Ape sociale e Legge 104, se il disabile non ha parenti di 1°grado
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6 Nov 2016
 
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Noemi Secci
 


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Ape sociale e Legge 104, se il disabile non ha parenti di 1°grado

L’Ape agevolata può essere estesa ai lavoratori beneficiari di Legge 104 che assistono un familiare con handicap grave convivente di secondo grado?

 

Niente Ape agevolata per chi assiste un familiare diverso dal coniuge o da un parente entro il 1° grado, anche se convivente: è quanto indicato dalla Legge di bilancio 2017, nella parte in cui [1] prevede l’anticipo pensionistico agevolato, o Ape sociale, soltanto per alcuni lavoratori beneficiari della Legge 104.

Ci si chiede, però, se l’esclusione dalla platea dei beneficiari di chi assiste un familiare di 2° grado, come una sorella o un fratello, possa essere considerata una discriminazione, o se sia possibile estendere l’Ape agevolata almeno a chi assiste un portatore di handicap grave privo di parenti di 1° grado.

Per rispondere a queste domande dobbiamo fare un salto indietro, cercando innanzitutto di chiarire sia le disposizioni in merito all’Ape sociale, che le previsioni della Legge 104.

 

 

Ape sociale per beneficiari della Legge 104

Per quanto concerne la particolare situazione dei lavoratori beneficiari della Legge 104, la Legge di bilancio 2017 stabilisce che possono accedere all’Ape sociale, con un minimo di 30 anni di contributi e di 63 anni di età, i lavoratori che assistono, da almeno 6 mesi al momento della domanda di prestazione, il coniuge o un parente di 1° grado convivente, se portatore di handicap in situazione di gravità [2].

La norma, dunque, appare categorica, ammettendo al beneficio (che consiste, ricordiamo, in una prestazione assistenziale erogata sino al compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia) solo se l’assistito, disabile grave, è il coniuge o un parente di 1° grado convivente.

 

 

Legge 104: tutela del benessere fisico, psichico e sociale del disabile

Tuttavia, bisogna osservare che la stessa Legge 104 ( che, ricordiamo, è la legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) riconosce i benefici per l’assistenza di un familiare disabile grave addirittura ai parenti e agli affini sino al 3° grado, in mancanza dei familiari con vincoli più prossimi. Inoltre, la Corte Costituzionale, con una recente sentenza [3], ha ammesso ai benefici della Legge 104 anche il convivente non coniugato che assiste il disabile.

Secondo la Consulta, difatti, la Legge 104, nel punto in cui non prevede la concessione delle agevolazioni al convivente del disabile, viola la Costituzione per irragionevolezza e viola il diritto alla salute psico-fisica del disabile grave sia come singolo che nella società [4].

In pratica, l’orientamento giurisprudenziale attuale riconosce che lo scopo della Legge 104 è la tutela della salute del disabile, salute intesa come stato di completo benessere non soltanto fisico, ma anche psicologico e sociale [5].

Le disposizioni che limitano le agevolazioni lavorative e previdenziali per chi, di fatto, assiste il portatore di handicap, dunque, sono illegittime nel momento in cui limitano anche il diritto alla salute del disabile stesso, contrastando sia con la Costituzione che con le finalità della normativa a sua tutela.

 

 

Esclusione dei parenti dal 2° grado in poi dall’Ape sociale: discriminazione?

Veniamo ora al caso di chi, secondo le previsioni della Legge di bilancio sull’Ape sociale, non può fruire dell’anticipo pensionistico agevolato, in quanto il familiare che assiste non è il coniuge o un parente entro il 1° grado.

In questa situazione, la disposizione limitativa non è la Legge 104, ma la Legge di bilancio 2017, nella parte in cui non prevede il diritto all’Ape agevolata per chi assiste una persona che non è coniuge o parente di 1° grado. La disposizione controversa non è dunque la normativa appositamente prevista a tutela dei disabili, ma la legge tramite la quale viene approvato il bilancio preventivo dello Stato, attraverso cui il Governo comunica al Parlamento le entrate e le uscite previste. Attraverso questa norma, dunque, possono essere introdotte nuove agevolazioni, come, appunto, l’Ape sociale.

L’Ape sociale per chi assiste i portatori di handicap è una tutela aggiuntiva rispetto alle tutele attualmente previste e non va ad intaccare agevolazioni già vigenti: quindi, trattandosi di un beneficio in più, il fatto che non sia previsto per tutti i destinatari della Legge 104, ma solo per alcuni, non dovrebbe costituire, formalmente, una discriminazione, anche se, di fatto, è previsto un trattamento diverso per situazioni sostanzialmente analoghe.

Se così fosse, sarebbe stata giudicata illegittima anche l’estensione della salvaguardia per il diritto alla pensione (precisamente della Settima e dell’Ottava salvaguardia) ai soli lavoratori che hanno fruito del congedo straordinario nel 2011 per assistere figli con handicap grave (escludendo dunque chi ha assistito il coniuge, i parenti e gli affini di qualsiasi grado, o chi ha fruito di congedi in anni diversi dal 2011, o chi non ha fruito del congedo straordinario).

In parole semplici, sia l’Ape sociale che la salvaguardia costituiscono delle agevolazioni, previste dalla Legge di bilancio, aggiuntive rispetto a quelle comprese nella normativa- quadro a favore dei disabili (Legge 104); essendo previsti dei limiti di spesa, i benefici in più non possono riguardare tutti i destinatari della Legge 104, ma soltanto alcune categorie, reputate meritevoli di una maggiore tutela.

 

 

Ape sociale: disabile privo di parenti entro il 1° grado

Quanto affermato vale anche per i lavoratori che assistono un portatore di handicap grave privo del coniuge e dei parenti entro il 1° grado?

Trattandosi di una situazione particolare, in cui non esistono altri soggetti aventi la possibilità di curare il disabile, sarebbe logicamente auspicabile che il lavoratore possa comunque fruire dell’Ape sociale, assimilando il caso di specie all’ipotesi di chi assiste il coniuge ed i parenti entro il primo grado.

Tuttavia, non è possibile un’estensione per analogia del beneficio a situazioni non espressamente previste dalla norma agevolativa: l’estensione potrebbe essere disposta, eventualmente, dal decreto attuativo che deve essere emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di bilancio, anche se sorge qualche perplessità in merito, in quanto la legge appare categorica nell’includere il solo coniuge e i parenti di 1° grado nel beneficio.

A tal proposito, infatti, va chiarito che il decreto attuativo può “muoversi” entro i “paletti” posti dalla legge, non può ampliarla o restringerla, ma può solo specificarla.

Proprio per questo motivo, appare ancora più improbabile che una successiva circolare operativa del Ministero del lavoro o dell’Inps possano ampliare l’Ape sociale a ulteriori categorie, anche se pienamente meritevoli di tutela: nemmeno queste fonti, infatti, possono modificare la legge.

In definitiva, l’ideale sarebbe che le richieste delle parti sociali, che hanno domandato l’applicazione dell’Ape agevolata per tutti i beneficiari della Legge 104 e non solo per alcuni, siano ascoltate prima dell’entrata in vigore della Legge di bilancio ed inserite nella legge stessa. L’inclusione successiva di ulteriori lavoratori è molto improbabile e difficilmente realizzabile.

 


[1] Art.25, Co.14, Lett. b, L. di bilancio 2017.

[2] Art.3, Co.3, L. 104.

[3] C. Cost, sent. n. 213/2016.

[4] Artt, 2, 3, 32 Cost.

[5] D.lgs. 81/2008.

 


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