Pensione reversibilità: spetta al convivente?
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6 Nov 2016
 
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Pensione reversibilità: spetta al convivente?

L’attuale sistema previdenziale non prevede una pensione di reversibilità in favore del compagno convivente; il convivente more uxorio non è come un coniuge.

 

Al convivente non spetta la pensione di reversibilità. Anche se la legge italiana sta equiparando, poco alla volta, la figura del convivente di una coppia di fatto a quella del coniuge, riconoscendo al primo tutti i diritti e la dignità di una persona sposata, resta, sul piano sostanziale, una differenza di fondo tra le due figure (marito o moglie da un lato, compagno convivente dall’altro). Ciò impedisce un’assimilazione totale tra il convivente ed il coniuge. Con la conseguenza che solo a quest’ultimo spetta la pensione di reversibilità in ragione di un effettivo rapporto giuridico preesistente, ossia il matrimonio. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recentissima sentenza [1].

 

Discriminate le coppie di fatto, almeno nei confronti dell’Inps e della pensione di reversibilità, rispetto a quelle sposate. Nel caso, infatti, di morte di uno dei due componenti della coppia non sposata, il superstite non può pretendere la pensione di reversibilità dall’Istituto di Previdenza sociale, neanche se la convivenza era stabile ed è durata numerosi anni (cosiddetta convivenza more uxorio). Difatti l’attuale sistema previdenziale non prevede la pensione di reversibilità in favore del convivente more uxorio.

Secondo i giudici della Suprema Corte non è neanche possibile un’interpretazione estensiva della norma che attribuisce la reversibilità al coniuge superstite, in modo tale da concedere tale opportunità anche al convivente.

 

I giudici sono chiari nel ricordare, ancora una volta, che per la pensione di reversibilità ci vuole il matrimonio. E non fa niente se questo sembra cozzare con il principio di uguaglianza, principio che, però, a ben vedere, non impone di disciplinare tutte le situazioni allo stesso modo, ma obbliga a disciplinare in maniera analoga situazioni analoghe ed in maniera diversa situazioni diverse.

La nostra legge non prevede una pensione di reversibilità in favore del convivente, poiché la Costituzione [2] come più volte interpretato dalla Corte Costituzionale, impedisce un’assimilazione totale tra il convivente ed il coniuge, cui solo compete la reversibilità, in virtù di un preesistente rapporto giuridico. Convivente e coniuge sono soggetti diversi, che per alcuni limitati aspetti possono essere assimilati l’uno all’altro, ma non per il diritto alla pensione di reversibilità. Tale principio non può essere scardinato nemmeno attraverso l’operazione di interpretazione conforme del diritto interno (nazionale) con quello dell’Unione Europea.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 6 luglio – 3 novembre 2016, n. 22318
Presidente D’Antonio – Relatore Berrino

Svolgimento del processo

Si controverte del diritto di M.C. ad usufruire o meno della reversibilità della pensione di inabilità della quale era titolare la convivente “more uxorio” S.F., a seguito di domanda inoltrata all’Inps il 3 maggio 2005 successivamente al decesso della compagna.
Con sentenza dell’1/7 – 14/12/2009, la Corte d’appello di Roma, nel confermare la sentenza di primo grado che aveva respinto la domanda del C., ha rigettato l’impugnazione proposta da quest’ultimo dopo aver rilevato che l’attuale sistema previdenziale non prevede una pensione di reversibilità in favore del convivente “more uxorio” e dopo aver escluso l’appartenenza del trattamento in questione al novero dei diritti inviolabili dell’uomo, con conseguente insussistenza di profili di incostituzionalità della disciplina vigente.
Per la cassazione della sentenza ricorre il C. con due motivi.
Resistono con controricorso l’Inps ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il ricorrente e l’Inps depositano memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.

Motivi della

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[1] Cass. sent. n. 22318/16 del 3.11.2016.

[2] Art. 29 Cost.

 


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