dunque un vero e proprio diritto soggettivo al distacco dall’impianto di riscaldamento e condizionamento centralizzato: ogni proprietario è libero di distaccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato, e installare un proprio impianto autonomo, anche senza attendere la riunione. L’importante è non creare problemi all’impianto condominiale e, quindi, agli altri proprietari.

 

Non è necessaria – scrive testualmente la Suprema Corte – «una delibera condominiale in tutti quei casi in cui il distacco dal riscaldamento centralizzato risulti non influire sulla funzionalità o sui costi dell’impianto». Resta però il fatto che «il condomino distaccato è comunque tenuto a contribuire alle spese ordinarie e straordinarie di manutenzione, nonché a quelle di gestione se, e nei limiti in cui, il distacco non porti con sé una diminuzione degli oneri del servizio».

 

 

La vicenda

Un condomino impugnava la delibera del condominio con cui l’assemblea condominiale decideva di non concedergli il distacco dall’impianto di riscaldamento condominiale, in quanto avrebbe danneggiato le altre unità immobiliari sia dal lato economico che di rendimento del riscaldamento. Il Giudice di Pace accoglieva l’impugnazione dichiarando la nullità della delibera sul punto relativo al distacco del riscaldamento. La Cassazione ha confermato le sue ragioni e ciò perché il distacco non aveva comportato né squilibri di funzionamento né aggravi di spesa. Pertanto, la prova che sussistessero i presupposti per il distacco era appunto nello stesso comportamento del condominio.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 14 giugno – 3 novembre 2016, n. 22285

Presidente D’Ascola – Relatore Scalisi

Svolgimento del processo

G.C.B. impugnava la delibera dei Condominio di Via (omissis) in (omissis)con la quale l’assemblea condominiale decideva di non concedere il distacco dall’impianto di riscaldamento condominiale alla proprietà C.B., in quanto avrebbe danneggiato le altre unità immobiliari sia dal lato economico, che di rendimento del riscaldamento. Eccepiva il ricorrente l’inefficacia della delibera in violazione dei diritto individuale del condomino di ottenere quanto richiesto.

Si costituiva il Condominio di Via (omissis), eccependo l’incompetenza del giudice adito e sostenendo la competenza del Giudice di Pace. In subordine, contestava le argomentazioni poste a fondamento dell’impugnazione e sosteneva la piena legittimità della delibera. Esperiva domanda riconvenzionale chiedendo il pagamento, delle spese legali sostenute in un precedente accertamento tecnico preventivo intercorso tra le parti ed avente come oggetto l’impianto di riscaldamento centralizzato ed, in particolare, il suo collegamento con i locali di proprietà dei sig. C.B..

II Tribunale dichiarava la competenza del Giudice di pace. II processo veniva riassunto davanti al Giudice

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[1] Art. 1118 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 22285/16 del 3.11.2016.

 


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