Che differenza tra Equitalia e Agenzia delle Entrate-Riscossione?
Editoriali
7 Nov 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Che differenza tra Equitalia e Agenzia delle Entrate-Riscossione?

Il nuovo ente pubblico avrà più poteri di investigazione ai fini del pignoramento dei beni dei contribuenti, ma la sostanza rimane sempre la stessa: un organo sotto il controllo dell’Agenzia delle Entrate. Il tutto sotto il rischio della nullità dei futuri atti.

 

Con la recente approvazione del decreto fiscale che mette in liquidazione Equitalia e, al suo posto, crea un nuovo ente pubblico dal nome Agenzia delle Entrate-Riscossione, sono in molti a chiedersi quali sono le differenze, soprattutto in termini di poteri nei confronti dei contribuenti, tra i due soggetti deputati alla riscossione delle tasse. Il timore è, infatti, che con l’accorpamento delle funzioni di accertamento e recupero delle entrate tributarie in capo all’Agenzia delle Entrate ci possa essere un eccessivo accentramento di poteri e, quindi, il rischio di abusi. Agenzia delle Entrate che, peraltro, proprio in questi ultimi mesi è stata al centro di due delicate questioni che ne hanno scalfito l’immagine: la prima sollevata da Striscia la notizia sui riclassamenti del valore degli immobili operati – secondo le accuse – in modo illegittimo; la seconda, invece, relativa alla nomina “motu proprio” e senza alcun concorso di ben 767 dirigenti.

 

Prima di comprendere quali sono le differenze tra Equitalia e Agenzia delle Entrate-Riscossione, dobbiamo anche capire di chi stiamo parlando: nel primo caso, Equitalia, di una Spa (società per azioni) di diritto privato, ma il cui capitale è in mano pubblica, essendo il 51% detenuto dall’Agenzia delle Entrate e il residuo 49% dall’Inps; nel secondo caso, ossia Agenzia delle Entrate-Riscossione, di un ente pubblico economico, sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del ministro dell’Economia e delle Finanze, ma – come dice il nome stesso – rientrante nell’ambito della struttura dell’Agenzia delle Entrate.

 

Dal punto di vista sostanziale, quindi, le cose non mutano di molto: in entrambi i casi, infatti, l’Agente per la riscossione esattoriale è un soggetto sotto l’egida e l’influenza dell’Agenzia delle Entrate, ieri in veste di socio di maggioranza, oggi come struttura “madre”. Questo significa che, almeno dal punto di vista della politica nei rapporti col contribuente, cambierà davvero poco. Ciò è rafforzato anche dal fatto che il personale dipendente – quello che, cioè, troveremo dietro lo sportello o a dirigere le singole sedi territoriali – sarà lo stesso che prima sedeva sulle poltrone della società per azioni.

 

Ma, dal punto di vista formale, le differenze sono notevoli e queste potrebbero implicare, a cascata, problemi non di poco conto. Vediamoli qui di seguito.

 

Innanzitutto, il nuovo Agente per la riscossione, divenendo a tutti gli effetti una Pubblica Amministrazione, ne acquisirà anche i poteri che la legge non aveva mai esteso a Equitalia: in particolare, proprio quei poteri più penetranti che spettano all’Agenzia delle Entrate. Il riferimento è alla possibilità di accedere a qualsiasi banca dati telematica per verificare il possesso, da parte dei contribuenti, di redditi o beni da sottoporre a pignoramento. In altre parole, la fase dell’esecuzione forzata nei confronti di chi non pagherà le tasse sarà più precisa, mirata e, quindi, efficiente.

C’è da dire che Equitalia aveva più volte sollecitato Governo e Parlamento per ottenere un’estensione dei propri poteri e, in un certo senso, è stata ascoltata!

 

Il secondo punto nodale del passaggio di struttura da società privata a ente pubblico attiene al personale dipendente. Se per le Spa, così come per tutti i datori di lavoro privati, le assunzioni non sono subordinate a regole specifiche, potendo quindi avvenire a «chiamata diretta», senza peraltro alcuna verifica e garanzia, nel settore pubblico non è così: la Costituzione [1], infatti, subordina qualsiasi reclutamento a un bando di concorso pubblico (e questo, secondo la Corte Costituzionale, vale sia per le nuove assunzioni che per le promozioni del personale già assunto). Il tutto per garantire l’imparzialità e il buon andamento della P.A. attraverso una procedura di selezione rigorosa dei “migliori”.

In teoria, quindi, con la nascita di Agenzia delle Entrate-Riscossione, i dipendenti dovrebbero essere sottoposti a un concorso. E invece non sarà così. Nel decreto fiscale approvato dal Governo, infatti, c’è una resa incondizionata alle richieste dei sindacati, preoccupati della sorte dei propri iscritti (e non, evidentemente, dei contribuenti). Sicché la nuova legge prevede il passaggio del personale prima assunto in Equitalia al nuovo ente pubblico. Gli stessi dipendenti prima assunti dalla società privata, verranno trasferiti alla pubblica amministrazione, senza alcun previo concorso. La nuova norma dice solo che:

 

«…il personale delle società del Gruppo Equitalia con contratto di lavoro a tempo indeterminato, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, senza soluzione di continuità e con la garanzia della posizione giuridica ed economica maturata alla data del trasferimento, è trasferito all’ente pubblico economico (…), previo superamento di apposita procedura di selezione e verifica delle competenze, in coerenza con i principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità».

 

Una «procedura di selezione e verifica» che certo non è un bando pubblico: perché, altrimenti, non chiamare le cose col proprio nome, come Costituzione impone? Nessuno quindi dice come avverrà questa selezione, con quali criteri di valutazione, quali sono i requisiti minimi richiesti per l’assunzione: tutte circostanze che, invece, in un concorso pubblico vengono elencate nel bando, aperto peraltro a tutti e non solo a una fascia di ristretti fortunati. Chi ci dice come sono avvenute le assunzioni in Equitalia? Per pura ipotesi di scuola (e a voler pensare male), qualcuno potrebbe anche paventare il rischio di nomine clientelari, proprio perché non soggette ai controlli pubblici.

 

Da qui discendono due importanti conseguenze. La prima è davvero preoccupante: a un personale teoricamente non preparato e non formato secondo i crismi di un concorso pubblico, avremo accordato gli stessi forti poteri dei funzionari e dirigenti dell’Agenzia delle Entrate. Come abbiamo detto sopra, infatti, le attribuzioni del nuovo ente pubblico saranno molto più penetranti rispetto a quelle di Equitalia. Ci ritroveremo così con soggetti che, da semplici dipendenti di una società privata, saranno diventati, in un solo colpo, pubblici ufficiali – quelli stessi soggetti che, prima, facevano spallucce davanti alle richieste dei contribuenti dietro lo sportello e, al più, dinanzi all’incertezza delle decisioni, invitavano a «rivolgersi al giudice, perché noi non possiamo farci nulla».

Questo personale potrà firmare atti, certificare copie di estratti di ruolo, notifiche e quant’altro, dando ad essi la fede privilegiata che viene attribuita, per legge, a tutti gli atti pubblici sottoscritti da pubblici ufficiali.

 

La seconda conseguenza è una diretta prosecuzione del ragionamento. Qualcuno domani potrebbe svegliarsi e ritenere tutto questo incostituzionale e, quindi, impugnare queste nomine proprio come avvenuto con quelle famose promozioni a dirigenti, all’interno dell’Agenzia delle Entrate, che la Corte Costituzionale solo l’anno scorso aveva annullato. Con la conseguenza che, caducati gli organi, cadranno anche i relativi poteri con effetto retroattivo e, con essi, gli atti e le cartelle firmate notificate da Agenzia delle Entrate-Riscossione. Questo significherà ricorsi dei contribuenti ai tribunali, spese processuali che sosterrà lo Stato e, in caso di soccombenza, mancato recupero dell’evasione fiscale. Ma intanto il Governo sarà cambiato e i costi di questa manovra populistica saranno sopportati dal successore. E indovinate chi paga…?


[1] Art. 97 Cost.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
 
Commenti