Concorsi pubblici: quando vi è conflitto d’interessi?
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6 Nov 2016
 
L'autore
Antonio Salerni
 


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Concorsi pubblici: quando vi è conflitto d’interessi?

Obbligo di astensione per i commissari nei concorsi universitari in presenza di un conflitto d’interessi.

 

La sussistenza di precedenti rapporti di collaborazione tra docente universitario ed uno dei candidati ad un posto da ricercatore universitario è uno scenario tristemente ricorrente nelle procedure concorsuali indette dalle università italiane. Come noto, nei concorsi universitari ciò che conta, oltre al possesso dei titoli di studio necessari, sono soprattutto le pubblicazioni scientifiche e le esperienze professionali. Ma tale valutazione comparativa può avvenire in presenza di problemi di neutralità.

Nonostante ripetuti interventi del legislatore diretti a conformare i canali di accesso all’insegnamento universitario alla regole di trasparenza ed eguaglianza, le cronache registrano casi di favoritismo a beneficio di familiari o conoscenti. Ci occupiamo oggi di una recente pronuncia del giudice amministrativo [1], che riguarda la presenza di un conflitto d’interesse tra giudicante ed uno degli aspiranti ad un posto pubblico.

 

 

La vicenda

Il candidato di un concorso finalizzato alla copertura di un posto da ricercatore universitario, presso una facoltà di agraria, chiedeva mediante ricorso amministrativo (presentato perciò all’università stessa) la sostituzione di un professore membro della commissione giudicatrice. Ciò perché quest’ultimo si trovava in posizione non neutrale rispetto ad un altro candidato concorrente (controinteressato). In particolare si contestava una pregressa attività di collaborazione scientifica tra il candidato rivale ed un docente commissario, che inficiava l’obiettività e l’imparzialità della valutazione. Dall’esame del curriculum del controinteressato risultavano diverse pubblicazioni redatte in collaborazione con il commissario, nonché numerose collaborazioni tra i due in attività di ricerca post-laurea ed attività didattiche.

Tale ricorso amministrativo veniva respinto ed intanto il concorso continuava, giungendo alla proclamazione del candidato vincitore. Ad essere preferito fu proprio il dottore già collaboratore del professore commissario. Avverso tale nomina veniva quindi proposto ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia per violazione e falsa applicazione del bando di concorso e delle leggi sul procedimento amministrativo e sul sistema universitario, nonché per violazione dello stesso codice etico dell’università coinvolta.

 

 

Il principio di imparzialità

Il nostro ordinamento pone l’imparzialità tra i principi cardine dell’azione amministrativa [2]. Ciò significa che ogni attività della Pubblica Amministrazione deve essere sempre improntata al pieno rispetto della legge, senza discriminazioni di alcun genere e soprattutto senza abuso o arbitrio dei propri poteri, nell’esigenza di conseguire i pubblici interessi.

Ogni pubblico funzionario è tenuto ad astenersi dal porre in essere atti in cui hanno interessi, diretti o per interposta persona. A loro volta i cittadini hanno un correlativo diritto di ricusazione, ossia la possibilità di chiedere la sostituzione del funzionario che si trova in conflitto d’interessi per l’esistenza di rapporti, positivi o negativi, con i soggetti da giudicare. Tale conflitto sorge nelle ipotesi di amicizia o inimicizia, di costanza di rapporti personali, scientifici, lavorativi, di studio, ecc.

 

 

I concorsi pubblici in genere e i concorsi universitari in particolare

Tale principio generale si applica ovviamente anche a tutti i meccanismi concorsuali pubblici, per cui il reclutamento del personale deve avvenire senza favoritismi e senza illegittimità. Infatti, sebbene non esista in materia di concorsi pubblici una disciplina specifica sui casi di astensione, è evidente che una commissione giudicatrice debba essere composta da membri che assicurino trasparenza, obiettività e terzietà del giudizio, affinché ci sia parità di trattamento tra gli aspiranti al posto pubblico.

Nel caso dei concorsi universitari, la sussistenza di precedenti rapporti tra docente ed aspirante ricercatore può compromettere l’imparzialità del giudizio. Tale conflitto d’interessi impone al giudicante di astenersi.

Come affermato dal Tar Sicilia, nel dare ragione al ricorrente difeso dall’avv. Gattuccio del Foro di Palermo, si è precisato che la sussistenza di singoli ed occasionali rapporti di collaborazione non è di per sé sufficiente ad alterare la par condicio tra i concorrenti. È necessario che tali rapporti siano significativi, nel senso che siano stati ripetuti, costanti: ciò determina necessariamente un particolare legame fra i soggetti, che impone l’astensione del commissario. Nel caso in esame, ad esempio, si constatava la presenza di ben 44 pubblicazioni scientifiche redatte tra il controinteressato in collaborazione con il professore universitario giudicante, arrivando pertanto a qualificare tale rapporto come un vero e proprio sodalizio professionale.

Pertanto, in presenza di un rilevante rapporto di collaborazione nella produzione scientifica, il commissario di un concorso pubblico è obbligato ad astenersi.


La sentenza

TAR Sicilia, sez. II, sentenza 06 – 18 ottobre 2016, n. 2397
Presidente Di Paola – Estensore Cabrini

Fatto e diritto

Con ricorso notificato in data 9-13/1/2012 e depositato in data 8/2/2012, il ricorrente ha impugnato la nota con la quale l’Università di Palermo ha rigettato l’istanza di ricusazione formulata nei confronti del prof. VF, quale componente della commissione di concorso bandito dall’Università degli Studi di Palermo in data 21/12/2010 per un posto di ricercatore presso la facoltà di agraria; detta istanza era motivata in ragione dell’attività di collaborazione scientifica dallo stesso intrattenuta con il controinteressato, FGC, concorrente nel medesimo concorso.

Deduce le seguenti censure:

1) violazione e falsa applicazione dell’art. 51, cc. 1-2, e 52 c.p.c. – violazione e falsa applicazione del bando di concorso – violazione e falsa applicazione della l. n. 1/2009 – violazione della l. n. 241/90 per difetto di motivazione – violazione del codice etico dell’Università degli studi di Palermo (d.r. n. 4282 del 20/12/2010) – eccesso di potere per sviamento – eccesso di potere per carenza di istruttoria, atteso che, nel caso di specie, tutta la letteratura prodotta dal controinteressato, quali titoli per il concorso, è

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[1] Tar Sicilia, sent. n. 2397/16 del 06.10.2016.

[2] Art. 97 Cost., art. 1 L. 241/90.

 


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