È possibile essere anonimi sul web?
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6 Nov 2016
 
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Redazione
 


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È possibile essere anonimi sul web?

Se mi connetto a un sito, il titolare o la polizia può capire chi sono e risalire alla mia identità?

 

Nella tranquillità del nostro salotto, pensiamo di essere invisibili quando navighiamo su Internet. Ma possiamo veramente illuderci che nessuno ci veda? Per toglierci questo dubbio abbiamo chiesto ad Alessandro Curioni, presidente di DI.GI. Academy azienda specializzata in materia di sicurezza informatica, se effettivamente sia possibile l’invisibilità on line.

«Come ho scritto nel mio ultimo libro “Come pesci nella Rete”: Fare atterrare un 747 su un’autostrada non è normale ma è possibile. Vendere una lavatrice su Internet è più o meno la stessa cosa. Anche pensare di essere anonimi in Rete non è molto diverso. Le logiche profonde del web non prevedono l’anonimato dei navigatori, in quanto non si trattava di un requisito necessario per chi usufruiva delle sue potenzialità. Negli ultimi anni ricercatori di varie università hanno dimostrato a più riprese di essere in grado di identificare gli utenti attraverso la loro navigazione. Tecnicamente si parla di footprinting, l’attività di analisi resa possibile dalle impronte che lasciamo nel corso della nostra navigazione sul web. La scorsa estate un gruppo di ricercatori delle università di Stanford e Princeton hanno lanciato il Footprints Project, attraverso il quale hanno invitato degli utenti a partecipare a un esperimento on line. I partecipanti si connettevano da perfetti sconosciuti a un sito appositamente creato e consentivo al sistema di accedere alla storia della loro navigazione sul web e al loro utilizzo di Twitter. Gli analisti, sulla base di queste informazioni, hanno identificato univocamente l’ottanta per cento degli utenti sin dalla loro prima connessione al sito.»

 

 

Questo significa che se ci connettiamo a un sito, il titolare potrebbe capire chi siamo?

«Teoricamente si. Pensate a Google. Immagino che tutti abbiano notato come adegua le pubblicità che ci propone in funzione delle nostre ricerche e anche da dove ci connettiamo. Se siete a Londra e provate a cercare un ristorante, difficilmente troverete nella prima pagina di ricerca un locale che non si trovi nella capitale britannica. Per essere anonimi non dovremmo utilizzare i servizi che Internet offre poiché le impronte che lasciamo sono proprio quelle legate al loro uso.»

 

 

Eppure su internet spesso si trovano siti che spiegano come si può navigare in modo anonimo. Sono bugie?

«Chi è onesto spiega che sono tutte tecniche che permettono di rendere più difficile la nostra identificazione, ma diffidate di chi afferma che “scoprirvi è impossibile”. Impostare la navigazione in incognito sul proprio browser, significa che sul computer non resteranno tracce della nostra navigazione, ma sul web siamo perfettamente visibili. Alcuni parlano di server proxy, particolari sistemi che fanno da intermediari tra noi e un particolare sito che vogliamo visitare. Certo nascondono il nostro indirizzo IP, cioè quello che ci identifica sulla rete, ma non le nostre attività sul sito di destinazione.»

 

 

Tuttavia esistono zone oscure del web in cui le cose funzionano in modo diverso è vero?

«Certo ci sono le reti che appartengono al Dark Web. In questi contesti è vero ma soltanto in parte. Esistono modi e tecniche che permetterebbero a un soggetto con adeguate conoscenze e mezzi di scoprire un navigatore del Dark Web. Un ricercatore della Columbia University è riuscito a identificare con precisione assoluta l’ottanta per cento degli utenti della rete TOR, la più nota tra quelle appartenenti al Dark Web. La tecnica è piuttosto complessa, ma i ricercatori per realizzarla hanno utilizzato esclusivamente software open source, cioè liberamente disponibili su Internet.»

 

 

Quindi la privacy sul web è impossibile?

«Come per il famigerato diritto all’oblio esistono dei limiti tecnologici ed economici. La rete è fatta per ricordare tutto, compreso quello che gli utenti fanno. Di conseguenza quando navighiamo su Internet non dobbiamo avere grandi aspettative di privacy, soprattutto perché dal punto di vista di chi fa affari on line, come Google o Facebook, sarebbe decisamente antieconomico. Questa aziende guadagnano legittimamente, lo dicono chiaramente nelle loro informativa in materia di privacy, trafficando con i nostri dati, grazie ai quali si fanno profumatamente pagare campagne pubblicitarie molto mirate. Dall’altra parte noi utenti dovremmo accettare una volta per tutte che su Internet nulla è gratuito, ma la Rete è disposta ad accettare pagamenti in natura, fatti di dati e informazioni.»


 


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