Lavoratori dipendenti a dieta, si può?
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7 Nov 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Lavoratori dipendenti a dieta, si può?

È lecito che l’azienda metta a dieta i propri dipendenti impegnati in mansioni faticose, come gli operatori ecologici?

 

Spazzini sovrappeso a dieta, per evitare gli infortuni dovuti all’eccessivo affaticamento e ridurre le assenze per malattia: è una trovata di un’azienda che cura la raccolta di rifiuti in alcune località toscane. I dipendenti interessati saranno seguiti da un dietologo e dovranno attenersi a un preciso programma alimentare, che sarà finalizzato a perdere almeno il 10% del peso.

Certamente l’iniziativa ha una valenza positiva, in quanto finalizzata non solo al miglioramento della produttività dell’azienda, ma soprattutto al benessere dei dipendenti stessi: tuttavia, ci si chiede fino a che punto possa spingersi l’azienda nell’imporre ai lavoratori il rispetto di determinati programmi, specie se interessano la sfera personale.

 

 

Il datore di lavoro può imporre una dieta ai dipendenti?

Naturalmente, il datore di lavoro non ha alcun potere di imporre un determinato regime alimentare ai dipendenti. Anche quando sono presenti mense aziendali con un unico menù, questo non significa che l’azienda obblighi i lavoratori a mangiare determinati cibi, in quanto i dipendenti sono liberi di non usufruire della mensa.

L’azienda è, però, libera di attuare dei programmi per migliorare la salute e il benessere dei lavoratori, programmi che possono comprendere anche l’ausilio di dietologi: i lavoratori, comunque, restano liberi di non aderire.

C’è chi teme, tuttavia, che la mancata adesione a simili programmi comporti il licenziamento.

 

 

Salute e sicurezza: quali programmi è obbligato a seguire il lavoratore?

Ci si chiede, in particolare, se i programmi che contemplano delle diete da seguire siano, o meno, obbligatori per i dipendenti, secondo le previsioni del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro [1]. Il Testo unico, difatti, prevede l’obbligo, per i lavoratori, di partecipare a tutte le iniziative messe in atto dall’azienda per migliorare i livelli di salute e sicurezza sul lavoro. L’obbligo di frequenza, quindi, non è soltanto previsto per il corso sulla sicurezza generale e specifica lavoratori, ma per tutte le iniziative inerenti alla salute e alla sicurezza organizzate dall’azienda.

Tuttavia, un conto è la partecipazione a incontri, corsi e seminari, che ben possono informare i dipendenti sul corretto stile di vita e di alimentazione per prevenire determinate patologie, nonché gli infortuni durante l’attività lavorativa; un altro conto è imporre un regime alimentare e la perdita di peso.

 

 

Il lavoratore sovrappeso può essere licenziato?

Va chiarito, a questo proposito, che il lavoratore sovrappeso non può assolutamente essere licenziato, anzi, il recesso dal rapporto lavorativo costituirebbe un grave caso di discriminazione, pertanto il licenziamento sarebbe nullo.

Il licenziamento può essere giustificato soltanto per sopravvenuta inidoneità del lavoratore alle specifiche mansioni, che deve essere dichiarata dal medico competente. Peraltro, l’inidoneità non basta per licenziare il lavoratore, in quanto il datore deve provare di non averlo potuto adibire a incarichi differenti, compatibili col suo stato di salute [2].

In pratica, per essere licenziabile, non basta che il lavoratore sia sovrappeso, ma deve avere una patologia tale da determinare l’inabilità alla mansione da lui esercitata; non è comunque licenziabile se può essere adibito a mansioni differenti.

 

 

Per l’azienda che mette a dieta i dipendenti ci sono agevolazioni?

L’azienda non è agevolata, ovviamente, “per aver messo a dieta” i dipendenti, ma per i servizi sanitari offerti, i cui costi possono essere dedotti; per i lavoratori, i servizi offerti non sono tassati. Secondo il Testo unico delle imposte sui redditi [3], difatti, le opere e i servizi riconosciuti dal datore di lavoro (volontariamente o in conformità di contratto o di accordo o di regolamento aziendale) non sono imponibili se:

  • sono offerti alla generalità dei dipendenti, o a categorie di dipendenti (ad esempio, tutti i dirigenti, o tutti quelli che hanno uno stesso livello o una stessa qualifica oppure una stessa mansione) e ai familiari;
  • sono erogati per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto.

I programmi per rimettere in forma i dipendenti, dunque, con l’ausilio di un dietologo, possono essere assimilati a servizi riconosciuti dal datore di lavoro per finalità di assistenza sanitaria. La deducibilità in capo all’azienda dei costi dei programmi è piena, se si tratta di servizi previsti da un contratto, un accordo o un regolamento aziendale; se si tratta, invece, di servizi erogati volontariamente dall’azienda, la deducibilità è nei limiti del 5 per mille delle spese complessive per lavoro dipendente.

 


[1] D.lgs. 81/2008.

[2] Cass. sent. n. 4757/2015.

[3] Art. 51, Co.2, Lett f Tuir.

 


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