Clinica medica privata, quale giudice competente?
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6 Nov 2016
 
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Clinica medica privata, quale giudice competente?

Competenza territoriale per responsabilità medica: la regola del foro del consumatore non vale per le prestazioni rese in ambito di servizio sanitario pubblico, ma opera per le prestazioni effettuate da cliniche private, seppur facenti parte del servizio sanitario nazionale.

 

A quale giudice rivolgersi se la clinica medica privata sbaglia? La competenza territoriale è fissata dal codice del consumo che stabilisce il cosiddetto «foro del consumatore» ossia il tribunale del luogo di residenza del paziente danneggiato. È quanto chiarito dalla Cassazione in una recente ordinanza [1].

 

Il dubbio era sorto perché la legge esclude, per tutte le cause con le aziende sanitarie pubbliche, la possibilità di invocare il «foro del consumatore» quello cioè che, nei contratti tra aziende e cittadino, impone di radicare la causa presso il tribunale più vicino alla residenza di quest’ultimo. Regola che non può mai essere derogata dalle parti anche se c’è l’accordo di entrambe.

 

Ebbene, secondo i supremi giudici, se è vero che il foro del consumatore non vale quando il soggetto che ha reso la prestazione medica è un soggetto pubblico (si pensi all’ospedale pubblico), la regola torna ad essere valida invece nel caso di una casa di cura privata. Come già nel 2009 aveva affermato la stessa Corte [2], sussiste dunque il foro del consumatore se non viene messa in dubbio la natura privatistica del rapporto.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 8 giugno – 2 novembre 2016, n. 22133
Presidente Amendola – Relatore Frasca

Fatto e diritto

Ritenuto quanto segue:
p.1. Nel gennaio del 2010, G.S. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Ascoli Piceno, Sezione Distaccata di San Benedetto del Tronto, il dottor P.R. e la Casa di Cura “omissis” per sentirli condannare – a titolo di responsabilità contrattuale in via principale, a titolo di responsabilità extracontrattuale generale in via subordinata, ed ai sensi dell’art. 2050 c.c. in via ulteriormente subordinata – al risarcimento dei danni sofferti a causa di un intervento chirurgico, eseguito dal P. presso la detta casa di cura, dopo una diagnosi di “sindrome del tunnel carpale destro” e la prospettazione del carattere risolutivo dell’intervento, effettuate dal medico in O. .
p.1.1. Quest’ultimo, nella prospettazione espressa dall’attrice nella citazione introduttiva, veniva eseguito presso la casa di cura in Perugia sulla base dell’indicazione di essa come struttura presso la quale il medico operava in convenzionamento in regime privatistico.
In base a tale prospettazione, in chiusura della citazione introduttiva, la G. assumeva expressis verbis (pag. 21 della citazione) di agire

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[1] Cass. ord. n. 22133/16 del 2.11.2016.

[2] Cass. ord. n. 8093/2009.

 

Autore immagine: Pixabay. com

 


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