A un nullatenente conviene fargli causa?
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6 Nov 2016
 
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Redazione
 


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A un nullatenente conviene fargli causa?

Una persona mi deve dei soldi per un risarcimento, ma mi hanno detto che non ha nulla intestato e che è nullatenente: mi conviene fargli causa e sostenere anche le spese di giudizio?

 

In generale, è piuttosto raro trovare una persona che sia «nullatenente» in senso stretto: chiunque ha, ormai, un televisore, un paio di scarpe, un cellulare e, con esso, un contratto con una compagnia del telefono e uno per la connessione a internet. Questo significa che, a differenza di quanto avveniva nel dopoguerra, sono molti gli italiani che posseggono fonti di reddito anche minimo, con cui pagano tutto ciò. Quindi, molto spesso, si parla di nullatenente quando risulta difficile risalire alle fonti di reddito di quest’ultimo perché ben occultate. Ma, per come vedremo a breve, ci sono due elementi di cui tenere conto prima di iniziare una causa contro un soggetto che sembra non avere nulla intestato.

 

 

Avere in mano una sentenza è una garanzia che dura per sempre

Il primo aspetto di cui tenere conto è che, una volta terminata la causa, il creditore avrà in mano una sentenza (in gergo tecnico si chiama «titolo esecutivo») ossia un documento che lo autorizza a procedere a un pignoramento contro il debitore in qualsiasi momento. «Ma non c’è la prescrizione?» potrebbe chiedere qualcuno esperto di diritto. La risposta è «nì»: c’è, ma il problema può essere aggirato. Intanto la prescrizione per le sentenze è di ben 10 anni (mica poco!). In secondo luogo, se il creditore, pochi giorni prima che scada il decennio, invia al debitore un sollecito di pagamento, interrompe la prescrizione e la fa decorrere nuovamente da capo per altri 10 anni. Il creditore potrà ripetere l’invio della raccomandata di sollecito anche alla scadenza del successivo decennio, e così via. In altre parole il credito potrà rimanere in piedi per tutta la vita del debitore e anche dopo la sua morte, nei confronti degli eredi (salvo che questi rinuncino all’eredità). Quindi, a patto di ricordarsi di inviare, di tanto in tanto, una diffida con la richiesta di pagamento, la prescrizione è un problema che può essere superato. Richiesta di pagamento che può essere fatta anche di proprio pugno, senza dover per forza andare da un avvocato e pagare un onorario elevato.

 

Questo comporta una considerazione molto importante: chi è nullatenente in un determinato momento non è detto che lo sia per sempre. Vivere una vita senza redditi è estremamente difficile, specie in una società come la nostra in cui le esigenze sono svariate (si pensi anche all’acquisto del biglietto del pullman). A nessuno piace vivere con il fiato dei creditori sul collo e, prima o poi, si tenta sempre una soluzione amichevole che possa far «tornare a vivere liberamente» anche il più incallito dei debitori. Ancor di più se quest’ultimo è un giovane disoccupato: è verosimile che, nel corso della vita, ottenga prima o poi un’occupazione, un proprio reddito o diventi erede dei propri familiari. Si tratta di beni che possono essere oggetto di pignoramento, come visto, anche a distanza di molti anni.

 

 

Pignoramento: come scoprire dove il debitore nasconde i soldi?

Il secondo aspetto di cui tenere conto è che, come abbiamo anticipato in apertura, non tutti i nullatenenti sono davvero «nullatenenti». Molti di questi sono solo più abili degli altri a nascondere le proprie entrate. Ad esempio, si pensi a un canone di locazione in nero, per un immobile avuto in eredità e non ancora diviso tra gli eredi. Si pensi al reddito di una società di cui però il socio fittizio è la moglie del debitore.

Esistono però dei metodi nuovi, che si valgono di internet e delle banche dati telematiche dell’Agenzia delle Entrate, che consentono ai creditori di entrare nei segreti più reconditi dei debitori, quelli che una volta erano concessi solo al fisco. Al termine della causa, il creditore può chiedere al Presidente del Tribunale di autorizzarlo alla cosiddetta ricerca telematica dei beni del debitore, accedendo ad esempio all’anagrafe tributaria, all’anagrafe dei conti correnti, ecc.

Abbiamo spiegato in passato come scoprire i redditi dei nullatenenti nell’articolo Se il creditore non trova beni da pignorare. E in un’altra importante guida abbiamo elencato le conseguenze per chi appare nullatenente. A questi articoli vi rinviamo per un approfondimento di questi aspetti più tecnici.

 

Se poi risulta che il debitore ha venduto o donato tutti i propri beni a familiari o amici, c’è sempre la possibilità di una azione revocatoria entro 5 anni dall’atto di spoglio. Sul punto sarà bene leggere Se il debitore intesta i beni a un’altra persona come mi difendo?

 

Si tenga conto che, al contrario di quanto avviene con i crediti erariali (per il mancato pagamento di tasse) non ci sono limiti minimi di importo per effettuare un pignoramento su una casa, su un conto corrente o sullo stipendio. Si può, cioè, procedere anche per importi molto bassi, fatti salvi i «famosi» diritti del debitore.

 

 

Conviene fare causa a un nullatenente?

Alla luce di quanto abbiamo sino ad ora detto, per rispondere alla domanda iniziale se conviene o meno fare causa a un nullatenente, dobbiamo considerare una serie di parametri come:

  • entità del credito: più è elevato, più conviene procurarsi un titolo esecutivo per procedere anche in un successivo momento al pignoramento;
  • età del debitore: più è giovane, più è elevata la possibilità che, in un futuro, questi abbia dei propri redditi.

 


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Commenti
7 Nov 2016 Paolo

Lascia perdere le cause, assolda un paio di esattori…giocatori di baseball….e vedi come li tira fuori i soldi!!!