Pagamento accertamento illegittimo: mi spetta il rimborso?
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10 Nov 2016
 
 

Pagamento accertamento illegittimo: mi spetta il rimborso?

Il contribuente che paga a seguito di avviso di accertamento o di cartella non può successivamente chiedere alcun rimborso, anche se l’atto è illegittimo.

 

Quando arriva un avviso di accertamento o una cartella esattoriale è bene verificare subito che l’atto sia valido e regolarmente notificato. Infatti il contribuente che si accorge, dopo il pagamento, che l’atto è illegittimo e, per questo, che le somme non erano dovute, non può più presentare ricorso, né chiedere il rimborso di quanto pagato. Vediamo perché.

L’impugnazione degli atti della Agenzia delle Entrate, di Equitalia, dei Comuni e degli altri enti impositori è disciplinata da regole ben precise. La prima e più importante regola da tenere presente è che il ricorso contro l’atto va presentato entro sessanta giorni dalla notifica [1].

Decorso questo termine, che viene definito perentorio proprio perché non ammette scappatoie, l’atto tributario diventa definitivo e non più contestabile.

La conseguenza è che il ricorso proposto dopo sessanta giorni dalla notifica è inammissibile, con il rischio di subire anche una condanna alle spese.

Dunque il contribuente che riceve un accertamento o una cartella deve valutare per tempo se:

  • l’atto che ha ricevuto è valido. In tal caso è conveniente pagare il prima possibile, per evitare che maturino altri interessi e, in caso di cartella, che debba pagarsi un aggio maggiore [2];
  • l’atto che gli è stato notificato è illegittimo, per esempio perché ha ad oggetto tributi prescritti, perché è privo di motivazione o perché sono sbagliati gli importi richiesti. In questa seconda ipotesi è bene non pagare e presentare ricorso entro il termine di sessanta giorni dalla notifica.

Che accade se il contribuente paga le somme richieste con l’accertamento o con la cartella esattoriale e si accorge, solo dopo tanto tempo, che l’atto era illegittimo?

In questo caso non sarà più possibile far valere i propri diritti.

Infatti sarà ormai troppo tardi per presentare un ricorso in Commissione tributaria, perché il termine di impugnazione è inderogabile e decorre dalla notifica dell’atto fiscale, non da quando il contribuente o il suo consulente si rendono conto che l’atto è illegittimo.

Allo stesso modo non sarà possibile neanche presentare istanza di rimborso.

Infatti il cittadino può presentare istanza di rimborso, ad esempio, se ha versato due volte lo stesso tributo, se ha versato per errore più del dovuto, etc. Ma i giudici [3] hanno escluso che il contribuente possa presentare istanza di rimborso dopo aver pagato un atto notificato dalla amministrazione finanziaria.

In questo caso il pagamento si considera come accettazione della pretesa fiscale. Inoltre l’istanza di rimborso consentirebbe di aggirare il termine per presentare ricorso, che è inderogabile.

In concreto quindi l’istanza per il rimborso di somme pagate a seguito di notifica di un atto illegittimo verrebbe rigettata dall’ufficio a cui è rivolta.


[1] Art. 21 D.Lgs. 31.12.1992 n. 546.

[2] Dal 01.01.2016 per i debiti affidati a Equitalia l’aggio, cioè il compenso per l’attività di riscossione, è pari al 3% delle somme da riscuotere, se la cartella viene pagata entro sessanta giorni dalla notifica. L’aggio sale al 6% delle somme da riscuotere se il pagamento avviene dopo il sessantesimo giorno.

[3] Cass. sent. n. 20392/2004 del 18.10.2004, Cass. sent. n. 13211/2004 del 16.07.2004, CTP Catania n. 4562/11/14 del 28.05.2014.

 


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