Patteggiamento, l’applicazione della pena su richiesta delle parti
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2 Dic 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Patteggiamento, l’applicazione della pena su richiesta delle parti

Il patteggiamento è un rito speciale che permette allo Stato di accorciare i tempi del processo e all’imputato di ottenere uno sconto di pena fino al limite di 1/3.

 

 

Patteggiamento: cos’è?

Il patteggiamento è un rito speciale [1] previsto dal codice di procedura penale italiano: in pratica, un’alternativa al processo vero e proprio che siamo abituati a conoscere, e – cioè – a quello con i testimoni e il giudice (o i giudici) e gli avvocati. Consiste nel raggiungimento di un accordo tra l’imputato e il Pm relativamente  l’entità della pena da irrogare. L’obiettivo che si pone è quello di consentire uno sconto di pena per l’imputato fino al limite di un terzo. In parole semplici, a fronte di un risparmio di mezzi e di tempo per lo Stato, chi sceglie questo rito, viene premiato con uno sconto di pena.

 

 

Patteggiamento: in cosa consiste il premio?

Dunque, come dicevamo, un accordo tra l’imputato e il pm che possono chiedere al giudice l’applicazione:

  1. di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria diminuita fino ad un terzo;
  2. di una pena detentiva che, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino ad un terzo, non superi i cinque anni.

Non solo: l’imputato ha, inoltre, la possibilità di subordinare l’efficacia della sua richiesta alla concessione della sospensione condizionale della pena [2]. Di cosa si tratta? In sostanza, si chiede al giudice, in presenza di determinati presupposti oggettivi e in considerazione soprattutto di una modesta capacità a delinquere del soggetto che la chiede, di formulare una specie di prognosi di non recidività (c’è la probabilità che il soggetto torni a delinquere?), ordinando che l’esecuzione delle pene principali e di quelle accessorie non abbia inizio e rimanga sospesa per un periodo di tempo predeterminato dalla legge. Se effettivamente il soggetto, nel periodo di sospensione, non commette nuovi reati e adempia agli eventuali obblighi imposti dal giudice, le pene principali e accessorie si estinguono.

Nell’ambito del patteggiamento, se il giudice ritiene che la sospensione condizionale non possa essere concessa, rigetta la richiesta.

 

Sulla base di quanto appena detto, vediamo di capire, in termini pratici, cosa comporta il patteggiamento: sicuramente un vantaggio, innanzitutto, per lo Stato, che cessa di dover processare un imputato e lo fa molto velocemente. Ma anche l’imputato ne trae le sue utilità:

  • sa in anticipo a quanto ammonterà la sua pena;
  • se la pena finale è inferiore a due anni e non commetterà altri reati nei 5 anni successivi, vedrà estinguersi il reato commesso;
  • quando la pena finale è uguale o inferiore a due anni, non c’è condanna al pagamento di spese procedimentali, non vengono applicate pene accessorie o misure di sicurezza e non c’è menzione nel casellario giudiziale (la cosiddetta fedina penale rimane pulita) quando è richiesto dai privati (mentre le Autorità potranno sempre vedere la sentenza di applicazione pena).

 

 

Patteggiamento: quando può essere chiesto?

Non in tutti i casi si può ricorrere a tale rito speciale ma solo quando la pena finale, tenuto conto delle circostanze e della riduzione fino a un terzo, non supera i 5 anni di reclusione e arresto. Tradotto significa che non si può richiedere per i reati più gravi con pene che, al netto di tutte le riduzioni, supererebbero la soglia dei 5 anni e per reati particolarmente odiosi da un punto di vista sociale come, ad esempio, la violenza sessuale [3].

 

Facciamo un esempio: Tizio viene accusato di furto semplice (senza aggravanti), reato punito da 6 mesi a 3 anni di reclusione (senza considerare, nel nostro esempio, la pena pecuniaria). Ipotizziamo che la pena base sia fissata a 9 mesi di reclusione e che vengano concesse le attenuanti generiche. Tizio sceglie il patteggiamento di un terzo secco. Facciamo qualche calcolo:

  1. 9 mesi di reclusione (pena base) – 1/3 (riduzione per le attenuanti generiche) = 6 mesi di reclusione;
  2. 6 mesi di reclusione – 1/3 (riduzione per il patteggiamento) = 4 mesi di reclusione (pena finale).

 

 

Patteggiamento: come chiederlo?

La richiesta di patteggiamento va formulata nel corso dello svolgimento delle indagini preliminari o fino al momento in cui sono presentate le conclusioni all’udienza preliminare.

Il giudice può accogliere o rigettare la richiesta, ma non ha assolutamente il potere di modificare o integrare l’accordo cui sono pervenute le parti, né decidere sulla base di atti diversi da quelli di indagine. Se la richiesta è stata rifiutata, l’imputato può rifarla fino al momento in cui non sia dichiarato aperto il dibattimento.

 

Per capire se la richiesta merita di essere accolta o meno, il giudice verifica una serie di dati: la correttezza della qualificazione giuridica del fatto (ad esempio, se davvero si tratta di violenza privata o lesioni), l’applicazione e comparazione delle circostanze prospettate dalla parti, la congruità della pena indicata, controllando, in ogni caso, che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento dell’imputato.

 

L’udienza si svolge in camera di consiglio (a porte chiuse) alla presenza facoltativa delle parti e, al termine, il giudice pronuncia sentenza che è impugnabile solo con ricorso per cassazione.


[1] Art. 444 cod proc. pen.

Riti speciali sono anche l’abbreviato, il giudizio direttissimo e il giudizio immediato.

[2] Artt. 163-168 cod. proc. pen.

[3] L’elenco completo è contenuto nel comma 1bis dell’art. 444 cod. proc. pen.

 


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